Kung Fu Renzi

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Civati Chi? Cuperlo Chi? Non scherziamo. La rinascita del Pd(r), il Partito Democratico Renziano, era nell’aria da tempo. Non bisognava essere dei geni per capire che il nuovo segretario, con due colpetti sicuri, avrebbe messo k.o. tanto il vecchio Gianni, quanto il bischero Pippo.

L’invitto D’Alema ha trovato il suo avversario. Da ora in avanti, quando vorrà far valere le sue ragioni, sarà costretto a metterci la faccia, anzi il baffetto. Matteo Renzi vuole essere solo la pedina di se stesso. Il Pd è avvertito.

La tiepida sinistra italiana era alla ricerca del leader perduto. L’ha trovato. Ora può gioire. Finalmente un suo rappresentante riesce a brillare più degli altri, oscurando de facto il Presidente del Consiglio Letta, che molti considerano in stato politico vegetativo.

Renzi ha lavorato duro per caratterizzare il suo personaggio: dialettica altamente riconoscibile, (parla a macchinetta), condita da termini e frasi che si ripetono continuamente, come “giochini”, “inciuci” e l’immancabile “venga a fare il sindaco”, che rinvigorisce ogni concetto espresso.

Look casual, generalmente camicia bianca arrotolata sulle maniche, non senza cravatta. Capello con risvoltino. Gesticolazione assidua, in cui spicca il dito indice, puntato spesso contro il suo interlocutore. Volto vispo, a tratti teatrale, attraente nella sua imperfezione.

Al contrario, Cuperlo e Civati hanno un carisma paragonabile a quello di uno gnu indifeso, accerchiato dai leoni  nel mezzo della savana. Renzi, dopo la sconfitta dello scorso anno, è invece tornato in campo con gli artigli e una buona dose di fanatismo, necessari a sbaragliare quelli che in teoria non sarebbero dovuti essere proprio dei “concorrenti”.

E’ inevitabile che la renzifobia mieta le sue prime vittime proprio all’interno del suo stesso schieramento, in cui i dalemiani e bersaniani sono sempre stati abituati a comandare. Ce ne dà conferma l’ex Presidente del Pd Cuperlo, che nella sua lettera di dimissioni rende nota la promessa di continuare la sua battaglia “all’interno” del partito (del partito! Lo sottolineiamo).

La collera dei compagni è salita alle stelle dopo l’incontro fra Renzi e Berlusconi per l’accordo sulla legge elettorale, che intanto ha già incontrato i suoi oppositori, convinti che dietro l’Italicum si potrebbe nascondere un  Cinghialum, parente alla lontana del Porcellum.

Fatto sta che in tale occasione è stato Berlusconi a recarsi da Renzi e non viceversa. E questo non è un particolare da poco. Come dire, il giaguaro è andato a farsi smacchiare volontariamente.

Renzi si è guardato bene dal creare un nuovo partito, mossa rischiosissima. Ha preferito attutire il colpo della prima sconfitta, reinventarsi un po’ e poi ripartire in quinta accalappiandosi l’elettorato di sinistra.

A lungo andare, il successo del sindaco più famoso d’Italia non è però garantito, perché la sua ibrida figura politica è fondamentalmente un’incognita. Cavalcare l’onda per più di una legislatura non è cosa semplice.

Presto qualcuno potrebbe fargli pagare caro, magari quando meno se l’aspetta, quella “profonda sintonia” che ha spregiudicatamente cercato con il Cavaliere.

Detto ciò, se un alieno sbarcasse ora nella nostra Penisola, voi come glielo spieghereste che l’onnipresente Renzi è solo il Segretario di un partito e non va confuso con il nostro Presidente del Consiglio Letta? La sua risposta potrebbe essere la seguente: “Letta Chi?

A cura di Silvia Di Pasquale.

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