Il 17 maggio 1953 viene inaugurato lo Stadio Olimpico di Roma, un luogo dalle molte anime come i nomi e le vicende che lo hanno accompagnato negli anni.

Tremila colombi liberati nel cielo di Roma, bianchi come la struttura esterna dello stadio che vedono dall’alto del loro volo. È il 17 maggio e in questo modo ha inizio la storia dell’inaugurazione dello Stadio Olimpico, avvenuta nella lontana primavera capitolina del 1953.

La prima partita ospitata per l’occasione è quella tra gli azzurri e una delle squadre più forti del momento: l’Ungheria di Ferenc Puskas, che batterà infatti i padroni di casa per ben tre reti a zero. E il primo evento non calcistico è l’arrivo dell’8° tappa del Giro d’Italia (la Napoli-Roma).

Le vicende dello Stadio Olimpico hanno però inizio molti anni prima, quando la struttura progettata porta ancora il nome di Stadio dei Cipressi. Sono gli anni del Regime e, tra i progetti nazionalisti e di rilancio della cultura nazionale, c’è anche quello della Città dello Sport. Nell’area del Foro Italico (allora Foro Mussolini) viene infatti elaborato il disegno di un luogo sportivo, funzionale -viste le sue caratteristiche- a momenti importanti di aggregazione, raduno e incontro. I lavori, iniziati alla fine degli anni ’20, vengono tuttavia interrotti all’inizio dei ’40 a causa dello scoppio della guerra. Bisognerà aspettare il 1950 perché le operazioni riprendano vita e i cantieri possano lasciare spazio all’aspetto definitivo dell’Olimpico.

stadio olimpico

Così tre anni dopo, insieme ai tremila volatili simbolo di pace, sono ben novantamila gli spettatori accorsi per riempire gli spalti, diecimila in meno della capienza massima raggiungibile – considerati anche i posti in piedi – per pubblico e tifosi (numero che gli costerà, in quegli anni, il nuovo nome di Stadio dei Centomila).

Da quel momento sembrano quasi infiniti gli eventi passati per lo stadio situato a Monte Mario: dalle Olimpiadi del ’60 alle innumerevoli partite di Roma e Lazio, che trasformano così di volta in volta l’Olimpico in tempio giallorosso o in quadro dai colori biancocelesti; dai Mondiali di atletica del 1987 alle finali di Europei, Mondiali e Champions League fino alle partite di Rugby. Oltre agli eventi esclusivamente legati allo sport, lo Stadio Olimpico è inoltre diventato col tempo un ottimo scenario per concerti musicali ed eventi culturali di altro tipo.

Uno stadio dalle mille anime, dunque, al quale per innumerevoli motivi diversi ogni romano è in qualche modo legato. Ma, come se tutto questo non gli bastasse ancora, l’Olimpico si è voluto fregiare di un’altra perla: sembrerebbe infatti che proprio tra i suoi spalti, mentre assisteva per la prima volta allo stadio ad una partita insieme all’amico e tifosissimo Antonelli Venditti, Francesco De Gregori maturò l’idea di una canzone splendida. “La leva calcistica della classe ‘68” nasce infatti proprio così, davanti ad un gol di Bruno Conti allo Stadio Olimpico.

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Cristina Panzironi
Laureata in scienze della comunicazione (“ah si, scienze delle merendine!”) e iscritta alla specialistica, spero ancora di riuscire a vivere scrivendo. Continuamente di corsa, ma sempre con un libro in borsa a farmi compagnia; sempre pronta a farmi trascinare dagli entusiasmi e a imparare da chi me ne dà opportunità. Ecco come sono approdata nella squadra di Openmag.