Tor Bella Monaca, ritorna il centro antiviolenza

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tor bella monaca c.e.s.p.p.

Dopo un anno di battaglie riapre il C.E.S.P.P. di Tor Bella Monaca, un presidio fondamentale per tutte le donne vittime di abusi

Tor Bella Monaca è un quartiere all’estrema periferia di Roma. Una credenza popolare attribuisce il nome del quartiere a Santa Rita, la “Bella Monaca” che secondo il mito avrebbe soggiornato in zona nel lontano 1450, mentre in realtà deriva dalla Torre della famiglia Monaci, proprietaria del territorio negli scorsi secoli. La sua storia è lunga: passa dall’edificazione degli anni ’50 e l’espansione edilizia (spesso abusiva) degli anni ’60 alla proliferazione delle case popolari che hanno contribuito a stravolgere il quartiere iniziale e a creare la realtà difficile di cui sempre più spesso sono costretti a occuparsi i media locali e nazionali. Quel che ha accomunato le diverse fasi di espansione della zona è, tuttavia, lo spirito di solidarietà che ha sempre prevalso tra gli abitanti. Tor Bella Monaca oggi è conosciuto nel resto d’Italia come un quartiere segnato da  spaccio, criminalità e degrado. Questo perchè è vero, questi problemi ci sono e le cattive notizie, si sa,  trovano sempre più spazio rispetto ad altro sulle pagine dei giornali e nei programmi televisivi.

Abitanti che, oggi, conoscono bene le problematiche della periferia in cui vivono, le zone dalle quali tenersi lontani e, spesso, i criminali di cui parla la stampa, che non di rado possono esser addirittura i propri vicini di casa.

Ed è proprio da queste consapevolezze che è nato nel 2011 il progetto del “Centro di Supporto Psicologico Popolare” (CE.S.P.P.) struttura che per anni ha offerto ascolto e sostegno a livello popolare e alla portata di tutti, soprattutto contro la violenza alla Donna, ai minori, le discriminazioni di sesso e di genere, la solitudine. Il Centro Antiviolenza di Tor Bella Monaca è il simbolo che le strutture nate con scopi sociali funzionano, e anche bene, soprattutto in uno dei “quartieri più difficili della Capitale”.

stefania catalloEppure il C.e.s.p.p. ha rischiato di chiudere: nell’ultimo anno l’associazione si è vista sfrattata dai locali in cui era ospitata gratuitamente e, invece che mollare la presa, la Presidente Stefania Catallo insieme alle altre operatrici ha subito iniziato la sua battaglia. Una battaglia fatta di petizioni, lettere al Sindaco e incontri con le istituzioni. Una battaglia condotta per mantenere vivo un servizio che ha fatto tornare a vivere tante Donne nei due anni e mezzo di attività del Centro: più di 50 quelle aiutate, più di un migliaio quelle transitate anche solo per consigli o assistenza. Numeri importanti dunque, che hanno portato le Donne del centro a continuare il loro lavoro nelle proprie case durante il periodo di ricerca di una nuova sede e a far recepire la necessità di tale battaglia. Soprattutto questa tenacia ha permesso di arrivare, lo scorso 20 febbraio, ad inaugurare il nuovo centro antiviolenza “Marie Anne Erize”, dal nome della donna argentina, fatta sparire dal regime militare negli anni ’70.

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Il C.e.s.p.p. ha cambiato sede e nome ma l’impegno riparte da dove lo si era lasciato un anno fa: accoglienza e ascolto le parole chiave da cui riprendere. E la fondatrice lancia un nuovo appello: “ora abbiamo una sede ma le spese per rimetterla in sesto le abbiamo affrontate con i nostri averi. Serve un aiuto concreto. Qui manca tutto, dal riscaldamento, alla carta per scrivere, ai computer.” Se anche la ripartenza è dunque in salita la risolutezza che ha portato alla vittoria di questa prima lotta resta sempre fermamente salda in chi fa dell’aiuto alle vittime di abusi il suo baluardo: “Noi andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con competenza e professionalità, anche nei momenti più duri e difficili come questo lungo anno appena trascorso, nel nome dei diritti delle donne e anche di tutti quegli uomini che vogliono costruire una società più giusta e armonica per tutti.”

Per il momento non ci resta dunque che augurare buona fortuna al Centro Marie Anne Erize.

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