Moretti: “vado via se mi tagliano stipendio”. Magari

Mauro Moretti, a.d. di Ferrovie non ci sta al taglio degli stipendi dei manager pubblici e minaccia di andare all’estero. Sarebbe una buona notizia.

Periodicamente un personaggio pubblico, politico o statale se ne esce con qualche dichiarazione che fa discutere. Viene il dubbio che sia tutto pilotato per scagliare la rabbia dei cittadini verso una persona specifica facendo distogliere l’attenzione da altre questioni. Ultimo intervento in tal senso lo ha fatto l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti. Alla notizia di possibili taglia agli stipendi dei manager pubblici secondo la prossima spending review, mr. Treno ha detto quanto segue:”Lo Stato può fare quello che desidera: sconterà che una buona parte di manager vada via, lo deve mettere in conto” – e continua ” Io prendo 850 mila euro l’anno, il mio omologo tedesco ne prender tre volte e mezzo tanti: siamo delle imprese che stanno sul mercato ed è evidente che sul mercato bisogna anche avere la possibilità di retribuire, non dico alla tedesca e nemmeno all’italiana, ma un minimo per poter fare sì che i manager bravi vengano dove ci sono imprese complicate e dove c’è del rischio ogni giorno da dover prendere”.

Ora prima di indignarci per queste parole, riflettiamo, e ragionando su un mix di dati ed esperienza personale, di rapporti tra i cittadini e le ferrovie italiane, valutiamo se Moretti merita o no questo stipendio. La risposta senza giri di parole e attenuanti è una sola: NO. No perchè se vi capita di usare il treno, in particolare da Roma in giù conoscete benissimo le condizioni in cui si viaggia. Iniziando dai pendolari e della loro Odissea quotidiana. I treni italiani, quando partono, sono fatiscenti, senza servizi igienici, la sicurezza spesso è un optional. Per un portatore di handicap la situazione è ancora più pesante. Ma il peggio dei treni italiani lo si trova in quelli che vanno da nord verso sud e viceversa. Prima esisteva la Freccia del Sud, ora non più ma la situazione non è cambiata. Ci troviamo di fronte a veri e propri carri bestiame a cui si è cercato di trovare soluzione introducendo la prenotazione obbligatorio del posto, come se fosse una trovata illuminante e non una cosa normalissima. Praticamente non c’era nessun limite ai passeggeri che potevano salire su un treno, senza posto, o meglio il posto era in piedi, c’è chi partiva da Milano per arrivare in Sicilia e se ne stava nel corridoio, 20 ore. Pulizia dei vagoni non quotidiana, nessun servizio a bordo, personaggi tipici come venditori di viveri liberi di poter mercanteggiare, ladri e truffatori professionisti trovano sui treni italiani un territorio amico, anzi una terra di nessuno. Moretti spesso si è difeso dicendo che i biglietti italiani sono i meno cari. Può essere, ma viste le condizioni dovrebbero essere i passeggeri ad essere pagati o essere rimborsati direttamente tramite vaccinazioni e disinfettanti. Il treno è un mezzo di trasporto eccezionale, ma in Italia oltre le infrastrutture c’è un limite culturale. Molte persone preferirebbero pagare anche di più in cambio di cose normalissime come puntualità, velocità, pulizia e facilità di collegamenti. In Sicilia stanno chiudendo tutte le stazioni, la rete ferroviaria è ferma a qualche secolo fa e l’oligopolio dei bus pubblici e privati fa il resto. Se Moretti vuole andare via lo faccia, ma si ricordi che all’estero non esistono le nomine politiche, il posto e lo stipendio si misurano in base alla competenza e ai risultati.

Tag

  • ferrovie
  • mauro moretti
  • spending review
  • trenitalia
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Potrebbe interessarti:

Contatti

Seguici su:

articoli più letti

Testata registrata al Tribunale di Roma in data 5/04/2016 | Fatto con da TechSoup