La Gioconda, noto dipinto di Leonardo da Vinci databile intorno al 1503-1506 circa, è una delle opere più emblematiche della storia. Nella mattina del 21 Agosto 1911 venne rubata  da un decoratore italiano, Vincenzo Peruggia, e ritrovata solo due anni dopo.

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Vincenzo Peruggia apprese in giovane età il mestiere di imbianchino e verniciatore. Nel 1907 emigrò in cerca di lavoro a Parigi, dove venne assunto nel Museo del Louvre con il compito di pulire quadri. La mattina del 21 Agosto 1911, giorno di chiusura del Louvre, Peruggia entrò nel museo da una porta usata di frequente dagli operai e si diresse al Salon Carré. Dopo aver preso il quadro della Gioconda fuggì attraverso una porta sul retro. Si liberò della cornice e del vetro che racchiudevano il quadro e nascose la Gioconda sotto la giacca. Portò il dipinto nella sua stanza e lo conservò all’interno di una cassa in legno, data l’umidità della sua abitazione. La mattina del 22 Agosto due artisti si accorsero del furto della Gioconda. Furono bloccate tutte le uscite, perquisiti i visitatori e perlustrato l’intero museo. Tutto il personale venne interrogato, anche lo stesso Peruggia, ma senza alcun risultato.

Nell’autunno del 1913 il collezionista d’arte fiorentino Alfredo Geri decise di organizzare una mostra nella sua galleria chiedendo ai privati di prestargli alcune opere. Egli ricevette da Parigi una lettera, inviata da Vincenzo Peruggia, con il quale si accordò per un incontro in un albergo di Firenze. Vincenzo Peruggia fu arrestato il giorno seguente dai carabinieri che lo prelevarono dalla stanza dell’albergo.

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La motivazione del furto, come Peruggia stesso affermò più volte, fu legata ad una questione di patriottismo, in quanto egli voleva restituire all’Italia almeno un dipinto realizzato da artisti italiani. Scelse la Gioconda date le sue dimensioni ridotte. La pena che dovette scontare Peruggia, di fronte alla stampa internazionale e ad un pubblico favorevole al decoratore, fu abbastanza mite.

 A cura di Linda Pacifico.

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