La diversificazione nel mondo delle piante

La diversificazione nel mondo delle piante

Ad un certo punto della storia geologica la botanica vede la diversificazione degli organismi vegetali e la loro evoluzione: oggi vi raccontiamo il come ed il perchè.

Per usare le parole di un botanico, l’origine della diversificazione delle piante terrestri si perde nelle nebbie del tempo.

Ciò che conosciamo oggi delle prime piante terrestri, comparse circa cinquecento milioni di anni fa, è stato ricostruito grazie ai fossili depositatisi nelle antiche rocce sedimentarie in seguito ad eventi straordinari, che hanno preservato alcune porzioni di tessuti viventi, come spore, foglie e legno, provenienti dalle foreste preistoriche.

Si ha ragione di credere che le piante si siano evolute da una primordiale alga verde d’acqua dolce, un precursore delle attuali alghe che ha visto in seguito una scissione, fino a produrre le antenate dapprima delle Briofite (gli attuali muschi), sia delle piu’ complesse piante vascolari.

alga verde
alga verde

Una delle prime piante vascolari, la Cooksonia pertonii, risale al Siluriano, più di quattrocento milioni di anni or sono: di piccole dimensioni, aveva rami verdi biforcuti, privi di foglie.

Cooksonia
Cooksonia

A partire da questi semplici esordi, le piante vascolari hanno sempre rappresentato la base dell’ecologia terrestre.

Una volta appresi i rudimenti della vita sulla terra, le piante, libere di evolversi in un ambiente vergine, si sono propagate scindendosi e colonizzando buona parte del pianeta, senza incontrare alcun ostacolo, e spianando la strada alla successiva evoluzione degli animali terrestri.

Nel Carbonifero, circa trecento milioni di anni fa, si diffusero le grandi foreste di palude, facilitate dai climi caldi ed umidi, i cui densi strati di materia vegetale si sarebbero poi trasformati negli attuali filoni di carbone.

foresta del Carbonifero
foresta del Carbonifero

Molte felci giganti (alte fino a venti metri) ed altre Pteridofite (piante che si riproducono mediante spore, legando all’acqua il loro ciclo riproduttivo), erano accompagnati da licopodi giganti , e degli enormi Equisetum, all’epoca detti Calamites, sopravvisuti fino al giorno d’oggi.

Alla fine del Paleozoico, quando il clima si fece però più secco e freddo, si estinse la maggior parte di queste piante.

Le gimnosperme (conifere ed altre piante provviste di seme) si adattarono rapidamente invece alle nuove condizioni ambientali, sopravvivendo ed attuando una diversificazione in famiglie.

Nel Mesozoico c’è pieno rigoglio delle conifere, molte delle quali famiglie attuali derivano proprio da quel periodo, compresi pini, cipressi ed araucarie; più di settecentospecie sono sopravvissute fino ad oggi.

In questo periodo raggiunsero posizioni predominanti anche altre gimnosperme, come la Cycas el il Gingko, che non sono molto cambiati dai tempi dei dinosauri; l’estinzione di quest’ultimi, verificatasi alla fine del Cretaceo, fu accompagnata a grandi cambiamenti della vegetazione, che avebbero aperto la strada al regno delle moderne angiosperme, le attuali piante da fiore, presenti oggi in numero di più di quattrocentomila specie.

Non si può non fare infine un rapido accenno al Gingko bilioba, definito “fossile vivente“, poichè è praticamente identico ai suoi antenati rinvenuti sotto forma di fossile.

Attualmente l’albero, esiste allo stato selvatico solo nella Cina sudorientale, pur essendo diffuso nei giardini e nei parchi di tutto il mondo.

 

 

 

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Marco Scagliarini
Classe 1983, romano, laureato in scienze naturali (2009) e conservazione e divulgazione naturalistica (2011), lavoro come botanico e garden designer. Da sempre appassionato viscerale di viaggi e geografia, appena possibile metto piede su un mezzo di trasporto e vado alla scoperta del mondo. Amante della lettura, della buona cucina e della vita all’aria aperta.