Sicurezza stradale: la “rivoluzione” di Pianura

Sicurezza stradale: la “rivoluzione” di Pianura

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Sicurezza stradale: a Pianura la “rivoluzione” parte dal basso

Vivere la propria città in tranquillità è un diritto. Anche a Napoli in via Montagna Spaccata, dove si sta tentando di riportare la sicurezza stradale che oggi non c’è.

Doveva essere inasprimento del Codice della strada, per puntare sulla sicurezza dei cittadini nella vita quotidiana, anche all’interno delle loro città. Eppure la “rivoluzione” annunciata con l’introduzione del nuovo Codice sembra esser poco riuscita. Dopo le dure battaglie e la conseguente approvazione delle nuove norme in materia di omicidio stradale e lesioni personali stradali, la via sembrava spianata. Ma negli scorsi mesi sono saltate le proposte di aumento delle pene per l’uso del telefono alla guida e l’obbligo del seggiolino “salva-bambini” per evitare di dimenticarli in auto. E così se la sicurezza stradale rimane un concetto aleatorio e astratto nelle aule politiche, sembra esserlo un po’ meno per i cittadini che conoscono le difficoltà delle strade che percorrono quotidianamente.

È il caso, ad esempio, di via Montagna Spaccata, un’arteria principale del napoletano. La provinciale passa nel quartiere Pianura che, nonostante sia di periferia, è una delle zone con la più alta densità di abitanti della città. Ne abbiamo parlato con Salvatore Cafaro, presidente regionale di Gioventù nazionale e membro di un comitato di quartiere nato in modo spontaneo per tentare di risolvere il problema: “via Montagna Spaccata è oggi conosciuta come strada della morte. Dalle ultime statistiche del pronto soccorso del San Paolo (l’ospedale più vicino all’arteria in questione) si contano 4 incidenti a settimana, di cui uno mortale”.

La battaglia della sicurezza

Qui gli abitanti sono uniti, al di là dei colori politici, in nome di una sicurezza stradale che in quest’area sembra esser stata dimenticata da tempo. “Parliamo di una strada a scorrimento veloce – ci racconta Cafaro – che abbraccia la provincia, passando per Quarto, Pozzuoli e la zona flegrea. In pochissimo tempo abbiamo raccolto tante firme: quelle dei familiari dei disabili che non riescono a uscire dalle proprie abitazioni, quelle delle mamme che hanno paura di accompagnare i figli a scuola, quelle dei commercianti.. Tutte persone costrette a camminare sulla carreggiata, a causa degli alberi e delle radici che ostruiscono i marciapiedi. Le strisce pedonali ci sono, ma sono praticamente invisibili, come del resto in quasi tutta la città, o segnalate da segnali luminosi – fatiscenti nella realtà – che non andrebbero bene neanche in una stradina di campagna”.

La battaglia è iniziata nel 2014 ma, negli anni, gli incidenti sono continuati e le risposte alle richieste di maggiore sicurezza stradale, secondo il Comitato, non sono mai giunte in modo adeguato. “In questi anni, dai quasi 10 question time, abbiamo sempre ricevuto risposte insoddisfacenti. Poche settimane fa abbiamo allora presentato una proposta articolata in sei punti: installazione di semafori a chiamata intelligente, barriere acustiche stradali, attivazione delle telecamere per il controllo del territorio e della visibilità…

Siamo stati supportati nella battaglia dal Consigliere di Fdi Marco Nonno e, dopo l’ultimo incandescente Consiglio comunale, sembra che qualcosina si sta muovendo. Tuttavia i residenti hanno paura che siano solo azioni di facciata, uno specchietto per le allodole. Per il momento è stato fatto un tentativo di togliere le radici – anche se riguardo pochi metri – sono state ridisegnate le strisce pedonali in qualche punto… Staremo a vedere. Noi intanto abbiamo minacciato di denunciare penalmente De Magistris, ovviamente non a titolo personale ma per le responsabilità derivanti dal suo ruolo di Sindaco della città di Napoli”.

Tante sono le proposte dal basso per affrontare i problemi di sicurezza stradale. E, nell’attesa che le cose si sblocchino anche a livello nazionale, le proposte arrivano spesso proprio dai cittadini.

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Cristina Panzironi
Laureata in scienze della comunicazione (“ah si, scienze delle merendine!”) e iscritta alla specialistica, spero ancora di riuscire a vivere scrivendo. Continuamente di corsa, ma sempre con un libro in borsa a farmi compagnia; sempre pronta a farmi trascinare dagli entusiasmi e a imparare da chi me ne dà opportunità. Ecco come sono approdata nella squadra di Openmag.