Frankenstein Junior: spaventosamente comico

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Il capolavoro di Mel Brooks e Gene Wilder Frankenstein Junior compie 40 anni

Una parodia sì, ma non del romanzo di Mary Shelley. A essere trasposte in chiave comica sono le versioni cinematografiche. Nei confronti del libro, è più corretto parlare di omaggio. Una rielaborazione in chiave genialmente umoristica di una delle più grandi opere letterarie della storia. “Frankenstein junior” ha compiuto quarant’anni e lo scorso 9 settembre è stato celebrato con una proiezione in pompa magna presso l’”Academy of Motion Pictures Arts and Sciences”.

Ideato da Gene Wilder nel 1974, “Young Frankenstein”, questo il titolo originale, viene scritto a quattro mani dallo stesso Wilder (che lo interpreta) e da Mel Brooks (che lo dirige). Rifiutato dalla Columbia e accettato dalla 20th Century Fox, diventa il capolavoro assoluto della filmografia del regista newyorkese.

Gene-Wilder-e-Marty-Feldman-Frankestein-junior_h_partb“Se fosse stato a colori lo avrebbero celebrato vent’anni fa” ha dichiarato con sarcasmo Mel Brooks a margine della proiezione speciale a Hollywood. Probabilmente è vero. Un film comico in bianco e nero negli anni ’70 è una scelta decisamente azzardata. Ma è questa una delle chiavi del suo successo senza tempo. Inizialmente si pensa di girare un prologo in bianco e nero e il resto a colori. Ma gli autori sono irremovibili: se deve essere una parodia dei film su Frankenstein con Boris Karloff degli anni ’30, deve essere girato nello stesso modo. Dunque bianco e nero, nebbia, ombre, taglio espressionista, scenografie gotiche. La chiave del film non è “come fare ridere” spiega Gene Wilder “ma come renderlo reale, in modo che farà ridere di più”. Wilder vorrebbe comunque rendere ogni singola scena più comica e farsesca possibile. Mel invece insiste sulla visione d’insieme. Il risultato è una delle migliori commedie della storia del cinema.

Frankenstein juniorNella corsa all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale 1975, “Frankenstein Junior” viene battuto da “Il Padrino parte II”. Rimane comunque un capolavoro di filologia cinematografica. Sono insuperabili le citazioni in chiave comica tratte dalla serie di Frankenstein diretta quarant’anni prima da James Whale e da Rowland Lee: la “creatura” e la bambina; il cieco (un sorprendente Gene Hackman, che ha chiesto con insistenza un ruolo all’amico Wilder); “La moglie di Frankenstein” (con tanto di acconciatura elettrificata), interpretata da uno dei più grandi talenti comici femminili dell’epoca, Madeleine Kahn; l’inflessibile commissario capo della gendarmeria, Kenneth Mars, già co-protagonista nel 1968 di “Per favore non toccate le vecchiette”, con Gene Wilder e Zero Mostel, film con cui l’esordiente regista Mel Brooks vince l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Sono sicuramente gli attori uno dei punti di forza: nei ruoli principali, il protagonista è affiancato da Peter Boyle, persona incredibilmente taciturna nella vita, dunque perfetto per il ruolo del mostro silente; il popolarissimo caratterista inglese Marty Feldman che ruba la scena a tutti con il suo “Aigor”; l’assistente Teri Garr, che ha l’idea di convertire il suo personaggio all’accento tedesco; Cloris Leachman nel ruolo della diabolica governante Frau Blücher.

frankenstein juniorIn ultima analisi, “Frankenstein Junior” , come sempre nella filmografia di Mel Brooks, basa la sua comicità soprattutto sul tema dell’emarginazione. Nessuno sbandamento impegnato, sia chiaro. Ma ancora una volta, l’ex-re di Broadway mette al centro delle proprie parodie metacinematografiche la figura di un escluso, rifiutato dal mondo circostante. “La creatura” di Peter Boyle è uno spostato, come lo sceriffo di colore di “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”; come il protagonista schizofrenico dell’hitchcockiano “Alta tensione”; come il miliardario che conosce la povertà in “Che vita da cani!”, dedicato al cinema di Frank Capra; come gli eterni peones de “La pazza storia del mondo”. Del resto non è un caso se, come produttore, Mel Brooks abbia realizzato film anche molto lontani dal genere comico, come “Frances”, “I guerrieri del sole”, “84 Charing Cross Road”, o addirittura “La mosca” di David Cronenberg e “Elephant man” di David Lynch. Un comico che ha sempre avuto bisogno di un lato serio insomma, tanto da sposare Anne Bancroft, la Mrs. Robinson de “Il laureato”…

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