Cascina Cup, un trofeo per l’integrazione dei migranti

Cascina Cup, un trofeo per l’integrazione dei migranti

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Arrivata alla sua seconda edizione, il torneo di calcetto ideato dal Gruppo La Cascina favorisce l’accoglienza e l’integrazione fra i migranti e la cittadinanza.

Si è svolta il 31 Maggio la finale della Cascina Cup alla Polisportiva Bettini di Cinecittà. Il torneo di calcetto, arrivato alla sua seconda edizione, è stato promosso dal Gruppo La Cascina per favorire l’integrazione fra la cittadinanza romana e i migranti ospiti dei centri d’accoglienza gestiti dalla cooperativa sociale Tre Fontane.

A vincere è stato l’Atletico Casalbianco di Massimo Montagna che ha superato con un netto 4 a 0 gli avversari dell’Fc Scole Roma. Ma, al di là del risultato, a vincere in campo e fuori è stato lo spirito con cui tutti i partecipanti alla Cascina Cup sono scesi sul terreno di gioco per due mesi: goliardia, voglia di divertirsi e, soprattutto, coinvolgere i beneficiari di alcuni centri d’accoglienza per farli sentire parte di una stessa comunità.

I protagoniscascina cupti

In tutto 12 le squadre coinvolte in rappresentanza di tutti i settori in cui il Gruppo opera da anni: ristorazione collettiva, global service, assistenza socio-sanitaria e immigrazione. 3 i centri d’accoglienza che hanno partecipato alla Cascina Cup: il Real Socialed, vincitore della prima edizione, il Cas Barzilai, lo Sprar Codirossoni e il Cas Casilina. In tutto oltre 150 i giocatori che ogni giovedì, per due mesi, all’insegna di un sano agonismo amatoriale si sono divertiti sfidandosi sui campi di gioco.

Insieme agli operatori sociali hanno giocato a calcio oltre trenta ospiti dei centri di accoglienza. Molti di loro hanno stupito per il talento espresso sul terreno di gioco, deliziando il pubblico in tribuna. È ancora viva nelle menti dei tifosi la storia di Mamadou Coulibaly, profugo senegalese di 18 anni che, dopo essere fuggito dall’Africa ed essere approdato sulle coste italiane, oggi milita in Serie A con il Pescara.

Il dopo partita

Ma il calcio e le sfide agonistiche non sono stati gli unici elementi di questo riuscito progetto di inclusione. Alla fine di ogni giornata di partite, infatti, calciatori, famiglie, colleghi e amici si sono trasferiti all’interno del ristorante-pizzeria del circolo sportivo. Ed è stato questo il secondo momento socializzante della Cascina Cup. In un’unica tavolata si sono radunati sia i giocatori sia gli spettatori. A loro il Gruppo La Cascina, supportato dagli sponsor Biologica e Magris Group, ha offerto la cecascina cupna a base di antipasti, fritti, pizze e bevande.

Per i beneficiari dei centri d’accoglienza la partecipazione alla Cascina Cup ha rappresentato una integrazione al programma di attività che quotidianamente sono organizzate all’interno delle strutture: dai laboratori teatrali a lavori di volontariato, attività ludico-ricreative, gite turistiche passando per i corsi d’italiano.

Il commento

“Tre Fontane, per propria mission, intende dare assoluta priorità agli aspetti umanitari del servizio svolto con l’obiettivo di migliorare la vita dei richiedenti asilo per favorirne il processo d’integrazione e partecipazione alla vita sociale e civile del territorio”, dichiara Marco Zonnino, presidente di Tre Fontane. E prosegue: “In tal senso individua nelle attività di aggregazione, di animazione socio-culturali e in quelle sportive uno strumento atto a favorire il benessere psico-fisico dei migranti accolti, nonché un veicolo per avvicinare e incanalare un dialogo costruttivo fra la popolazione ospitante e il migrante”.

Il presidente della cooperativa sociale sottolinea infine come “questo torneo abbia visto l’adesione di tutti perché la Cascina Cup rappresenta un progetto sì sportivo ma di valore educativo e di inclusione sociale. Lo sport, per sua stessa definizione, abbatte ogni barriera. Grazie a questa iniziativa abbiamo dato un piccolo ma significativo contribuito all’obiettivo prefigurato: sana competizione sportiva, nessuna discriminazione, ma soprattutto sentirsi parte di una famiglia anche se soltanto per calciare un pallone”.

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