Siria: il pane della vita

Siria: il pane della vita

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siria forno

Dopo più di tre anni di guerra e terrorismo la Siria è un Paese devastato che vuole ripartire anche grazie al no profit italiano

Non basta la Giornata Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza a risolvere i tanti problemi con i quali deve confrontarsi quotidianamente un alto numero di bambini provenienti dalle più diverse aree del mondo. Se non vanno sottovalutate le condizioni in cui versa il mondo dell’infanzia anche in Paesi avanzati, le difficoltà maggiori provengono tuttavia da zone disagiate o sottoposte a guerre civili. E, attualmente, queste rappresentano una percentuale più alta di quella percepita attraverso un’occhiata superficiale.

A pochi giorni dalla notizia della liberazione di Greta e Vanessa, le due volontarie rapite lo scorso luglio in Siria, i riflettori si riaccendono su questo Paese. E lo fanno attraverso una visione occidentale che risente fortemente anche delle recentissime stragi di Parigi. Con la lunga battaglia per Kobane e la scelta di trasformare Raqqa nella “capitale” dei militanti – in cui sono avvenute le decapitazioni dei prigionieri occidentali – la Siria diventa, nell’immaginario comune, esclusivamente il paese in cui Al Qaida e la più recente Isis addestrano eserciti di militanti jihadisti. Se è vero infatti che le cellule terroristiche sono fortemente radicate, quel che non ci si sofferma a raccontare sono le conseguenze che esse hanno anche a livello nazionale. Solo nell’ultimo anno si stimano oltre 70.000 morti; tutti causati dalla guerra civile che sta sconvolgendo il paese da quasi quattro anni e che, solo saltuariamente, ha trovato spazio fra le notizie internazionali dei nostri canali informativi. Una “primavera araba” tra le più sanguinose quella siriana che, dal 2011, riversa le sue conseguenze su migliaia di famiglie e dei loro bambini.

Per questi ultimi il 2015 si è finalmente aperto all’insegna di una piccola speranza. Una speranza che parla italiano. A Binnish, città siriana posizionata a Nord-ovest del paese, ha aperto infatti un forno supportato da Ai.Bi.Associazione Amici dei Bambini – in collaborazione con l’Associazione locale Syrian Children Relief. Il forno, con una capacità produttiva giornaliera di oltre due tonnellate di pane, effettua una distribuzione gratuita a circa 800 famiglie tra le più povere della zona e una vendita a prezzi accessibili per i restanti clienti, all’unico scopo di sostenere i costi di gestione dell’attività.

forno siria

La vendita è organizzata in diversi punti della città per evitare eventuali situazioni di eccessivo affollamento in un’unica zona. A gestire questi punti saranno volontari rimasti feriti o mutilati a causa della guerra: l’idea di base è infatti quella di tornare a includere nelle attività di vita quotidiana quanti rischiano di trovarsi emarginati a causa della guerra.

Ripartire, in Siria, dai bambini e dalle famiglie che li sostengono, dunque. In modo che la prossima Giornata Internazionale dell’Infanzia possa presentare dati più confortanti riguardo le condizioni dei bambini. Anche quelli costretti a vivere in zone di guerra.

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Cristina Panzironi
Laureata in scienze della comunicazione (“ah si, scienze delle merendine!”) e iscritta alla specialistica, spero ancora di riuscire a vivere scrivendo. Continuamente di corsa, ma sempre con un libro in borsa a farmi compagnia; sempre pronta a farmi trascinare dagli entusiasmi e a imparare da chi me ne dà opportunità. Ecco come sono approdata nella squadra di Openmag.