Se tutto va male divento famoso! Ridere della crisi

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Se tutto va male divento famoso

Ancora pochi giorni a disposizione per andare a vedere la commedia “ Se tutto va male divento famoso! ”, scritta e diretta da Gabriele Pignotta. In scena al Teatro Ghione di Roma fino al 9 novembre

Sono trascorsi quattro anni da quando andò in scena per la prima volta la commedia  Se tutto va male divento famoso! , scritta e diretta da Gabriele Pignotta. Un testo che l’autore e interprete romano si è sentito di riportare ora a teatro: mai come in questi mesi, infatti, i temi del lavoro e della disoccupazione sono stati tanto drammaticamente attuali. Gli scontri continui fra Governo e sindacati, la pubblicazione dei dati Istat che fotografano un livello occupazionale allarmante, le manifestazioni di piazza, la precarietà e le discussioni sull’articolo 18 riempiono quotidianamente le pagine dei giornali. È vero, sono trascorsi quattro anni eppure sembra che nulla sia cambiato: un Paese immobile, soffocato dalle polemiche e incapace di mettere in piedi una seria riforma del lavoro. A farne ovviamente le spese i cittadini.

GabrielePignottaLa storia contemporanea è, dunque, una palude Stigia in cui, ancora una volta, Gabriele Pignotta e la sua compagnia (Siddartha Prestinari, Fabio Avaro e Cristiana Vaccaro) camminano in punta di piedi per raccontare, a modo loro, la situazione dei lavoratori in Italia, riflettendo sulle vie alternative che questo povero Paese martoriato riesce ancora a offrire. Non dardi avvelenati, appunto, ma riflessioni. Perciò non deve stupire il tratto di penna con cui è stata scritta la sceneggiatura: leggero, garbato ma pungente, non distruttivo ma propositivo, a tratti dissacrante. Nessuno strale o invettiva gratuiti contro il mal governo, nel senso più ampio del termine, ma voglia di riscatto e di un nuovo corso.

Lo spettacolo è incentrato su quattro amici e colleghi che, impiegati in una grossa multinazionale colpita dalla crisi economica, sono messi improvvisamente in cassa integrazione. Quando la speranza di essere riassunti è ormai agli sgoccioli, decidono di rimboccarsi le maniche e provare a risalire la china. Ognuno seguendo il proprio istinto e sensibilità, anche reinventandosi. Purtroppo i risultati sperati non arrivano e così, stremati ma non scoraggiati, decidono di assecondare l’idea “stravagante” di Jacopo (Gabriele Pignotta): partecipare a un talent show e vincere il montepremi di 300.000 euro per finanziare il progetto di Micaela (Siddharta Prestinari).

I protagonisti, tolte cravatte e tailleur, si chiudono allora nell’appartamento-garage di Jacopo, allestito per l’occasione come sala prove, in cerca dell’idea vincente che gli permetta di superare le selezioni del popolarissimo programma televisivo. Per loro, gente senza alcun particolare talento e cresciuta “a pane ed Excel”, è un’impresa non da poco. Basteranno quindi la buona volontà e un pizzico di inventiva a riscattare i quattro disoccupati?

Nel suo viaggio alla scoperta degli italiani e della realtà in cui quotidianamente si calano appena scendono dal letto, Gabriele Pignotta raggiunge l’apice proprio con “Se tutto va male divento famoso!”. Assodato lo stile di regia che ammicca al mondo del cinema e in particolare alla commedia contemporanea, evidente soprattutto nel ricorso alla voce narrante fuori campo e al modo di tessere le fila della narrazione, lo spettacolo ha rappresentato un salto di qualità del regista e interprete romano. Il quale ha dimostrato un’apprezzabile maturità intellettuale andando a toccare alcuni dei temi più scottanti senza cadere in banalismi, in giochi scontati sugli stereotipi e in un tipo di comicità più penetrante e non stucchevole, come era capitato invece in altri suoi testi teatrali.

Così già dalle parole del titolo emergono la sottigliezza e il sarcasmo che saranno uno dei fili conduttori dello spettacolo: l’importanza dell’apparire piuttosto che dell’essere, i tentativi spasmodici di finire in televisione perché l’unico mondo che veramente appaga e arricchisce (il portafogli, non necessariamente lo spirito). Ma il talent show è per i quattro disoccupati un pretesto per rimettersi in gioco e rinascere, uno specchio in cui guardarsi per la prima volta con onestà, l’occasione per mettersi a nudo e capire davvero cosa si vuole dalla vita. Ed ecco allora che i media divengono solamente il mezzo per un fine più nobile. “L’importante – scrive Pignotta – è non mollare di fronte a queste grandi difficoltà, ma al contrario a rimboccarsi le maniche e a sperare comunque e sempre  in un futuro migliore. In fondo se i quattro protagonisti di questa pièce teatrale ce la faranno allora forse una speranza c’è per tutti”.

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