Se alla fine uccide più il “guanto” della spada

Se solo i Teo-con Californiani avessero saputo che per far estinguere il demoniaco rovello dell’industria pornografica dalle loro sacre lande sarebbe bastato supportare le politiche sul sesso sicuro, quanta fatica avrebbero risparmiato lo sanno solo loro. Cane scaccia cane, combattere fuoco con il fuoco, dice il detto popolare ed in questo caso si rivela prontamente profetico. Ma andiamo con ordine che altrimenti si perde il famoso filo e poi Arianna si dispiace. 

Lo scorso anno il sindaco di Los Angeles, Antonio Villaraigosa, ha firmato il provvedimento adottato dal Consiglio Municipale, promosso dalla Aids Healthcare Foundation ed approvato da un referendum popolare con il 57% dei voti che obbligava gli attori porno ad indossare “protezioni” adeguate. Va preso in considerazione che la Contea di L.A. è sostanzialmente la capitale Statunitense del porno ed ospita approssimativamente il 90% dei film hard girati negli USA, principalmente nella San Fernando Valley. Parliamo di numeri, anzi, dimensioni esorbitati crea 10.000 posti di lavoro in tutti gli Stati Uniti fra attori, truccatori, tecnici delle luci ed indotto vario con un giro di affari, solo nella Contea di L.A., intorno agli 8 miliardi di dollari se consideriamo film, internet, download, sextoys, clubs etc. Un anno dopo si contano le vittime e si sussurra di un vero e proprio sexodus (trad. sessesodo). Le stime effettuate dalla “film LA”, organizzazione privata che rilascia i permessi di filmare nella Contea di Los Angeles, parlano di una riduzione di richieste del 95% (da circa 480 autorizzazioni rilasciate nel 2012 a solo 24 nei primi nove mesi del 2013) sebbene dicano di perdere questi dati come puramente approssimativi dato che, prima dell’entrata in vigore della nuova legge, nessuno si era mai premunito davvero di calcolare il numero effettivo delle richieste rilasciate per film porno. L’organizzazione sindacale che rappresenta l’industria dei film per adulti, la “Free Speech Coalition”, attraverso la sua portavoce Diane Duke afferma che la legge sta costando cara alla Contea: un permesso per girare costa circa 1.000$ e, se le stime sono vere, ad oggi l’erario locale ha perso circa 456.000 dollari di contributi. Molti produttori si stanno infatti spostando in Contee o Stati limitrofi mentre molte produzioni minori o stanno addirittura optando di non chiedere permessi per non finire nel mirino della nuova legge. Tutto è nato dal panico scatenato nell’ambiente dalla scoperta nel 2004 di cinque attori risultati positivi al test dell’HIV che ha causato dapprima la decisone di sospendere le riprese per un mese e poi provare in via sperimentale l’utilizzo dei preservativi.  La decisone si è rivelata un fiasco totale con un calo immediato delle vendite. Da allora è stato optato per il mantenimento di uno screening sanitario ogni 28 giorni (dopo il 2010 il periodo è stato ridotto a 14 giorni) ed è comprensibile, alla luce delle esperienze passate, il perché di tanta opposizione ad un provvedimento che, a tutti gli effetti, sembrerebbe del tutto logico. La decisione di fuggire dai costi maggiori è ancora più comprensibile se sommato alla fisiologica crisi economica che ha colpito l’industria della pornografia dalla nascita dei “porno-tubes” gratuiti ed un ulteriore taglio del margine di guadagno metterebbe definitivamente a 90°… Celsius tutto il settore dei film per adulti.

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