Blitz all’aeroporto di Entebbe

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Il 4 luglio 1976 ebbe luogo l’Operazione fulmine, ovvero il raid delle forze armate israeliane nell’aeroporto della città ugandese di Entebbe per liberare i passeggeri di un volo Air France sequestrati da dirottatori palestinesi.

L’operazione si svolse nell’ambito del conflitto arabo-israeliano. Qualche giorno prima, un aereo della Air France proveniente da Tel Aviv, aveva decollato da Atene alla volta di Parigi con a bordo 260 persone. Quattro dei passeggeri erano terroristi, due appartenenti al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e gli altri due appartenti alla Revolutionäre Zollen tedesca, che dirottarono l’aereo facendolo atterrare a Bengasi. Appoggiati dal dittatore ugandese Idi Amin, l’aereo ripartì alla volta di Entebbe. I dirottatori liberarono un centinaio di passeggeri, trattenendo all’interno del terminal quelli israeliani minacciando di ucciderli. Il governo di Israele quindi iniziò le trattative per il rilascio degli ostaggi ma, non essendo riuscito nel suo intento organizzò un intervento militare. Le forze armate israeliane si servirono di quattro aerei per atterrare a luci spente a Entebbe, dove simularono l’arrivo del presidente Amin. Gli israeliani riuscirono così a raggiungere gli ostaggi ordinando loro in ebraico di mettersi a terra. Uno degli ostaggi, forse perché non aveva capito l’ordine, rimase in piedi e venne ucciso dai militari. La stessa sorte toccò ai dirottatori, mentre gli altri militari organizzavano subito lo spostamento degli ostaggi liberati. I militari ugandesi, accortisi dell’inganno, cominciarono a sparare colpendo a morte due ostaggi e il comandante israeliano Netanyahu, fratello del futuro Primo Ministro Benjamin. In suo ricordo l’operazione venne ricordata come “Operazione Yonatan”. Il governo ugandese chiese una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per condannare il raid, ma non ne derivò alcuna condanna per gli israeliani.

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