Ballata del sentimento glocale

Ballata del sentimento glocale

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ballata Terremoto LAquila

In occasione dell’anniversario del terremoto avvenuto in Abruzzo nel 2009 vi proponiamo una ballata ispirata ad un evento organizzato a Sarajevo, 6 aprile 2012.

a cura di Marzia Masiello

6 aprile 2012: Sarajevo / L’Aquila

Prologo 

Rachele piange – ardono le lampade di alcune vergini, la zizzania cresce sotto i cuscini, avanza il tempo della mietitura. Scendono e salgono dall’umiltà, storie struggenti, di voli e burroni.

dalla tenda dei Khorakhanè

Per TE stanotte io voglio ballare, io voglio cantare, io voglio pregare, fuori dalle moschee, fuori dalle chiese, fuori dalle case, dentro le strade io voglio allegria, non voglio ipocrisia, io voglio rispetto per la malinconia.

Per TE stanotte io voglio urlare, stanotte al cielo che ti ha nascosto, che ti ha succhiato, che mi ha privato.

da via XX settembre

Per TE stanotte quel cielo sfido a lacrimare: da coccodrillo? Non mi interessa, io voglio strappare da lui ogni luce, ogni stella ogni voce, per denudarti, per rivelarti.

Per TE stanotte a lui scaglio le pietre che ti ha messo addosso: pietre di silenzio, pietre di illusori, pietre di buonismi, pietre e detrattori, pietre e urlatori

di chiacchiere, di accuse – sigillo al tuo sangue trasfuso di abuso, di belle parole senza decisioni, senza strategia e tante frustrazioni.

I sassi che tiro, che cadano addosso alle vivisezioni dello strazio, nel fosso.

Che cadano addosso alla demagogia nastri di colori, mazzi di fiori, di rose, di rovi, di spine appuntite, di penne, matite, per scrivere bene la storia, i passaggi, i miraggi. Le vene pittrici rintracciano i fatti: memorie, coraggi, pestaggi, paesaggi così tanto intensi da restare matti.

Miss Sarajevo

A te che sei di là dal mare, a te che adesso ti cantano bella, io dico serva e senza valore se a primavera ti troverai senza sapere come sognare, come osservare, come parlare.

da una commedia di mongolfiere e acquasantiere

Da te non scappo, obbrobrio di Giuda, traditore di questa scena, di questa cena, di questa pena.

I tuoi trenta soldi di disillusione li conto tutti, a ogni stazione.

Ti stai vendendo questa bellezza. A te alzo il calice dell’amarezza del fiele omicida della memoria. Io ti rincorro corrotto presente: ti afferro, ti abbatto, con morbida mente, ti tengo, mi appendo ai tuoi chiodi ai tuoi pali, io ti trattengo, non fuggi ai tuoi mali.

da viale Maresciallo Tito

In piedi mi trovi sulla linea rossa. Un ventennio mi basta per separare il grano dal loglio di questa Babele. Il Tuo concerto io verrò a guardare. Sul marciapiede appenderò gli eventi, i pensieri, le opere, le buone missioni, i poeti, i somari, i voli aquiloni, i programmi, le musiche, i silenzi, i dialoghi, i fuochi, i racconti, i pianti, i monti, i massi, i ponti, i curvi orizzonti.

A Te brinderò, con le labbra di miele, platea di sedie vuote, a te, suono di anonime note. Lontano dal miglio degli opportunisti, accompagno i bandisti della dignità.

da qualche tempo

E vi guarderò, uno insieme all’altro, con la coscienza di un lutto che tuona, che odio, che avanzo, che porto ogni giorno, ridendo, operando, camminando, perdonando, sussurrando attraverso le vostre vite: quella che a me manca, me la restituite.

Nominare – uno a uno: presente, presente, senza dimenticare che la giustizia si fa senza parlare.

il torniak e l’abruzzese si trovano sul Gran Sasso

Il vento, il silenzio, gli spari, il tremore. Poi, naturalmente, si incontrano i simili dopo il dolore. Camminano i cani, senza troppo abbaiare.  Si riconoscono, senza rifugio, si custodiscono, senza un indugio. A quattro zampe, a piedi, incedendo, a passi felpati, nulla temendo. La perdonanza tra gli uomini fallisce quando il potere li stupidisce, di falsa gloria e di fama arbitraria.

I cani sono senza la cialtroneria e la supponenza di certa genia.

epilogo

Noi, qui randagi di costituzione, senza palazzi, senza magione, di lana vestiamo, di lana viviamo, di sguardi parliamo – saldi nel passo guardiamo Sarajevo di cui fino a ieri io poco sapevo. A quelle sedie aggiungo le mie.

Le due strisce rosse più lunghe o più brevi io peso ugualmente. E non sono lievi.

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