Privatizzazioni, il governo mette in vendita l’Italia

0
1073

Verranno cedute anche le partecipazioni in Grandi stazioni, Fincantieri, quote di Eni e della holding reti.

Fu il 1993 l’alba delle privatizzazioni italiane con lo slogan ricorrente “oltre i Bot i Credit” e ci fu anche la comparsa sul mercato del Credito italiano, una delle cosiddette “banche di interesse nazionale”. Sono passati 20 anni e siamo pronti a vedere una nuova stagione. Lo start prevede un piano che punta a 10-12 miliardi di euro di incassi nel 2014, e la vendita delle quote di 8 società pubbliche. Il ricavato verrà utilizzato metà per ridurre il debito pubblico e metà per tagliare il deficit e poter rispondere  alle critiche della commissione europea che ha ritenuto insufficiente il pur faticoso (per i cittadini) piano varato con la legge di Stabilità. La stella polare sarà quindi quella riguadagnare i margini di flessibilità sulla spesa per investimenti nel 2014 (si parla di circa 3 miliardi in più),  che spetterebbero all’Italia perché è uscita dalla procedura di deficit eccessivo, ma che la commissione europea  è restia ad autorizzare in mancanza di misure convincenti per la riduzione del debito e del deficit.

In relazione a queste considerazioni il  Consiglio dei ministri, alla vigilia della riunione dell’Eurogruppo alla quale parteciperà il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, ha preso  coscienza di una relazione dello stesso Saccomanni sulle privatizzazioni, nella quale si affronta l’opportunità di mettere in vendita quote di società pubbliche senza andare a toccare la quota di controllo delle stesse. Salvo un unica eccezione che riguarda il Gruppo Sace (assicurazione del credito, protezione degli investimenti, cauzioni e garanzie finanziarie) con la motivazione che non esistono in Europa gruppi assicurativi di crediti alle imprese che siano prevalentemente pubblici.

Le otto società interessate da questo nuovo piano sono:

1) Eni, società  petrolifera e del gas partecipata al 30,1% dal Tesoro e da, la Cassa depositi e prestiti (cdp)

2) Stm, holding italo-francese partecipata al 50% dal Tesoro, che controlla StmMicroelectronics, leader nella produzione di componenti elettronici a semiconduttori

3) Fincantieri, tra i leader mondiali della cantieristica, posseduta al 99,3% da Fintecna (Cdp);

4) Cdp Reti, il veicolo di investimento posseduto al 100% dalla Cassa depositi e presiti che ha acquisito l’anno scorso dall’Eni il 30% di Snam (gas);

5) Tag, la società partecipata all’89% da Cdp che gestisce in esclusiva il tratto austriaco del gasdotto che trasporta il gas dalla Russia in Italia;

6) Grandi stazioni, controllata al 60% dalle Ferrovie dello Stato per la gestione delle principali stazioni italiane;

7) Enav, la società per il controllo del traffico aereo al 100% del Tesoro;

8) Sace, gruppo per l’ assicurazione dell’export posseduto interamente da Cdp.

Il Ministro Saccomanni ha precisato che andrà sul mercato il 60% di Sace e di Grandi stazioni (che quindi verrà interamente privatizzata), il 40% di Enav, il 40% di Fincantieri e il 50% di Cdp Reti. Dell’Eni sarà invece ceduta una quota di circa il 3%, ma il Tesoro, precisa con una nota del ministero dell’Economia, che manterrà comunque «una partecipazione pubblica complessiva al capitale di Eni superiore alla soglia Opa (offerta pubblica di acquisto) del 30%». Questo perché, nel luglio 2012, l’Eni ha deliberato un piano di riacquisto di azioni proprie fino a un massimo del 10% del circolante che, una volta portato a termine, porterà la quota pubblica dall’attuale 30,1% a poco più del 33%. Il Tesoro, insomma, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo di una società strategica per gli interessi del Paese come l’Eni.

Riguardo invece a Stm e Tag non è stata invece ancora presa una decisione sulla quota da cedere. La motivazione e che sull’intero pacchetto e sulle singole operazioni dovrà esprimersi il comitato per le privatizzazioni presieduto dal direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via e in cui altri 4 membri saranno nominati prossimamente proprio da Saccomanni.

 Le prime operazioni dovrebbero partire all’inizio del 2014. Quello che ci si chiede adesso è tutte queste misure soddisferanno Bruxelles e alleggeriranno il peso della spada di Damocle impostaci dall’Europa?

LASCIA UN COMMENTO