Sport oltre la guerra. Il calcio da Dzeko alla Siria

Sport oltre la guerra. Il calcio da Dzeko alla Siria

Sport oltre la guerra. Il calcio da Dzeko alla Siria
Fonte: dreamstime.com

Sogni, paure e rinascite in guerra. Da Dzeko alla Siria, esempi e storie di sport oltre orrori e difficoltà.

Vittime innocenti

Partiamo da una tragica notizia, anzi una vera e propria tragedia nella tragedia. La notizia è che in Siria, dove la guerra sta andando avanti ormai da troppo tempo, viene bombardato un centro sportivo. Non uno qualunque, il più grande centro sportivo di Damasco, quello della federazione per intenderci. In quel centro si recavano gli atleti che un giorno avrebbero fatto parte della Nazionale siriana.

Già, avrebbero, perché i ragazzi dell’Under-15 che si stavano allenando lì quel giorno, forse non potranno più coltivare quel sogno. Un razzo è piombato diritto sul campo di allenamento, uccidendo un ragazzo di 12 anni e ferendone gravemente altri sette. Loro che anziché scappare, erano rimasti a casa per giocare per il proprio paese, per onorarlo in qualche modo, anche in mezzo a tanti orrori. Dopo questo, non potranno più coltivare il loro sogno, e chi resta forse non potrà più farlo come prima.

Sport oltre la guerra. Il calcio da Dzeko alla Siria
Fonte: dreamstime.com

Dzeko: la guerra non mi ha fermato

La guerra, per chi la vive, è un’esperienza che segna, che si vorrebbe dimenticare, ma è difficile farlo. Spesso fonte di dolore, vogliamo parlarvi di chi la guerra l’ha vissuta e se la porta dentro da allora, ma ce l’ha fatta a diventare un campione. Parliamo di Edin Dzeko, il gigantesco bomber della Roma. Edin, classe ’86, è nato in Bosnia, in un periodo non proprio facile. Dzeko nasce proprio a Sarajevo, capitale della Bosnia e, suo malgrado, protagonista di un terribile assedio. “Spesso mandavano me e gli altri bambini a rifugiarci nei bunker, dove rimanevamo per giorni e nemmeno sapevamo se e quando saremmo usciti” dice Dzeko in una delle tante interviste. Non una bella infanzia per il piccolo Edin, che dovrà attendere la fine di quella barbarie, che ancora oggi si porta dentro.

 In un periodo abbastanza recente, a causa del digiuno da gol, si cominciò a dire che la Roma avesse fatto un buco nell’acqua col suo acquisto e molti giornalisti gli chiedevano a fine partita: “Edin, ti è dispiaciuto non segnare?” anche con una certa malizia. Lui, con calma ottaviana rispondeva: “Se non ho segnato oggi, segnerò la prossima volta o la prossima ancora. Non sono questi i problemi nella vita, sono sopravvissuto a cose ben peggiori. Quando hai temuto per la tua vita, sai cosa è importante e cosa no. Se mi dispiace non segnare? Nel giusto, tanto prima o poi succederà, no?”.

Dopo poco tempo, Dzeko è tornato il bomber che conosciamo, ma giustamente, per lui, i valori sono altri. Quelli di un ragazzo sopravvissuto alla guerra, lo stesso che ha pianto quando la Bosnia si è qualificata ai mondiali per la prima volta nel 2010. Edin è arrivato su tetto del mondo, pensando che forse da quell’inferno non sarebbe mai uscito.

Sport oltre la guerra. Il calcio da Dzeko alla Siria
Photo by Marco Luzzani/Getty Images

Dall’Inferno al Paradiso

Dopo aver passato diversi anni nelle squadre del suo paese e uno in Repubblica Ceca, quel Dzeko che conosciamo oggi approda in Germania sotto la guida di Felix Magath, che lo volle fortemente nel suo Wolfsburg. Se il primo anno è “solo” miglior marcatore della squadra, il secondo anno diviene determinante per la vittoria del titolo in Bundesliga. Passa poi al Manchester City, con cui vincerà una FA Cup e una Premier League, che mancava i Citizens da 44 anni. Infine passa alla Roma, dopo un primo anno in cui molti lo davano per finito, nel secondo Edin è un punto fermo della rosa, tanto da essere il miglior marcatore stagionale della squadra.

Edin Dzeko è la parabola perfetta di come i sogni possano realizzarsi, anche se la vita non ci sorride. Quei ragazzi siriani erano rimasti a casa, come Edin, per continuare a seguire i loro sogni. Speriamo che per molti di loro il sogno continui, anche in nome dei loro amici che non ci sono più. Speriamo che le uniche battaglie che combattano siano quelle sul campo, che gli unici razzi saranno delle pallonate da fuori area che si infilano nella rete, che gli unici assedi siano quelli forsennati, all’ultimo minuto, per segnare il gol della vittoria.

LASCIA UN COMMENTO