Stadi: sogno americano o pura utopia?

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stadi: sogno americano o pura utopia?
Fonte: ilpallonegonfiato.com

Dall’America del Super Bowl con i suoi maestosi stadi, dei salotti sede di eventi di portata mondiale, all’Italia della Serie A, dove il concetto di stadio è obsoleto. Viaggio nell’Italia delle molte parole e dei  pochi fatti.

Super Bowl. Due parole che da sole riescono a trasmettere un forte senso di epicità. Infatti non parliamo solo uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo, cioè la partita di football americano che assegna il titolo ai campioni d’America, ma di un evento a 360 gradi. Super Bowl è anche una gara per le grandi industrie, è l’occasione di vedere i trailer dei film e delle serie tv più attese dell’anno, musica e show allo stato puro.

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Fonte: essma.eu

C’è gente che prende parte a quest’evento solo e unicamente per l’Halftime Show, cioè il concerto che si tiene durante l’intervallo della partita, affidato di solito ad una grande star della musica. Quest’anno è stato Justin Timberlake, ma in passato è toccato anche a Madonna, Lady Gaga, Prince. La cornice è sempre uno stadio che non si propone solo di ospitare partita e concerto, ma una miriade di persone che accorre da ogni parte degli States e del mondo. Il protagonista di quest’anno è stato lo US Bank Stadium di Minneapolis, 66.655 posti, espandibile a 70.000. Per noi sono numeri inimmaginabili, eppure difficilmente uno stadio negli Stati Uniti non viene riempito, soprattutto se parliamo di Super Bowl, l’evento più atteso della stagione.

Ma andiamo a vedere gli stadi nostrani, che si dimostrano in grado solo di ospitare partite a livello nazionale, ma a volte neanche quelle. Stadi che hanno visto l’ultimo ammodernamento durante i Mondiali del ’90 e che da allora sono stati lasciati un po’ a loro stessi, fatta eccezione per qualche sporadico caso.

“O famo sto stadio?”

Partiamo dalla Capitale. L’Olimpico è ovviamente un mito intramontabile, ma come sappiamo è ormai vecchio come stadio, senza contare che le due compagini della capitale difficilmente fanno registrare il tutto esaurito. Così abbiamo assistito alla famosa scenetta de “O famo sto stadio?” tra Totti e la Raggi, visto che si era parlato di una imminente costruzione di un nuovo impianto per i giallorossi in zona Tor di Valle. C’era infatti un progetto fra gli intenti della società, cioè riqualificare il vecchio ippodromo di quella zona, ormai inutilizzato, per creare la nuova casa della Roma.  Tra tante parole e pochi fatti, la questione sembra ancora in alto mare.

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Fonte: quotidiano.net

A quel punto però, ci sono state delle lamentele, perché Roma non ha un solo stadio. Esiste infatti il vecchio Stadio Flaminio, che ospita solo la metà degli spettatori dell’Olimpico (40.000 vs 80.000), che versava in stato di apparente abbandono, per cui si auspicava che una delle due società lo ne facesse la propria casa. Avendo la Roma già presentato un progetto, il presidente Lotito, per la Lazio, ci tiene a far sapere che “Quella vecchia struttura noi non la vogliamo!”. Per fortuna pare che da agosto 2017 la FIGC abbia “adottato” il Flaminio e siano stati avviati dei lavori di ristrutturazione di modo che questo diventi la casa delle Nazionali giovanili di calcio.

Tra i due litiganti…

A Milano la situazione non è molto diversa. Abbiamo sempre due squadre per un solo stadio: Inter e Milan infatti, convivono a San Siro ormai da molti anni. Anche qui si parla però di lavori di ammodernamento e il comune di Milano, proprietario dello stadio, non ha intenzione di pagarli da solo, quindi ha chiesto aiuto proprio alle due società. Il progetto, voluto fortemente dal sindaco Sala, prevede di rendere San Siro sia la casa dell’Inter che quella del Milan, di modo che entrambe le tifoserie abbiano i loro spazi. Ma anche qui, come a Roma, una delle due società ha un suo progetto stadio.

Il Milan prevedeva di creare il nuovo impianto in zona Portello, dove si trova già Casa Milan, ovvero la sede amministrativa. La situazione non cambia: poca concretezza e molte parole, senza contare le proteste dei residenti della zona, che proprio non vogliono trovarsi uno stadio come vicino di casa. Pare comunque che qualcosa si stia muovendo proprio nella direzione che il sindaco Sala aveva auspicato, così almeno saranno tutte le parti chiamate in causa a guadagnarci.

Ad ogni paradosso…

Altre piazze importanti d’Italia mancano però di stadi all’avanguardia. Per esempio a Napoli non si è quasi mai fatto cenno ad un progetto di stadio. Mentre si fanno castelli in aria sia a Bologna che a Firenze. Nella prima non è un mistero che si voglia rimodernare il vecchio Dall’Ara, che manca della copertura per tre quarti. Ma ciò che accade a Firenze ha dell’incredibile. La Fiorentina presenta il progetto, il comune lo approva, ma la proprietà mette la squadra sul mercato, perché non vuole più investire e anche il discorso stadio cade nel dimenticatoio.

Caso sempre paradossale a Bergamo: l’Atalanta è stata una piacevole sorpresa nel campionato dello scorso anno, qualificandosi addirittura in Europa League.

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Fonte: ilpallonegonfiato.com

Il rovescio della medaglia è che l’ “Atleti Azzurri d’Italia”, cioè lo stadio di Bergamo, non può ospitare incontri di Europa League, poiché non conforme con i parametri dettati dalla Uefa. Così la squadra, per ogni partita casalinga di questa competizione, è costretta a migrare al Mapei Stadium di Reggio Emilia.

…corrisponde un esempio uguale e contrario

Per fortuna non mancano in Italia esempi virtuosi. Primo tra tutti il modernissimo Allianz Stadium di Torino. La struttura è concepita proprio all’americana, certo più piccola nelle dimensioni. Abbiamo uno stadio di 41.000 posti (che però registra quasi sempre il tutto esaurito), intorno alla struttura principale gravitano una serie di negozi, ristoranti e anche alberghi, senza contare gli annessi Juventus Store e Juventus Museum. Per non parlare dell’atmosfera che si respira all’interno, persino quando entra la squadra è uno spettacolo di luci, musica e voci dei tifosi.

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Fonte: jmania.com

Altra realtà che ha costruito uno stadio di proprietà è l’Udinese, con la sua Dacia Arena. Anche in questo caso l’impianto non è grandissimo, ma è adatto ad ospitare qualsiasi tipo di competizione e soprattutto è pensato perché la gente si rechi allo stadio per stare bene e comoda. Oltre ad ospitare la Nazionale diverse volte, ospiterà la Finale degli Europei Under-21 del prossimo anno, che si giocheranno proprio in Italia.

Ma non è solo la Serie A ad attrezzarsi in tema stadi. Infatti tra i vari scandali che la colpiscono, la Serie B riesce a farsi notare in questo caso anche per un esempio positivo: lo stadio di Frosinone. Il Frosinone infatti, protagonista tra la massima serie e quella cadetta negli ultimi anni, ha creato un suo stadio di proprietà. 16.125 posti tutti al coperto che lo rendono il terzo stadio del Lazio per capienza, ma anche il terzo in Italia come stadio di proprietà. Lo stesso Mapei Stadium di  Reggio Emilia, è uno dei primi stadi di proprietà italiani, costruito sotto l’egida della Reggiana. Ad oggi lo stadio è di proprietà del gruppo Mapei, che fa capo a Giorgio Squinzi, presidente anche del Sassuolo, che ne ha fatto il suo stadio.

Questi quattro stadi però, hanno un comun denominatore. Non sono infatti sorti nel nulla, da un nuovo progetto, ma sono tutti stadi vecchi, demoliti e poi ricostruiti o al massimo ristrutturati. A Torino il vecchio “Delle Alpi” ha lasciato il posto all’Allianz Stadium come lo conosciamo ora. A Udine il vecchio “Friuli” ha subito una trasformazione fino a diventare un gioiellino multicolore. Il Mapei Stadium, prima Città del Tricolore o Stadio Giglio, ha subito parecchi interventi, ma ad oggi possiamo dire essere una valida realtà italiana in tema stadi. Mentre il Benito Stirpe di Frosinone, altro non è che il vecchio stadio comunale, per cui la proprietà della squadra ha ottenuto l’usufrutto ed ultimato i lavori che stagnavano ormai da tempo.

Conclusione

Insomma, non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo per vedere progetti fatti bene. Certamente, non bisogna illudersi che solo il nuovo stadio induca la gente ad andare a vedere le partite, ma potrebbe essere un inizio importante. Nel 2018, vedere la gente costretta ad andare allo stadio con l’ombrello dobbiamo però ammettere che fa sorridere. Non parliamo infatti di campetti di periferia ma di stadi di Serie A, che magari dovrebbero ospitare anche incontri internazionali.

E mentre in Inghilterra si apprestano all’ennesimo ammodernamento, dalla Premier League fino alla Third Division, in Italia riusciamo solo a litigare sul nulla, come spiegato precedentemente. Ci appelliamo dunque alle società, in modo che riportino le persone allo stadio, cominciando col riammodernare quelli già esistenti, senza progetti campati in aria, che magari non possono trovare concretezza, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Dovremmo forse imparare dagli americani in questo senso: concepire uno stadio non solo come una vuota struttura dove la gente deve sedersi, ma come un luogo di ritrovo per tutti in cui godere di meravigliosi spettacoli.

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