La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo

La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo

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La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo

Openmag vi porta oggi alla scoperta della riserva naturale di Zompo lo Schioppo, in compagnia di una guida, il Dott. Forestale Antonello Schiavo.

Zompo lo Schioppo, cascata che dà il nome alla intera riserva abruzzese, è un esempio di sorgente carsica intermittente che si estingue annualmente nei mesi estivi e autunnali. L’acqua sgorga da una ripida parete calcarea con un salto di oltre 80 metri, formando la cascata naturale più alta dell’Appennino.

La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo
la cascata

Il legame che intercorre tra il paesaggio della Riserva e l’elemento acqua è talmente marcato da condizionarne tanto l’aspetto quanto l’ecosistema: essa manifesta la sua presenza in ogni ambiente della riserva, dalle più alte sorgenti poste a quota 1700 metri, fino a lambire i centri abitati alle quote più basse.

La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo
logo della riserva

Ma questa visibilità rappresenta solo un aspetto del suo corso: nascosta alla vista, una ramificata idrografia sotterranea legata al diffuso carsismo, prende corpo in grotte, vallette carsiche, pozzi e doline, spingendosi tra i calcari fessurati che costituiscono gran parte dell’ossatura di questi monti, fuoriuscendo in taluni casi in copiose sorgenti come quella della Pantaneccia che garantisce con la sua acqua, il fabbisogno idrico della Valle Roveto.

Opere antropiche

Di maggiore impatto è il grande canale artificiale che riversa le acque del torrente Lo Schioppo in un laghetto di “carico”, per muovere infine, attraverso una condotta forzata, le turbine di una delle centrali elettriche presenti nel territorio di Morino.

La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo
torrente Lo Schioppo

Questo legame e la suggestione che ne scaturisce non sfuggì all’attenzione dei visitatori del passato, tra questi Alexandre Dumas, che ne fecero l’elogio nei propri appunti di viaggio.

I boschi di faggio (Fagus Sylvatica) esercitano su questo sistema, una funzione “protettiva”, costituendo con esso una unità di paesaggio che è l’immagine stessa di questo luogo naturale.

Il Dott. Schiavo ci segnala le altre specie arboree presenti: roverella, rovere, varie specie di acero, carpino; nel sottobosco in autunno fiorisce il ciclamino selvatico, e varie specie di primula a primavera.

La splendida riserva naturale di Zompo lo Schioppo
a passeggio nel bosco

Itinerari ed accesso alla riserva

Percorrendo la Superstrada Sora-Avezzano, si esce al paese di Morino, per giungere dopo meno di cinque chilometri al parcheggio della riserva (contributo d’accesso di 1 euro nei mesi estivi e nei giorni festivi).

Un itinerario semi-circolare nella riserva consente di passegiare nel bosco, avendo anche la possibilità di incontro con il capriolo, comune ungulato da queste parti; occasionale invece, tra i mammiferi, il lupo, il cervo ed il tasso, molto raro l’orso marsicano.

Visita dell’ecomuseo

Il percorso nel museo ha inizio dal livello più basso, dove è situato l’ingresso. La sala al piano terra, è allestita in modo da privilegiare l’aspetto emozionale. Il territorio della riserva viene presentato per temi da scoprire attraverso l’uso dei sensi mentre si sottolinea l’importanza della capacità di osservare attraverso ogni chiave di lettura possibile i fenomeni con cui la realtà si manifesta.

Nelle tre sale al piano superiore il territorio della riserva naturale viene letto attraverso una suddivisione in tre ambiti, identificati dalle unità di paesaggio che si susseguono in fasce altimetriche sovrapposte.

La fascia inferiore, dal fondovalle alle alture pedemontane è quella in cui più costante è la presenza umana; quella intermedia del bosco mostra una continua evoluzione di equilibri fra attività umane e fauna e flora spontanee; l’ultima fascia, che si estende dalle scoscese rupi calcaree alle praterie sommitali, è quella che conserva, accanto alle tracce di una millenaria cultura religiosa e pastorale, elementi di originaria naturalità.

Il paesaggio antropizzato viene descritto come insieme delle attività di trasformazione che l’uomo ha compiuto storicamente sul territorio. Si passa così dalla parete che descrive i segni lasciati dagli insediamenti romani, dall’incastellamento medioevale, dal terremoto del 1915.

Uscendo, una visita allo shop center (definito in modo divertente “zompo lo shop”), permette di acquistare guide, cartine, gadgets e prodotti tipici locali, tra cui un buonissimo miele.

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Marco Scagliarini
Classe 1983, romano, laureato in scienze naturali (2009) e conservazione e divulgazione naturalistica (2011), lavoro come botanico e garden designer. Da sempre appassionato viscerale di viaggi e geografia, appena possibile metto piede su un mezzo di trasporto e vado alla scoperta del mondo. Amante della lettura, della buona cucina e della vita all’aria aperta.