Oxfamgate: ricostruzione e chiarimenti sul caso

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Il caso Oxfamgate e la costruzione impropria della realtà

Lo scandalo sessuale che ha travolto in primis l’Ong Oxfam (dando vita all’Oxfamgate), per coinvolgere poi Save the Children, Christian Aid e la Croce Rossa Britannica, necessita di alcuni chiariment. Sia sulla valenza della questione morale, che sulla costruzione volontaria della verità.

“La verità sta nel mezzo”. E’ ciò che si dice quando un racconto tende ad esporre due versioni differenti dei fatti. La verità può avere più punti di vista da analizzare, ed essere più o meno parziale così come attendibile. Ciò che conta è comunque la prospettiva finale, e se perciò è vero che ad ogni azione corrisponde una reazione, il caso “ Oxfamgate ” necessita di chiarezza e obiettività prima di arrivare ad una condanna senza appello o a semplici sensazionalismi.

Genesi e mission di una Ong

Per raccontare il caso Oxfamgate, che ha coinvolto successivamente diverse Ong internazionali, è necessario innanzitutto fare un passo indietro per capire chi è Oxfam, di cosa si occupa e come agisce.

Oxfam (che sta per Oxford committee for Famine Relief) è una confederazione internazionale di organizzazioni umanitarie che nasce in Gran Bretagna nel 1942. Ne fanno parte 18 organizzazioni di paesi diversi che collaborano in oltre 90 nazioni con l’obiettivo principale di ridurre la povertà globale.

Gli operatori Oxfam, intervenendo a 360° nel Nord e nel Sud del mondo, lavorano in contesti difficili e totalmente differenti tra loro, suddividendo le attività principalmente su tre fronti: realizzazione di programmi di sviluppo nel lungo periodo; interventi di emergenza in zone colpite da conflitti e disastri naturali; ideazione di campagne d’opinione e sensibilizzazione attraverso la pubblicazione di dossier e l’organizzazione di eventi di formazione.

Scoppio del caso/caos Oxfamgate

A dare inizio all’ “ Oxfamgate ” è il giornale britannico Times, con la pubblicazione venerdì 9 Febbraio di un’inchiesta. Questa svelerebbe come diversi dipendenti di Oxfam ad Haiti, durante la missione umanitaria post-terremoto del 2010, avrebbero utilizzato fondi dell’organizzazione per pagare delle prostitute, ingaggiate per partecipare a dei “festini” negli alloggi e negli hotel pagati dalla Ong. Il giornale cita poi una fonte che sostiene di aver visto le immagini di una delle serate, dove le prostitute avrebbero indossato proprio delle t-shirt appartenenti ad Oxfam.

Secondo il Times, Oxfam è colpevole di aver coperto gli operatori tentando di raccontare una verità parziale della vicenda. A riprova di ciò, il quotidiano cita un rapporto confidenziale stilato dall’organizzazione nel 2011, da cui emerge che Oxfam ha accettato le dimissioni di tre operatori. Altri quattro sarebbero stati licenziati per comportamenti non appropriati in seguito ad una indagine interna, omettendo però l’abuso dei beneficiari e il possibile coinvolgimento di minori in crimini sessuali.

L’Oxfamgate come il vaso di pandora

È il caso di dire non solo Oxfam. Il Times infatti, sull’affaire abusi sessuali, estende il suo raggio d’azione. Riferisce infatti che nel 2017 la stessa Oxfam sarebbe stata coinvolta in 87 episodi di comportamento improprio da parte del suo personale in missione all’estero (53 dei quali denunciati). Ma anche Save the Children vi rientrerebbe con 31 casi e Christian Aid con 2. Per quanto riguarda la Croce Rossa britannica, è l’organizzazione stessa ad ammettere 5 casi di sospette molestie in patria.

Al Times fa eco l’Observer, domenicale del Guardian, che accende i riflettori su Roland van Hauwermeiren, capo missione non solo ad Haiti, dimessosi nel 2011, ma anche in Ciad, dove rapporti di rappresentanti Oxfam con alcune prostitute erano stati denunciati nel 2006.

Lo scandalo continua comunque ad aggravarsi. Una nuova soffiata arriva al Times da Helen Evans. Dal 2012 al 2015 capo della divisione sicurezza, cioè del dipartimento che si occupa di segnalare comportamenti scorretti o impropri dei dipendenti, Evans rivelerebbe una verità a dir poco agghiacciante. Sembrerebbe che Mark Goldring, Amministratore Delegato della grande organizzazione umanitaria, fosse a conoscenza della segnalazione del caso di una donna costretta ad avere rapporti in cambio degli aiuti, senza far niente per intervenire.

L’ex dirigente racconta poi di come Goldring e i suoi collaboratori abbiano cancellato una riunione da lei convocata per discutere alcuni episodi di molestie, tra cui una volontaria stuprata da un collega della Oxfam in Sudan, e un tentativo di abuso nei confronti di un commesso in uno dei negozi di beneficenza dell’organizzazione presenti in Gran Bretagna.

Le azioni (non) sono senza conseguenze

Se è vero che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, la reazione istintiva dell’opinione pubblica ad uno scandalo di questa portata è solitamente una: “qualcuno deve pagare”. Lo sa bene Penny Lawrence, numero due di Oxfam e prima testa “eccellente” a cadere, assumendosi la piena responsabilità per il comportamento dello staff in entrambe le crisi umanitarie ad Haiti e in Ciad.

Ad adottare la linea dura però sono soprattutto il Ministro per lo Sviluppo Internazionale Penny Mordaunt e la Commissione Ue, che minacciano il taglio dei fondi (se si pensa che proprio nel 2011 Oxfam ha beneficiato di 1,7 milioni di euro di finanziamenti europei, si comprende la portata della decisione).

 

Oltre a replicare alle accuse, ribadendo come l’organizzazione abbia agito in maniera trasparente rendendo pubblica l’inchiesta interna il 5 Agosto e il 5 Settembre 2011, Oxfam ha deciso di adottare nuove politiche preventive più efficaci: rafforzamento delle verifiche in fase di selezione quindi, e formazione di canali di denuncia protetta per le vittime di abusi.

Il caso sembra dunque dimostrare come una verità parziale e falsata sia più dannosa della verità oggettiva. Ma oltre a una riflessione approfondita, di valenza soprattutto etica, l’ Oxfamgate richiede in questa fase meno sensazionalismo e un’analisi approfondita dei fatti, delle informazioni a disposizione e delle dichiarazioni. E’ per questo che abbiamo tentato di fare chiarezza tra le diverse voci e riportarle per spiegare una questione tanto delicata.

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