Donne che comandano sul serio. Altro che quote rosa

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Donne al comando. Il comando vero. Dal Sud America all’Africa, ma anche in Asia. In Europa la Merkel leader indiscusso in Germania e non solo.

Sono passati quasi 68 anni dalla nascita della Repubblica Italiana. Si sono susseguite 17 legislature e 63 governi, iniziando a contare dal “De Gasperi  II” del 13 luglio 1946, primo governo della Repubblica Italiana. Eppure, ancora oggi, le nostre parlamentari sono costrette ad elemosinare il riconoscimento sulla parità di genere durante una riforma elettorale. In alcuni Paesi europei, le quote di genere sono stabilite per legge. In altri, sono adottate dai partiti, in base a un regolamento interno. Il dibattito rimane comunque aperto. Intanto nel resto del mondo non mancano esempi di donne che conquistano il ruolo di Capo di Stato.

Nella Camera dei Deputati italiana, che pochi giorni fa ha bocciato le “quote rosa”, le donne sono solo il 31% del totale (197 su 630). Ma attenzione, in Francia, nell’Assemblea Nazionale, la camera più importante del Parlamento, su 577 seggi, solo 155 sono occupati da donne (27%). In Gran Bretagna, nella Camera dei Comuni sono 146 su 650 (22%). Nella vicina Spagna va un po’ meglio, poiché le donne, nel Congresso dei Deputati, sono 126 su 350 posti (36%).

Angela Merkel
Angela Merkel

Stessa situazione in Germania dove, nel Bundestag, le quote rosa occupano sempre un 36% del totale (229 su 631 seggi). Nel magro Parlamento unicamerale della civilissima Danimarca, composto da soli 179 deputati, le donne rappresentano invece quasi il 39% del totale (70 su 179). Meglio ancora in Norvegia, dove toccano il 40% del totale (67 su 169). Ancor più alte in Svezia, dove nel Riksdagen, l’assemblea legislativa, le donne sono ben il 45% (157 su 349 deputati). E’ però altrove nel mondo che dobbiamo guardare, per avere prova dei massimi livelli istituzionali raggiunti dalle donne. Ci riferiamo alle varie presidentesse, che nel tempo si sono guadagnate l’appellativo di “ladies di ferro”.

In Cile è iniziato il secondo mandato alla Presidenza di Michelle Bachelet, prima donna a presiedere la Camera Alta Cilena nei suoi due secoli di storia. Dopo il golpe di Pinochet del 1973, restò in Cile, combattendo in clandestinità, fino a quando venne arrestata nel 1975, detenuta e torturata con sua madre. Va detto però che nel Paese sudamericano le quote rosa non brillano all’interno del Parlamento: sono infatti solo il 15,9% dei seggi. In generale, le lavoratrici cilene guadagnano il 37% in meno rispetto agli uomini. Sebbene la situazione appaia contradditoria, rimane il fatto che una donna, per altri 4 anni, sarà al vertice dello stato.

“La Presidenta” per antonomasia rimane lei, Cristina Fernandez Kirchner, classe 1953, Capo di Stato dell’Argentina, in carica dal 2007, dopo la rielezione nel 2011. Succeduta al marito Néstor, di cui è vedova dal 2010, la Prima Signora del Paese sudamericano ha tanti sostenitori quanti oppositori. Storica la frase da lei pronunciata qualche anno fa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, ovvero “La Fifa è meglio del FMI”, alludendo al fatto che la Federazione Internazionale delle Associazioni Calcistiche avrebbe avuto più successo nell’organizzare i mondiali di calcio, che il Fondo Monetario Internazionale nel riorganizzare l’economia internazionale nel corso degli ultimi 20 anni.

DILMA ROUSSEFF, CRISTINA KIRCHNER, MICHELLE BACHELET2
Bachelet, Kirchner, Rousseff

La Presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, 67 anni, è l’altra “lady di ferro” sudamericana. Una donna dura, come lei stessa si definisce; mamma e nonna, due separazioni alle spalle, un cancro sconfitto e un background che farebbe abbastanza sotterrare le nostre deputate: ex guerrigliera, ha conosciuto il carcere e le torture nel periodo della dittatura militare. I media della Bulgaria, paese d’origine di suo padre, l’hanno descritta in passato come la “Margaret Thatcher brasiliana”. Dilma guida uno degli stati più popolati della terra, con una superficie di 8.514.877 km²(pari al 47% del territorio sudamericano).

Dall’8 maggio 2010, Laura Chinchilla Miranda è la prima costaricana ad occupare la carica di Capo di Stato, da quando le donne ottennero il diritto di voto nel 1949. Non è favorevole al matrimonio gay, sebbene abbia reso nota la sua convinzione rispetto al fatto che sia necessaria una forma di tutela giuridica che protegga i diritti patrimoniali delle coppie omosessuali. E’ contraria all’aborto, che nella cattolicissima Costa Rica è proibito persino in casi di violenza sessuale.

Anche in Africa ci sono delle Presidentesse. In Malawi, “Sua Eccellenza” Joyce Banda, molto apprezzata all’estero più di quanto lo sia all’interno del suo paese,  è in carica dal 2012, scelta dal governo come successore del defunto Bingu wa Mutharika. L’Unione Africana non le perdona la legge varata nel agosto 2012 ai danni degli investitori Cinesi, considerati ormai il più importante partner commerciale del Continente.

Ellen Johnson Sirleaf
Ellen Johnson Sirleaf

Ellen Johnson Sirleaf, Nobel per la Pace nel 2011,  è invece a capo della Liberia dal 2006. Notoriamente filo-americana, tra i partecipanti stranieri alla cerimonia del suo insediamento c’erano niente meno che Condoleezza Rice e Laura Bush. La prima Presidentessa della storia africana, meglio nota come “The iron lady of Africa”, è divorziata, ha 4 figli e sei nipoti. Dallo scorso 20 gennaio, Catherine Samba-Panza, soprannominata “Madre Coraggio”, è invece la nuova Presidentessa della Repubblica Centrafricana. Al suo governo di transizione spetterà il duro compito di pacificare il paese in balia da quasi un anno di un conflitto civile.

Tornando all’Europa, Dalia Grybauskaité, classe 1956,  è dal 2009 il Capo di Stato della Lituania. Figlia di un elettricista/camionista, appassionata di karate, è stata Vice Ministro lituano degli Affari Esteri, Ministro delle Finanze e Commissario europeo per la Programmazione Finanziaria ed il Bilancio. Anche la Repubblica del Kosovo ha la sua “lady di ferro”, Atifete Jahjaga, prima donna a ricoprire questa carica; musulmana, vice direttore della polizia, è una fautrice dell’entrata del Kosovo nell’Unione Europea.

Spostandoci infine in Asia, Park Geun-hye, figlia dell’ex dittatore Park Chung-hee, è l’attuale Presidentessa della Corea del Sud. Rappresentante del Saenuri Party, partito conservatore, è laureata in ingegneria elettronica presso l’Università di Sogang. Sua madre è stata assassinata nel 1974; stessa sorte per il padre nel 1979.

Ovviamente queste potenti cape di stato non sono eterne. Alla scadenza dei vari mandati, potrebbe tornare un uomo a occupare il posto di ognuna di loro, così come un’altra donna. Più improbabile che tale alternanza si abbia nel nostro Paese, in cui possiamo aspirare al massimo ad avere una donna come Presidentessa della Camera.

Non dovremmo certamente raggiungere cariche di alto livello, per il solo fatto di essere individui di sesso femminile, questo è vero. Ma, sarebbe giusto altresì chiedersi per quale motivo in Italia, da più di mezzo secolo di Repubblica, è dato per scontato che una donna sia inadatta a priori per il ruolo di Presidente del Consiglio o per quello di Presidente della Repubblica. Sembrerebbe un problema culturale, prima ancora che politico. Come abbiamo avuto modo di vedere, il problema non è solo italiano, tutt’altro.

I casi esaminati di Presidentesse nel mondo rimangono ovviamente una minoranza del totale. Considerando però l’importanza economica del Cile, del Brasile e dell’Argentina nel continente sudamericano e della Corea del Sud nello scenario asiatico, il loro peso non è nullo. Se poi a queste  aggiungiamo l’importanza della titanica cancelliera tedesca Angela Merkel, della direttrice operativa del FMI, Christine Lagarded, e delle varie donne Primo Ministro nel mondo, lo scenario globale della partecipazione femminile ai vertici della politica risulta lievemente meno tragico, ma non questo positivo. #sipuòfaredipiù

A cura di Silvia Di Pasquale.

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