Storie da cinema. Van Gogh: dall’artista al mito

Storie da cinema. Van Gogh: dall’artista al mito

Storie da cinema. Van Gogh dall’artista al mito

Dall’arte al cinema. Il 9, 10 e 11 aprile i tormenti e la storia di Van Gogh tornano sul grande schermo con un nuovo film evento: “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”.

Van Gogh torna al cinema. Dopo il riuscito esperimento di “Loving Vincent” – incentrato sulla vita dell’artista – e il più recente “Caravaggio, l’anima e il sangue”, l’arte torna infatti protagonista di una nuova tre giorni sui grandi schermi italiani. Il 9, 10 e 11 aprile un nuovo film evento tornerà a raccontare Vincent Van Gogh, questa volta attraverso un punto di vista particolare.

In “Loving Vincent” era Armand Roulin a indagare sulla morte di uno degli artisti più tormentati dell’800. Un film che, a colpi di fotogrammi realizzati a mano, aiuta lo spettatore ad addentrarsi nella storia di Van Gogh. Tutto attraverso il susseguirsi di immagini che ricordano perfettamente il suo stile e il tocco presente nelle sue opere.

Ad aprile invece “Van Gogh. Tra il grano e il cielo” torna a parlare della storia dell’artista, ma attraverso un nuovo punto di vista. La pellicola, diretta da Giovanni Piscaglia e scritta da Matteo Moneta con la consulenza scientifica e la partecipazione di Marco Goldin, parte stavolta dalle opere stesse di Van Gogh. Quelle raccolte dalla sua più grande collezionista, Helene Kröller-Müller, ed esposte in una mostra conclusa lo scorso weekend a Vicenza e dall’omonimo titolo, “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”.

Storie da cinema. Van Gogh dall’artista al mito

Il film

43 dipinti e 86 disegni che sbarcano sul grande schermo in una pellicola che prova a raccontare l’incontro spirituale tra l’artista ed Helene Kröller-Müller: due persone che non si sono mai conosciute ma hanno in comune una vita tormentata, la stessa ricerca di una dimensione religiosa e artistica pura e la scrittura di lettere per esprimere questa inquietudine che li contraddistingue. E sono proprio le lettere, e il racconto di Valeria Bruni Tedeschi, a scandire il ritmo della narrazione di “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”. Piccoli tasselli che svelano in modo completamente nuovo un artista di cui sembra non si sappia mai davvero tutto.

L’artista… E l’uomo

Un pittore che, come scriveva al fratello Theo, dipingeva di notte perché “spesso ho l’impressione che la notte sia molto più viva e riccamente colorata del giorno” e al quale spiegava che la Notte Stellata “non mi dice niente”. Un precursore dell’espressionismo che si dedicò all’arte a partire dai 27 anni e che in soli dieci anni riuscì a dipingere 900 opere e più di mille disegni.

Un artista, quindi, che ben si presta a diventare protagonista mai banale di narrazioni sempre diverse. Narrazioni colgono aspetti e particolari nuovi, capaci di inquadrare sempre meglio le tante caratteristiche del pittore olandese. Quel Vincent Van Gogh che sapeva cogliere e trasmettere l’energia di una natura della quale ricercava sempre il sole, i colori e che riusciva a rappresentare in modo particolarmente incisivo, scegliendo i colori da usare a seconda dei suoi stati d’animo.

Un personaggio troppo vicino al concetto di mito per non diventare il soggetto preferito di un cinema che scava sempre più tra i retroscena delle storie da raccontare e i sogni dei protagonisti sui quali far luce.

Ecco perché, ancora una volta, il grande schermo sceglie Van Gogh come protagonista. Un artista umano, travagliato e insicuro ma capace di esprimere attraverso dipinti e disegni un mondo restituito attraverso i suoi dettagli, con totale onestà. Un artista a metà strada… “Tra il grano e il cielo”.

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