Regno Unito sotto shock: ” Mamma, arrivano i bulgari!”

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 Con le nuove direttive europee sull’immigrazione dall’altra parte della manica si scatena la psicosi da invasione, il presidente Cameron in prima persona monitora i flussi provenienti da Romania e Bulgaria.

Dal primo gennaio 2014 l’UE ha esteso a bulgari e rumeni la possibilità di lavorare liberamente in tutti gli stati europei equiparando la libertà di movimento di tutti gli altri cittadini europei. Questo ha messo in serio allarme i cittadini del Regno Unito, primo fra tutti il loro premier, David Cameron, che da mesi agita lo spettro dell’invasione bulgaro-rumena. Il leader conservatore si è eretto a paladino degli “autoctoni” insistendo in diversi interventi in parlamento contro i migranti che – a suo dire – farebbero “turismo dei sussidi”, cioè arriverebbero in massa per godere dei benefici del welfare britannico.

Per arginare la “marea”, Cameron ha predisposto alcune misure di contenimento: a partire dal 2014, infatti, i cittadini UE dovranno attendere tre mesi prima di avere il sussidio di disoccupazione o l’assegno familiare.

I bulgari ritengono che questa sia solo una trovata politica. ” Non credo che i bulgari siano così interessati alla restrizione dei benefit per chi migra in Inghilterra, è solo un discorso politico”, dice Nadia studentessa di Sofia.

Con questi provvedimenti, i conservatori sembrano in realtà voler arginare il successo elettorale dell’Ukip, il partito nazionalista e xenofobo in ascesa nei sondaggi.  Se andiamo a vedere nel dettaglio cosa è veramente cambiato con l’arrivo del 2014 e quali sono stati i dati della recente storia europea vediamo che l’allarmismo del governo inglese è più propagandistico che reale.

La sindrome dell’invasione risulta un po’ esagerata. L’Economist (http://www.economist.com/blogs/blighty/2014/01/romanian-immigrantsad esempio, cita le statistiche del Labour Force Survey dell’Unione Europea: tra i cittadini comunitari emigrati oltremanica dal 2010 ad oggi, soltanto il 2% ha richiesto sussidi di disoccupazione, assegni familiari e altri contributi; inoltre, secondo i dati del National Insurance (l’equivalente britannico dell’Inps, che registra tutti i lavoratori subordinati) negli ultimi anni la vera invasione arriva dal sud Europa, i nostri concittadini ad esempio iscritti sono passati dai 25.800 del 2012 ai 39.400 nel 2013, con un incremento del 52 per cento in un anno. Nello stesso arco di tempo, i lavoratori spagnoli sono aumentati del 40%, i portoghesi del 45%, i greci del 31%.

Angel, pittore di Plovdiv dice: “Gli allarmismi di Cameron mi fanno davvero sorridere, gli abitanti della Bulgaria intera sono meno degli abitanti della sola Londra. E la gran parte dei cittadini qui non ha nessuna intenzione di spostarsi, ha famiglia o è troppo grande”.

Ivan, ingegnere a Sofia racconta: “Mio fratello è a Londra da almeno 3 anni, non mi sembra che questi provvedimenti siano realmente necessari. Francamente non capisco perchè gli inglesi si lamentano tanto di qualcosa che non cambia nella sostanza moltissimo”.

Vediamo nel dettaglio cosa è realmente cambiato. Il 25 aprile 2005, l’Unione Europea firmò a Lussemburgo il trattato che sanciva l’ingresso della Romania e della Bulgaria nello spazio UE, fissando la data dell’adesione al 1 gennaio 2007. Da quel momento, i rumeni e i bulgari sarebbero diventati cittadini comunitari a tutti gli effetti, titolari dei medesimi diritti garantiti agli altri paesi dell’Unione. Tra questi diritti erano e sono compresi la libertà di circolazione e la libertà di impresa. Tuttavia gli Stati Membri avevano la possibilità di mantenere alcuni vincoli all’esercizio del lavoro subordinato, il che significa che i cittadini provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania avevano il diritto di commerciare liberamente o di esercitare attività di lavoro autonomo ma non potevano stipulare regolari contratti di lavoro. L’Italia ha rimosso questi vincoli nel 2012 mentre altri paesi, come l’UK e la Germania, li hanno mantenuti, mentre dovevano obbligatoriamente farli cessare.

In poche parole, l’ingresso e il soggiorno in tutti gli Stati Membri era ed è un diritto di rumeni e bulgari e dopo il 2007 non è mai stato soggetto ad alcun vincolo. I migranti potevano entrare in, e uscire da, qualsiasi paese europeo, e potevano anche aprire aziende e attività commerciali o professionali (ivi compreso il mestiere di idraulico, purché a partita Iva…).

Che senso avrebbe avuto la proposta di Cameron di mantenere in vigore le restrizioni? I rumeni e i bulgari sarebbero comunque emigrati, come è avvenuto fin ora, ma senza la possibilità di lavorare regolarmente avrebbero solo alimentato lavoro nero, sommerso o semisommerso. Di certo, ciò che è rilevante è che anche nel super democratico Regno Unito i politici usano i dati in loro possesso per un tornaconto elettorale che va oltre una vera politica per l’immigrazione. E questa è una caratteristica di ogni governo del vecchio continente.

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