#Piùdonimenobulli : la consapevolezza del bene gratuito

#Piùdonimenobulli : la consapevolezza del bene gratuito

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#Piùdonimenobulli : la consapevolezza del bene gratuito

La campagna social #Piùdonimenobulli dell’Istituto Italiano della donazione insegna come la cultura del dono possa interrompere la spirale d’odio generata dal bullismo.

“Non si fa mai niente per niente”: non è un semplice dato di fatto, ma un’affermazione particolarmente radicata nel contesto socio-culturale odierno, dove scompare l’idea di fare del bene al prossimo senza avere un ritorno personale assicurato. Per questo motivo, in occasione del Donoday 2018, l’Istituto Italiano della donazione ha indetto la campagna social #Piùdonimenobulli, nella speranza di dare vita ad un circolo virtuoso di solidarietà che oltretutto fermi la spirale d’odio generata dal bullismo.

4 Ottobre: #Donoday.

Da dove nasce l’idea di istituzionalizzare un gesto spontaneo? La celebrazione del dono nel suo significato più puro parte dall’esigenza di coltivare un modello di solidarietà che riuscisse a contrastare l’egoismo e la crisi di valori socio-culturali derivanti, ad esempio, dalla crisi economica. il 9 luglio 2015 il progetto “Giorno del Dono” ha così concluso l’iter parlamentare iniziato nel novembre 2013, diventando Legge il 14 Luglio 2015.

Se ogni 4 Ottobre dal 2015 in poi, l’Istituto Italiano della Donazione si fa promotore di una iniziativa che celebri il sostegno gratuito, quest’anno, a fronte di una situazione preoccupante per quanto riguarda il bullismo tra i giovani, decide di lanciare il contest social #Piùdonimenobulli, mostrando l’altra faccia della medaglia: la generosità.

#Piùdonimenobulli e l’hashtag che contrasta l’odio.

Contrastare il bullismo con la cultura del dono. Sembra essere questa la ricetta per spezzare la catena d’odio costruita anche grazie alla violenza verbale del web: l’Istituto Italiano della Donazione decide di usare gli strumenti privilegiati dai giovani (i canali social) per veicolare un messaggio d’amore e di speranza: donare è il primo passo verso l’unione.

Parte così il contest social #Donaremidona, che ha come protagonista l’hashtag #Piùdonimenobulli; studenti e insegnanti possono condividere video, storie e immagini di solidarietà e contrasto al bullismo condividendole tramite WhatsApp al numero 333.4834475 o sui canali social (facebook, instagram e twitter), taggando i profili dell’Istituto Italiano della Donazione con gli hashtag #piùdonimenobulli e #DonoDay2018. Una giuria tecnica e il voto popolare dei progetti pubblicati sulla pagina giornogiornodeldono.org decreteranno i vincitori, e la premiazione si terrà il prossimo 4 Ottobre a Roma.

L’odio genera odio?

Lo scopo della campagna #Piùdonimenobulli è in questo caso duplice: se infatti da un lato l’intento è quello di mostrare la bellezza di un atto di generosità, dall’altro si vuole evidenziare una situazione odierna critica in Italia per quanto riguarda gli atti di bullismo e cyberbullismo.

Su 354 denunce di minori trattate nel 2017 dalla Polizia Postale, 59 riguardano la diffusione di materiale pedopornografico e sono casi di 116 ingiurie, molestie e minacce.

Il cyberbullismo come cattiva abitudine da sradicare.

Secondo i dati della Polizia, sono state trattate 13 denunce di minori per stalking, 87 per diffamazione on-line e 79 per furto d’identità su social network. Sono 39, poi, i minori denunciati come responsabili di azioni di cyberbullismo.

In occasione del Safer Internet Day sono stati presentati i dati del Digital Civility Index, ricerca che analizza le percezioni degli adolescenti (13-17) e degli adulti (18-74) rispetto all’educazione civica digitale e alla sicurezza online in 23 Paesi. Secondo lo studio, presentato da Microsoft, l’Italia si posiziona al 10° posto nella classifica per l’esposizione ai rischi online: un dato inquietante di fronte al quale è necessario trovare soluzioni a lungo termine per contrastare il virus dell’odio online.

#Piùdonimenobulli: ripartire dalle istituzioni scolastiche.

Ad essere messo in crisi è il modello di una civiltà responsabile e rispettosa del prossimo, come dimostrano alcuni recenti fatti di cronaca, dal ragazzo che minaccia il professore in un istituto tecnico di Lucca ad uno studente preso di mira dai suoi compagni in una scuola di Lecce: da nord a sud dell’Italia, in modo trasversale, scene di odio e di intimidazione vengono riprese in video per fare il giro delle piattaforme social, veicolando un messaggio preciso: con la violenza si acquistano consensi.

Il giusto contraltare all’irresponsabilità.

Usare gli stessi mezzi di comunicazione per combattere la violenza, fisica e psicologica: ha avuto questo fine la battaglia portata avanti da Fare X Bene Onlus, associazione che combatte bullismo, cyberbullismo e ogni forma di discriminazione all’interno delle scuole di tutt’Italia.

Un corto girato da Federico Brugia, diventa l’occasione perfetta per un duplice pretesto: raccontare una storia vera e straziante, quella di Carolina Picchio, studentessa morta suicida a 14 anni nel 2013 a causa di un suo video privato diffuso in rete, e lanciare l’iniziativa “Mai più un banco vuoto”, con l’hashtag social #maipiùunbancovuoto: un appello affinché non ci siano più né vittime né carnefici.

L’iniziativa si fa portavoce di racconti mai ascoltati, giungendo ad una semplice conclusione: i social network sono un’arma a doppio taglio, ma è possibile sfruttarne il potere di aggregazione per vedere nascere comunità sotto il segno della solidarietà.

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