Gli 80 anni di Christopher Lloyd, dal cartoon a “Doc”

Gli 80 anni di Christopher Lloyd, dal cartoon a “Doc”

Gli 80 anni di Christopher Lloyd, dal cartoon a

Restare legati a un personaggio non è stato un problema per il celebre caratterista americano Christopher Lloyd che ha spento 80 candeline lo scorso 22 ottobre.

L’estate scorsa, per uno spot girato in Italia, è tornato a vestire i panni del suo personaggio più celebre, “Doc” Emmett Brown, lo stravagante scienziato di Ritorno al futuro. Per Christopher Lloyd, nato a Stamford, Connecticut, il 22 ottobre di ottant’anni fa, mostrarsi tanto legato a un ruolo particolare non è mai sembrato essere un limite.

Del resto, sono le responsabilità che comporta essere il volto di una saga cult come quella che Lloyd ha interpretato negli anni ’80 al fianco di Michael J. Fox, con la regia di Robert Zemeckis.

Robert Zemeckis, un sodalizio storico

Il regista premio Oscar per Forrest Gump non gli consegna un solo ruolo storico, ma due. Nel 1988 infatti, sempre con la regia di Zemeckis, Lloyd è il terrificante giudice Morton (Doom, nell’originale) in Chi ha incastrato Roger Rabbit? Un personaggio che entra di diritto fra i traumi infantili da grande schermo di più di una generazione.

Un attore cartoonesco

Zemeckis lo ricorda invece come una persona straordinariamente mite e timida, lontanissima dai personaggi debordanti ed eccessivi che lo rendono celebre. Alto, sguardo mobilissimo, lineamenti vagamente indecifrabili, Lloyd deve gran parte della sua fama a personaggi di matrice fumettistica.

Negli anni ’90 i suoi ruoli maggiori vengono dalla pagina disegnata: è uno Zio Fester strepitoso nel dittico La Famiglia Addams, trasposizione delle vignette di Charlie Addams, diretto da Barry Sonnenfeld, e il losco Sam Switchblade in Dennis la minaccia, tratto dalle celebri strisce sul bambino terribile degli anni ’50, accanto a Walter Matthau. Nel 2014 ha un cameo in Sin City – Una donna per cui uccidere di Robert Rodriguez.

Le nobili origini: Qualcuno volò sul nido del cuculo

Dopo un decennio di gavetta a Broadway negli anni ‘60, il suo primo ruolo nel cinema non potrebbe essere più prestigioso. Nel 1975 è Taber, uno dei pazienti-reclusi di un manicomio, guidati alla riconquista della dignità umana da Jack Nicholson, in Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman. La straordinaria interpretazione sua e di un altro “principiante”, Danny De Vito, li proietta entrambi al comando di una delle più importanti sit-com tv dell’epoca, Taxi.

Nel 1980 è lo sceriffo-rivale di Jack Nicholson nel western Verso il sud, esordio registico del protagonista di Shining. Nel cast c’è anche Mary Steenburgen; Lloyd e l’attrice lavoreranno di nuovo insieme esattamente dieci anni dopo, in un altro “western”: Ritorno al futuro parte III.

La commedia e la fantascienza

Nel 1981 è ancora accanto a Jack Nicholson in uno degli ultimi ruggiti della nuova Hollywood: Il postino suona sempre due volte di Bob Rafelson. Interpreta l’ufficiale tedesco Schultz in Essere o non essere di Richard Brooks (1983), parodia-omaggio-remake di Vogliamo vivere! di Ernst Lubitsch, al fianco di Mel Brooks e Anne Bancroft, e il Prof. Plum in Signori, il delitto è servito, giallo ispirato al celebre gioco Cluedo, nel 1985. Si dedica anche alla fantascienza, prendendo parte a Star Trek III: alla ricerca di Spock (1984).

A “Doc” Brown, con riconoscenza

Lloyd onorerà sempre il suo debito di gratitudine verso Ritorno al futuro, il ruolo che gli ha dato la fama mondiale, non mancando mai, come Michael J. Fox, alle celebrazioni per gli anniversari della trilogia. Tanto da (ri)comparire nel 2014, proprio nel ruolo di Doc, nel western comico di Seth MacFarlane Un milione di modi per morire nel West.

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