Italia- Svezia un anno dopo: cosa (non) è cambiato

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Italia- Svezia un anno dopo: cosa (non) è cambiato

Questa settimana è ricorso un anniversario particolare, per noi sportivi e italiani: era il 13 novembre 2017 quando la Svezia ci buttava fuori dai Mondiali. Un anno dopo cerchiamo di capire cosa è cambiato nel bene e nel male.

Al triplice fischio di Italia- Svezia è ormai chiara a tutti la dura verità: non andremo ai mondiali. Dopo anni di gloriosi successi, gli Azzurri crollano a causa di uno sfortunato autogol all’andata e in casa non riescono a ribaltare il risultato. Alcuni giocatori cadono a terra in un pianto disperato, altri, come Buffon e De Rossi devono dire addio alla nazionale in modo penoso. Nel frattempo il pubblico di San Siro non manca di far pesare a Gian Piero Ventura quanto sia colpa sua quella sconfitta.

Ma in un anno, cosa è cambiato da allora?

Nuovi, solidi vertici

Molto poco, se proprio vogliamo farci caso. Anziché andare a fondo, si è solo guardato alla superficie. Ricordiamo ancora il caos che scoppiò il giorno dopo, quando si chiedeva al calcio italiano di ripartire da zero, proprio nell’anno in cui la FIGC compie 120 anni. L’unico risultato significativo è stato avere un nuovo presidente, anzi commissario, nella persona di Elio Fabbricini, affiancato quantomeno da chi di calcio se ne intende, Alessandro Costacurta.

Italia- Svezia un anno dopo: cosa (non) è cambiato
Fonte: Digital-sat.it

Tra i tanti nomi che si fanno per la panchina azzurra, nessuno sembra veramente convinto di voler sedere su quella poltrona. Nel frattempo infatti, la nazionale maggiore è guidata da Di Biagio, CT dell’Under-21, ma sembra veramente una squadra con poche prospettive di miglioramento. Alla fine, dopo svariati nomi e altrettante illusioni, la panchina viene affidata a Roberto Mancini, non proprio uno qualunque. “Sono fiero e orgoglioso di allenare la mia nazionale e sono fiducioso che pian piano torneremo dove ci spetta!” dice durante la sua prima conferenza stampa.

È vero, c’è voluto un po’ e Mancini è dovuto passare attraverso molte critiche, ma l’Italia sembra aver ripreso la strada giusta. Produce molto, non concretizza ancora come dovrebbe, ma lo spirito di squadra sta tornando, e lo abbiamo visto proprio durante l’ultima gara con la Polonia. L’Italia i mondiali non li ha mai vinti infatti per le gesta di fuoriclasse o Top Player, ma proprio grazie alla forza del gruppo.

Stessa base scricchiolante

Ma torniamo al punto principale: per risolvere i problemi bisogna andare alla radice, cosa che nessuno sembra volersi prendere la briga di fare. Da dove potrebbe partire la riforma? Dal basso, dalle scuole-calcio e forse dalle scuole in generale, che dovrebbero lavorare in sinergia con le società anziché ostacolarle magari. Bisognerebbe dare più spazio ai nostri giovani, molti dei quali non sono quasi mai o mai titolari nelle loro squadre. Per esempio, Marco Asensio, classe ‘96 del Real Madrid e della Spagna, è titolare fisso di entrambe le squadre da ormai due anni. Stessa cosa non si può dire per i nostri ’96, ma anche di qualche anno più grandi. E ancora, si danno incentivi alle squadre di serie D per far giocare i cosiddetti Under. Peccato che, suddette squadre, concedano ai ragazzi un minutaggio esiguo, giusto per testimoniare che abbiano giocato, intascano i soldi e una volta che i ragazzi hanno compiuto gli anni, tanti saluti.

Si cerca anche di incentivare le società maggiori cercando di creare le squadre Under-23, sul modello delle squadre B spagnole. Oltre alla Juventus però nessuna altra società crea la sua squadra Under-23.

Anche se è passato un anno, dunque, poco o niente è cambiato. Certo, si è data nuova linfa alla nazionale maggiore e qualcosa nei vertici del calcio italiano si è mosso. Eppure dopo un anno da Italia – Svezia sono ancora molte le riforme da fare. Quando una casa crolla, va ricostruita dalle fondamenta, non partendo dalla facciata. Ecco, speriamo solo non debba passare un altro anno e non debba esserci un’altra Svezia per capirlo.

Italia- Svezia un anno dopo: cosa (non) è cambiato
Fonte: goal.com

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