La tecnologia sfida le barriere architettoniche

La tecnologia sfida le barriere architettoniche

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barriere architettoniche

App e social network per segnalare le barriere architettoniche con cui si scontrano ogni giorno i cittadini disabili

Il problema delle barriere architettoniche con le quali devono far i conti ogni giorno le persone disabili è un tema che riguarda ancora molte – troppe – città italiane. Numerose sono state negli anni le denunce e le segnalazioni – tante approdate anche sugli schermi e le pagine dei media nazionali. Il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), proposto alla fine degli anni ’80, ha trovato scarsamente applicazione nella realtà e così sono state, ancora una volta, le risorse offerte da un mondo globalizzato e sempre più connesso ad andare in soccorso delle persone affette da disabilità.

Erano gli ultimi mesi del 2013 quando il Comune di Genova si dotava di un’app di segnalazione delle barriere architettoniche presenti in città. Esempio ideale di un uso intelligente della tecnologia, rivolto alla creazione di una città accessibile a tutti, l’app permette l’individuazione delle barriere, attraverso una semplice foto scattata col proprio smartphone, e la successiva segnalazione agli uffici competenti.

Stesso scopo quello alla base di “Liberi di muoversi”, progetto non profit volto a identificare gli ostacoli che impediscono l’accesso a tanti luoghi pubblici ai disabili. L’applicazione, sviluppata addirittura nel 2012, si pone l’obiettivo di aiutare gli utenti che hanno la necessità di identificare le barriere architettoniche prima di visitare un luogo o un edificio. Nell’ottica di un social network auto-alimentato dagli utenti stessi, che comunicano i luoghi considerati inaccessibili attraverso le loro concrete esperienze, le segnalazioni vengono automaticamente inserite sul sito www.liberidimuoversi.it  consultabile prima di recarsi in un determinato punto della città, su territorio nazionale.

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A distanza di anni, il ricorso alle apps torna ad essere un utile aiuto nella campagna diretta a creare città accessibili a tutti. L’Associazione Luca Coscioni  rilancia un’applicazione che permetta di segnalare le barriere architettoniche, proprio in un momento in cui i riflettori si riaccendono sull’assistenza da destinare alle famiglie oltre che ai disabili stessi. L’anno si è infatti aperto con le proteste di piazza contro i tagli all’assistenza stabiliti dalla Regione Campania, la quale ha emanato un decreto in cui si prevede che la Regione non si occupi più, a partire dal mese in corso, di più di 1500 disabili accolti nelle strutture regionali in regime di semi-residenzialità. Attraverso il taglio di un numero così elevato di posti letto si rimandano a casa, tra gli altri, anche tanti bambini.

In questa situazione di diffuso clima negativo spicca la scelta della Regione Toscana di destinare risorse ad hoc al “Dopo di Noi”, l’assistenza ai disabili dopo la scomparsa dei loro genitori. Le parole della Vicepresidente Stefania Saccardi, giunte a seguito della Conferenza della Disabilità organizzata a fine gennaio, fanno sperare che in quest’ottica sia finalmente realizzabile una riorganizzazione di servizi e agevolazioni. Quasi contemporaneamente alla conferenza toscana si sono svolti, dal 18 al 23 gennaio, in Valle d’Aosta i Giochi Nazionali Invernali “Special Olympics 2015”. In questa occasione gli atleti, accompagnati dalle loro famiglie e da un gruppo di volontari, possono provare l’esperienza dello sport sulla neve, misurandosi secondo un percorso di abilità progressivo nel tempo.

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Esempi questi ultimi di come una maggiore integrazione sia possibile e, spesso, solo dedicando un’attenzione maggiore nella fasi di realizzazione di politiche e servizi da offrire a tutti i cittadini. In quest’operazione, come hanno dimostrato i casi concreti, un’arma in più può giungere dalla tecnologia. Usarla può fare la differenza.

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Cristina Panzironi
Laureata in scienze della comunicazione (“ah si, scienze delle merendine!”) e iscritta alla specialistica, spero ancora di riuscire a vivere scrivendo. Continuamente di corsa, ma sempre con un libro in borsa a farmi compagnia; sempre pronta a farmi trascinare dagli entusiasmi e a imparare da chi me ne dà opportunità. Ecco come sono approdata nella squadra di Openmag.