Terremoto: il muro incrollabile della solidarietà

Terremoto: il muro incrollabile della solidarietà

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terremoto il muro incrollabile della solidarietà

Terremoto. Una parola che mette sempre più paura all’Italia, colpita di nuovo nel centro del suo stivale. Mentre il dolore continua, avanza la solidarietà di un popolo che non abbandona mai il campo nonostante le difficoltà.

La terra trema e l’Italia piange, ancora.

Ancora non eravamo riusciti a dimenticare del tutto le scene del terremoto de l’Aquila del 2009 quando, nuovamente nel silenzio della notte, è strisciato il brivido di un nuovo sisma.

Ancora un attacco al centro Italia, ancora paura, macerie e vittime. Tutto quello che non avremmo più voluto vedere e sentire è tornato in pochi minuti. Minuti che si sono poi trasformati in ore; paura, attesa, telefonate, soccorsi. Un turbinio di immagini violentemente scagliate contro gli occhi dei colpiti, dal vivo, e contro gli schermi, le pagine e i racconti degli occhi del resto d’Italia e del mondo.

Ancora un terremoto che fa parlare di vittime. Tante, troppe. 290 quelle accertate.

Numeri che spaventano e fanno tremare tanto quanto la terra nella notte dello scorso 24 agosto. E mentre abbiamo iniziato a risentir parlare di magnitudo, sciame sismico, soccorsi e a sentirci sempre più spenti ad ogni nuova notizia e immagine, è ricominciata la catena di solidarietà.

L’Italia potrebbe esser descritta con innumerevoli aggettivi, variegati come la sua cultura, i suoi paesaggi e la sua lingua (altro che pizza, calcio, pasta, mandolino e stereotipi). Ma se dovessimo rappresentarla con una parola, nessuno potrebbe opporsi di fronte alla scelta di “solidarietà”, quel sentimento che sgorga quasi naturalmente dai petti degli abitanti dello stivale in situazioni drammatiche e di difficoltà.

Mentre il resto del mondo ha espresso la vicinanza al nostro paese con dichiarazioni e monumenti illuminati e sui social si è diffuso l’hashtag #prayforItaly, all’interno dei confini nazionali si è dato tempestivamente il via a mobilitazioni di ogni genere.

L’istituzione del numero solidale per dare aiuto all’emergenza sisma (45500) e la raccolta fondi della Croce Rossa Italiana sono stati questa volta solo un piccolo tassello che si è andato a sommare alle altre numerose iniziative. Se le organizzazioni di Terzo Settore hanno in poche ore dato vita a partenze di soccorsi organizzati e reti per la ripresa delle comunità locali, la risposta al terremoto è arrivata anche da singoli individui.

Intanto attraverso le numerosissime le donazioni effettuate in poche ore presso i centri Avis, a seguito della notizia del terremoto e dell’appello sull’emergenza sangue, tanto da far rientrare l’allarme. Nelle Marche, poi, anche i richiedenti asilo si sono offerti come volontari od offrendo la somma loro garantita, per spese personali, per aiutare in questo momento tragico il paese che li ospita.

Molto più creativa l’iniziativa di cui si è parlato moltissimo nelle ultime ore. Se infatti il cibo è uno stereotipo dell’Italia un motivo ci sarà. E allora, dopo l’attivazione di diversi punti di raccolta di beni di prima necessità da inviare agli sfollati e alle zone colpite dal terremoto, gli aiuti non potevano che partire dalle nostre tavole.

Proprio il weekend del 27 e 28 agosto si sarebbe dovuta tenere ad Amatrice –che la scossa ha in modo incredibilmente brutale ridotto in macerie- la sagra dell’Amatriciana, e allora pronti, partenza, via.. Ecco l’idea dell’amatriciana “solidale”, lanciata su Facebook dal grafico e food blogger Paolo Campana, alla quale hanno aderito tantissime attività, locali e ristoratori in tutte le città d’Italia: per ogni piatto di amatriciana due euro donati alle popolazioni colpite dal sisma.

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E ancora, domenica 28, anche l’altro baluardo italiano – quello della cultura – si è messo a disposizione dei terremotati: con l’hashtag #museum4italy il Ministero dei Beni Culturali ha invitato alla solidarietà con una giornata d’arte perché tutti gli incassi dei musei statali –e anche diversi privati che hanno aderito all’iniziativa – sono stati destinati ai territori colpiti dal terremoto.

Mobilitazioni poi anche dal mondo della musica e quello dello sport.

Fedez, J-Ax e Fabio Rovazzi hanno deciso di devolvere per tre mesi gli incassi online delle hit dell’estate dei due tormentoni “Vorrei ma non posto” e “Andiamo a comandare,” così da contribuire alla ricostruzione di due scuole di Amatrice. Anche lo sport ha risposto alla chiamata. Numerose le donazioni in denaro degli azzurri (dai Presidenti di squadre di calcio di serie A e B alla donazione del premio in denaro vinto dall’Italvolley a Rio), alle raccolte fondi organizzate dai tifosi fino ad eventi creati ad hoc: messi all’asta non solo magliette ma anche una nuotata con Federica Pellegrini, una partita a tennis contro Flavia Pennetta ecc.

La terra ha tremato di nuovo e l’Italia piange. Ma che non si dica che chi non è stato colpito in prima persona non si senta vicino ai propri connazionali e faccia di tutto per aiutarli.

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