Sport e disabilità in scena allo Stadio di Domiziano

Sport e disabilità in scena allo Stadio di Domiziano

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sport e disabilità

Chi l’ha detto che sport e disabilità siano distanti? Che il primo è un mondo divertente e il secondo un tema “noioso”? Il 19 maggio allo Stadio di Domiziano racconti e testimonianze hanno sfatato il mito.

Sport e disabilità. Due concetti che conosciamo bene e pensiamo spesso molto distanti tra loro.

L’incontro di giovedì 19 maggio organizzato dall’ONG ENGSO Youth (European Non-Governmental Sports Organisation) con il supporto del Comitato Nazionale Italiano Fair Play nasce invece dalla voglia di mostrare quanto sport e disabilità possano trasformarsi, nella realtà, in sinergie capaci di dare vita a nuove forme di inclusione sociale e abbattimento di qualsiasi tipo di barriera.

È pomeriggio, il cielo di Roma non è limpido, il vento si insinua di continuo tra i turisti e i passanti che si aggirano tra le fontane di Piazza Navona; è qui infatti, all’interno del suggestivo stadio di Domiziano, che si è scelto di dare spazio a testimonianze, dibattiti e riflessioni su un tema tanto importante e tuttavia spesso sottovalutato: lo sport che si mette al servizio di chi lo pratica.

disabilità e sport

Quello sport fatto di valori, impegno ma anche regole e disciplina.

Quello sport al quale non interessa se tu abbia difficoltà motorie o relazionali perché in quel momento, chiunque tu sia, sei un atleta come tutti gli altri, con delle regole da rispettare.

E allora la domanda che ci si pone è “può lo sport aiutare i giovani a superare le barriere della disabilità e favorire la partecipazione e l’inclusione?”, che è poi proprio il quesito con il quale si apre la tavola rotonda. E chiamati a rispondere non sono “professoroni” o nomi illustri, orgogliosi dei loro titoli e riconoscimenti, ma chi è incappato – per caso, fortuna o testardaggine – nel mondo dello sport comprendendone la potenzialità più grande: quella di un momento di inclusione e crescita non solo per chi ci si approccia ogni giorno ma anche, e soprattutto, per le persone affette da disabilità.

Per questo, insieme al Presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play Ruggero Alcanterini si sono seduti al tavolo dei relatori l’Onorevole Laura Coccia, deputata Pd ed ex-atleta disabile, Fabio Casali, Vicepresidente “Associazione Tutti in Gioco” Special Olympics, Leonardo Zerulo, Istruttore FIDAL/ASI Associazione Club Atletico Centrale Roma, Alessandro Abbate, Segretario Generale Comitato Giovani Sordi Italiani, e Francesca Salvadè, giovane atleta del Comitato Paralimpico in partenza per le Olimpiadi di Rio 2016.

Presenti all’evento, inoltre, anche diverse persone spinte dalla voglia di raccontare l’esperienza di chi ha visto lo sport cambiare completamente se stessi o persone care affette da disabilità. È il caso, ad esempio, di Matteo, un ragazzo che segue tutto l’evento dal suo posto, in silenzio, mentre ogni tanto abbraccia e “disturba” il papà Giuliano, che lo lascia fare e gli risponde con un sorriso o un’ammonizione in caso di bisogno. “Fino a 8 anni fa Matteo aveva grandi difficoltà a relazionarsi con le altre persone, rimaneva sempre a distanza, non parlava, non era in alcun modo indipendente. Oggi ha le chiavi di casa, è curioso quando incontra persone nuove e cerca in qualche modo un contatto” ci racconta. E a cambiarlo è stato proprio lo sport (la corsa in particolare) conosciuto per caso in un giorno in cui il padre ha provato a portarlo con sé. Da quel momento è entrato a far parte dell’Associazione Club Atletico Centrale di Roma e i cambiamenti sono stati notevoli.

Niente di scontato, banale o noioso nelle parole di Giuliano; così come in quelle dei relatori i quali, oltre a raccontare le proprie esperienze si focalizzano sul ruolo che lo sport riesce a ricoprire nella fase di crescita necessaria per il raggiungimento di una maggiore inclusione. “Non integrazione ma inclusione”, come tiene a precisare l’Onorevole Coccia. “Quando le famiglie hanno a che fare con la disabilità pensano ovviamente alle politiche socio-sanitarie, ad informarsi su cliniche riabilitative… Ma non allo sport. E non c’è cosa più sbagliata perché io, ad esempio, attraverso lo sport sono riuscita a relazionarmi con gli altri, con il mio corpo, a fare i conti con la mia disabilità, imparando a conviverci”.

Niente di scontato, banale o noioso. Molto di cui parlare, invece, per poter trovare finalmente normale vivere in un’Europa più inclusiva ed accessibile.

disabilità e sport

Pensato proprio per raggiungere tale scopo è il progetto SEDY (Sport Empowers Disabled Youth) presentato nel corso dell’incontro, nato con l’obiettivo di contribuire ad aumentare la quantità di attività fisica in bambini e giovani con disabilità, in particolare attraverso il miglioramento dell’incontro tra la domanda e l’offerta di attività fisica e sportiva nei territori dei paesi coinvolti.

Il pomeriggio è ricco di racconti, interazione da parte dei partecipanti, esposizione di resoconti e risultati. Il clima che si respira è quello della voglia di cambiamento, una voglia fatta non di parole ma di proposte. Con la speranza che i riflettori si accendano su questi temi lasciando fuori banalità e pietismi per concentrarsi sulle tante realtà, inclusive, possibili.

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