Allergie, è allarme in Italia

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Le allergie più frequenti tra quelle condizionate dai fattori climatici sono quelle respiratorie come asma, rinite ma anche congiuntivite ed dermatite atopica. I bambini sono sicuramente i più esposti

Per molti di noi l’arrivo della primavera significa dover fare nuovamente i conti con le allergie legate ai pollini. Dal XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC), ospitato nel Palazzo della Cultura e dei Congressi a Bologna, è emerso un dato preoccupante: ogni cambio di mezzo grado in più della temperatura farebbe aumentare da dieci a cento volte la quantità dei pollini nell’aria con conseguente incremento delle persone colpite dalle allergie.

In particolare, nel caso degli acari (Dermatophagoides pteronyssynus), la maggiore causa di allergia in Italia, le condizioni ottimali sono 25°C e umidità relativa 70-80%, ma diventano abbondanti già quando l’umidità relativa interna supera il 65% per alcune settimane e la temperatura supera i 22°C.

E’ per questo che la loro presenza raggiunge il culmine alla fine dell’estate: con un aumento costante della temperatura del pianeta ci saranno sempre di più estati più lunghe e di conseguenza maggiore quantità di acari nelle nostre case e alla fine più persone che soffrono di allergie respiratorie e cutanee, come rinite, asma ed eczema.

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Il Congresso bolognese, che si è concluso sabato 18 aprile, è stata un’occasione importante per discutere  delle patologie allergologiche e del sistema immunitario. Tra i temi trattati, largo spazio alle allergie alimentari, alla rinite allergica, all’asma bronchiale, alle allergie professionali, a quelle influenzate dalle condizioni climatiche e a quelle al nichel. Interessanti anche i focus sui disturbi del sonno e sull’inadempienza del paziente nei confronti della terapia prescritta.

“C’è stato un notevole salto qualitativo rispetto alle edizioni degli scorsi anni – ha dichiarato Giorgio W. Canonica, Neopresidente SIAAIC e Direttore Clinica Malattie Respiratorie e Allergologia dell’Università di Genova – quando i partecipanti si aggiravano attorno ai 400/450. Quest’anno, infatti, raggiungeremo quota 650/700 iscritti, quindi aumenteremo conseguenzialmente le sessioni, in modo che tutti possano seguire i topic principali. Tra gli approfondimenti più interessanti le sessioni relative alla diagnostica, in particolare quella molecolare, ma molto importante anche il focus sulla immunoterapia scientifica. Ricco il contributo sull’asma: parleremo dei nuovi farmaci e dei futuri anticorpi monoclonali. Ci saranno anche dei dibattiti sulle problematiche dei pazienti e degli eventi scientifici di training”.

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La maggior parte delle sostanze che scatenano le allergie più comuni come la rinite e l’asma allergico sono molto sensibili ai cambi climatici. Basti pensare ai pazienti che soffrono di allergie respiratorie nel periodo primaverile per i pollini che sono prodotti dalle piante in primavera e non inverno quando la temperatura è più bassa.

“In Italia non ci sono stime precise – ha spiegato Vincenzo Patella, Coordinatore Nazionale Task Force SIAAIC Cambiamenti Climatici e Ambientali e Responsabile Centro Aziendale Provinciale ASL Salerno per la Cura delle Malattie Allergologiche e Immunologiche Gravi – ma se consideriamo che circa il 20% della popolazione in Italia soffre di allergie ed una buona parte dei soggetti allergici con asma prima di un temporale aumentano il numero delle crisi asmatiche, parliamo quindi anche di più di due milioni di persone che a causa dei capricci del tempo possono improvvisamente peggiorare il loro stato di salute”.

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Le allergie più frequenti tra quelle condizionate dai fattori climatici sono quelle respiratorie come asma, rinite ma anche congiuntivite ed dermatite atopica. I bambini sono sicuramente più esposti alle riacutizzazioni durante i cambiamenti climatici anche perché sono anche i primi a subire l’effetto dell’inquinamento atmosferico.

“Oggi, a fronte di dati confortanti sulla possibilità di ridurre il maggior inquinante atmosferico prodotto dall’uomo che è rappresentato dalla anidride carbonica, ovvero il principale fattore che induce l’effetto serra, uno dei pericoli in futuro più preoccupante è l’inquinamento indoor – ha concluso Vincenzo Patella – Molte persone, soprattutto in età lavorativa, trascorrono tantissime ore in luoghi chiusi: ciò le espone ai danni ambientali dell’aria forzata, con numerosi inquinanti, in primo luogo il fumo passivo e il clima caldo-umido delle abitazioni, delle scuole e dei luoghi di lavoro (favorente la crescita degli acari e di funghi nell’aria forzata). Questo scenario sicuramente contribuirà all’aumento della incidenza e della prevalenza di patologie respiratorie croniche, come l’asma, e all’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi ed invalidanti”.

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