Artista stravagante e spesso criticato, Giovanni Allevi è entrato negli anni nel cuore di un pubblico che sa lasciarsi trasportare, come lui, da una “Strega” sensuale capace di emozionare l’anima.

Una testa piena di ricci, idee e musica. Una vita votata ad un’unica , seducente, “Strega” –la musica– e alle emozioni dalle quali, chi sa giocare e danzare con le note, non riesce proprio a sottrarsi.

Giovanni Allevi è un “classico ribelle”, il pianista stravagante in scarpe da ginnastica e maglietta a maniche corte; è l’artista lontano dal mondo ingessato della musica classica, e per questo da sempre fortemente criticato, ma vicino più che mai a una continua condizione di estasi. Quella infinitamente appagante nata da una mano che, come impazzita e indipendente dal volere del corpo che la muove, sfiora i tasti di un pianoforte dal quale non si stacca mai.

Giovanni Allevi si presenta al grande pubblico attraverso quel pizzico di follia e genialità che appartiene solo ai grandi artisti. E, quella che a primo impatto potrebbe esser scambiata per fragilità e insicurezza, si trasforma in un linguaggio solido, chiaro, fluido e avvolgente non appena l’animo dell’artista riconosce la parte umana della musica.

Da questo processo nasce un’energia nuova, quella sprigionata dai suoi brani, che lo ha portato negli anni a riempire palazzetti e auditorium. Già l’esordio fu, per Allevi, uno dei migliori. Da Ascoli Piceno, dove nasce il 9 aprile 1969, approda presto a Milano dove, nel 1997, produce il suo primo album “13 dita” con l’etichetta Universal Italia insieme a “Soleluna”, quest’ultima di Lorenzo Cherubini. E le prime apparizioni avvengono proprio davanti al grande pubblico di Jovanotti: ai concerti del tour “Albero”, di quell’anno, il cantante toscano decide infatti di dare spazio al pianista emergente lasciando spazio solo a lui e al suo pianoforte per intrattenere i fan prima dell’inizio dell’evento.

Da allora il nome di Allevi è diventato sempre più famoso: nel 2008 ha ad esempio fatto sua la possibilità di tenere il tradizionale concerto di Natale presso il Senato, dove dirige anche l’orchestra sinfonica “I virtuosi italiani”. Nonostante il grande successo di un pubblico che segue le sue esibizioni con lo stesso entusiasmo e trasporto del compositore, anche molte critiche hanno sempre accompagnato Giovanni Allevi.

Eppure lui sembra non esserne mai stato scalfito. Anzi, come ha lui stesso affermato in un concerto di qualche anno fa, l’artista non può più, oggi, esser identificato nell’immagine un compassato compositore o esecutore dello strumento. Al contrario: “stiamo tornando nel Rinascimento italiano, dove l’artista deve essere un po’ filosofo, un po’ inventore, un po’ folle, deve uscire dalla torre d’avorio e avvicinarsi al sentire comune.”

E allora la ricetta diventa semplice. In fondo basta, forse, scuotere quei tanti ricci, sfoderare il migliore sguardo incantato e correre – grazie all’aiuto di quelle converse inseparabili – verso l’orizzonte accogliente di una grande danza musicale.

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Cristina Panzironi
Laureata in scienze della comunicazione (“ah si, scienze delle merendine!”) e iscritta alla specialistica, spero ancora di riuscire a vivere scrivendo. Continuamente di corsa, ma sempre con un libro in borsa a farmi compagnia; sempre pronta a farmi trascinare dagli entusiasmi e a imparare da chi me ne dà opportunità. Ecco come sono approdata nella squadra di Openmag.