Gioco d’azzardo, meno giovani coinvolti ma aumenta il gioco online

Gioco d’azzardo, meno giovani coinvolti ma aumenta il gioco online

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Lo studio ESPAD Italia 2014 sul gioco d’ azzardo restituisce dati positivi: diminuiscono gli studenti tra i 15 e i 19 anni che giocano

Il sistema giochi, si sa, è sempre stato un settore particolarmente remunerativo, dalla “schedina” al “lotto”, dal “gratta e vinci” alle slot-machine, la stragrande maggioranza degli italiani ha contribuito, almeno una volta, ad alimentare questo mercato. C’è però una gran bella differenza tra il “gioco” e la ludopatia, malattia che rende impossibile resistere alla tentazione di giocare d’azzardo. I fondi pubblici istituiti contro le dipendenze di questo tipo non sono molto alti ed è vero che negli ultimi anni sono aumentate le pubblicità sul gioco d’ azzardo, tuttavia va considerato che le stime riguardanti la patologia sono spesso strumentalizzate dai committenti o, viceversa, dai gestori del sistema che cercano di insinuare il dubbio che i dati siano gonfiati. Certo è che, in un periodo di crisi come quello che ha colpito il paese negli ultimi anni, i numerosi spot pubblicitari hanno alimentato, se non rinforzato, l’idea che sia possibile “vincere facile” e che valga la pena tentare per cambiare la propria vita.

In questo scenario confuso spicca però una buona notizia: nell’ultimo anno è diminuita la percentuale di giovani che giocano e questo grazie all’opera di sensibilizzazione attivata nel contesto scolastico superiore. I dati sono quelli dello Studio ESPAD-Italia 2014, che confermano la diminuzione del fenomeno tra gli studenti di età 15-19 anni: la percentuale di coloro che giocano d’ azzardo in questa fascia d’età è passata dal 47% del 2009-2011 al 39% del 2014. I ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) hanno anche rilevato la riduzione della quota di studenti-giocatori con un profilo definito a rischio o problematico.

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I risultati risentono anche, come dicevamo, dell’azione di prevenzione messa in atto nelle scuole. Gli istituti che hanno partecipato e dedicato tempo al tema dell’educazione al gioco sono saliti di più del 10% dal 2008 al 2014. Un buon inizio che mostra già, infatti, i suoi frutti.

Non va sottovalutato però un dato altrettanto importante: l’aumento del gioco online. Dal 9% del 2013, il 2014 segna un picco del 17% a riprova della facilità di accedere alle modalità virtuali di giochi e scommesse, spesso particolarmente pubblicizzate anche attraverso la tv generalista pubblica o privata. Sabrina Molinaro, responsabile dello studio, ribadisce: “Si deve prestare particolare attenzione a questa ultima modalità più a rischio: il gioco praticato in solitudine e in alcuni casi utilizzando un’identità falsa e una moneta virtuale, senza il controllo dei genitori, né vincoli di orario, di spazio o di tempo”.

Ancora, dallo studio emerge la distribuzione del fenomeno sulla base del genere e dell’età: i maschi risultano più attratti delle coetanee (49% vs 30%) e i numeri crescono in corrispondenza dell’età; scommettono soldi soprattutto i maggiorenni (43% tra i 18enni e 46% tra i 19enni), anche se ha giocato d’azzardo quasi un terzo dei 15enni, nonostante la legge italiana lo vieti ai minorenni.

Per quanto riguarda invece la geografia del fenomeno sono le regioni del Sud e il Lazio a far registrare prevalenze di giocatori nell’ultimo anno superiori alla media nazionale, con valori compresi tra il 44.8 e il 49.3% ; le regioni del Nord, ad eccezione della Lombardia, sono invece al di sotto (29.5-32.8%), mentre la Lombardia e il Centro, escluso il Lazio, si allineano al valore nazionale (32.9-44.7). Più specificamente, però, le regioni con le percentuali di giocatori a rischio superiori alla media sono prevalentemente al Centro-Sud (Lazio, Basilicata, Abruzzo, Molise, Campania e Sicilia), 11.5-13.2% contro l’11% del valore nazionale. Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia fanno registrare valori superiori alla media di studenti che riportano un profilo di gioco definito problematico (8.1-10.1% contro 7.6% del valore nazionale).

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Cristina Panzironi
Laureata in scienze della comunicazione (“ah si, scienze delle merendine!”) e iscritta alla specialistica, spero ancora di riuscire a vivere scrivendo. Continuamente di corsa, ma sempre con un libro in borsa a farmi compagnia; sempre pronta a farmi trascinare dagli entusiasmi e a imparare da chi me ne dà opportunità. Ecco come sono approdata nella squadra di Openmag.