Il Torneo delle Regioni (TdR) attraverso gli occhi di chi lo vive

Il Torneo delle Regioni (TdR) attraverso gli occhi di chi lo vive

Il Torneo delle Regioni (TdR) attraverso gli occhi di chi lo vive

Già diverse volte abbiamo trattato dei giovani e degli argomenti che li toccano da vicino. Questa settimana abbiamo deciso di raccontarvi il TdR, uno dei tanti eventi che questi ragazzi vivono, condito da un’esperienza diretta.

Cos’è il Torneo delle Regioni (o TdR)? Siamo andati alla scoperta di un importante torneo calcistico, organizzato ogni anno dalla Figc in un regione diversa, per quattro categorie: Giovanissimi, Allievi, Juniores e Femminile. Ognuna di queste viene rappresentata a carattere regionale, come se ci fossero le “nazionali” di ogni regione. Quest’anno il torneo ha avuto luogo in Abruzzo, per quanto riguarda il calcio a undici. Le categorie partecipanti riguardano i ragazzi dai 14 anni in su, dunque questa è anche una buona occasione per farsi notare per alcuni di loro.

Il Torneo delle Regioni (TdR) attraverso gli occhi di chi lo vive

La lotta, accesa sin da subito, ha visto vincitori: il Lazio nella categoria Giovanissimi, il Veneto nella categoria Allievi, la Lombardia per il Calcio Femminile e il Friuli Venezia Giulia per la categoria Juniores. A raccontarci parte di quest’esperienza è Pietro Pugliese, esterno d’attacco della rappresentativa della regione Calabria.

La selezione: duro lavoro e prestazioni sempre migliori

Per capirne di più siamo patiti dall’inizio: le selezioni. “Mister De Sensi (l’allenatore della rappresentativa) ha visionato circa 350 ragazzi da ottobre, la competizione era molto alta, per cui, per me, essere arrivato tra gli ultimi 20 che sono andati al TdR è stato un onore”, così ci racconta Pietro. Il ragazzo gioca nell’Academy Lamezia, squadra guidata dall’ex Inter Felice Natalino, con cui sta disputando un ottimo campionato Elite. “Della mia squadra all’inizio siamo stati chiamati in cinque. Via via la selezione si faceva sempre più dura e siamo rimasti in due: io e Rosario Polimeni, che fa il difensore centrale”. Durante le selezioni Pietro riesce a farsi notare per la caparbietà, il buon gioco e anche grazie ad alcuni gol durante le amichevoli pre-torneo, ne segna infatti due contro il Catanzaro e uno contro il Cosenza.

Il Torneo delle Regioni (TdR) attraverso gli occhi di chi lo vive

Il torneo: girone combattuto e quarti sfortunati

Finalmente il TdR si avvicina e, come detto, Pietro fa parte dei 20 convocati finali. Purtroppo, complice un piccolo infortunio, parte titolare solo durante la partita contro il Friuli Venezia Giulia, in cui però è determinante, visto che da calcio d’angolo confeziona l’assist che permette alla rappresentativa calabrese di pareggiare con Arcuri e andare ai quarti. Le altre avversarie del girone sono state la Puglia e le Marche. “Con la Puglia abbiamo vinto 2-1, soffrendo poco e creando molto e secondo me è stata la nostra miglior partita, poi con le Marche abbiamo fatto 0-0, dominando la partita e combattendo fino alla fine”.

Ai quarti, la rappresentativa calabrese deve vedersela col Veneto: “Erano migliori di noi sia nel gioco, sia fisicamente” – dice Pietro – “ma noi non abbiamo demeritato. Anzi! Nel finale, sia io che Gatto (altro esterno) abbiamo dato una mano, ma purtroppo non è bastato”. E poi, sportivamente dice: “Devo ammettere però che hanno meritato di vincere il torneo, erano davvero forti e sono contento di aver disputato gare di alto livello contro ragazzi come loro”.

Il mister e la squadra: elementi fondamentali

Ma in una competizione simile quanto conta il mister e il rapporto con la squadra? “Anche se in poco tempo, Mister De Sensi ha fatto un ottimo lavoro. Forse non avevamo dei fuoriclasse, ma eravamo un gruppo molto compatto. Il nostro obiettivo principale era di dare il meglio per la regione che rappresentiamo: la Calabria”. I ragazzi sono stati scelti infatti tra i migliori talenti della regione, e il lavoro fatto con la rappresentativa andava sottratto a quello delle società di cui fanno parte. “Anche se provenienti da squadre diverse, con cui di solito ci scontriamo, ci siamo trovati tutti bene sin da subito, ci aiutavamo uno con l’altro, come una vera squadra dovrebbe fare”.

Un’esperienza che lascia il segno

Dell’esperienza complessiva, Pietro si dice: “Soddisfatto e felice. All’inizio magari non pensavo nemmeno di essere selezionato, ma poi è successo ed è stato un crescendo di emozioni e prestazioni sempre migliori, che mi hanno permesso di arrivare nella rosa finale e di disputare un torneo di alto livello, confrontandomi con ragazzi della mia età provenienti da varie zone d’Italia”.

Siamo felici di sentir dire queste parole e pensiamo che lo sport debba essere proprio questo: gioco di squadra, duro lavoro, esperienze che lasciano il segno in modo positivo e confronto con l’altro, che non deve essere per forza uno scontro, ma un’esperienza costruttiva.

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