Contro la violenza, un tatuaggio per la rinascita

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La violenza lascia segni spesso indelebili. Scrollarsi l’etichetta di vittima scegliendo quale segno portare sul proprio corpo è l’idea di “A Pele da Flor”, che copre le cicatrici con un tatuaggio (gratis).

Un tatuaggio, a volte, può rappresentare molto più di un segno sul corpo o una scelta estetica.

Un tatuaggio, a volte, può essere un segno di rinascita per chi ha subìto violenza.

È il caso delle creazioni di Flavia Carvalho, tatuatrice brasiliana che ha scelto di dar vita ad un progetto per sostenere le donne vittime di violenza, mettendo al loro servizio le sue doti artistiche. “A Pele da Flor”, in brasiliano, “La pelle dei fiori” la delicata traduzione di un’idea nata a seguito di un’esperienza altrettanto toccante. Due anni fa Flavia Carvalho ha infatti incontrato nel suo studio di Curitiba una ragazza di trentun anni intenzionata a coprire con un tatuaggio, appunto, una cicatrice sull’addome. Fin qui nulla di eccezionale, se non fosse per la storia raccontata dalla cicatrice. Un segno indelebile, una ferita, provocata da una semplice nottata in discoteca, dove alla 31enne è bastato rifiutare le insistenti avances di un ragazzo per ricevere una coltellata e conquistarsi l’etichetta di “vittima di violenza”. Un’etichetta difficile da staccarsi di dosso, spesso soprattutto dalla testa stessa delle vittime. E rimuovere il ricordo della violenza può diventare ancor più arduo se costretti a vedere – e mostrare – ogni giorno, sul proprio corpo, il segno dell’abuso.

Un tatuaggio, a volte, può essere un segno di rinascita per chi ha subìto violenza.

Soprattutto un tatuaggio donato contro la violenza, contro le sue conseguenze, nella piena comprensione di queste difficoltà. “La pelle dei fiori” è nato da una sensazione forte, quella di esser stati partecipi dell’emozione suscitata dalla nascita di qualcosa di bello partendo da una cicatrice, segno di un episodio fortemente negativo. E la commozione della ragazza dopo la creazione di Flavia Carvalho è stata la molla che ha spinto l’artista a decidere di regalare la propria abilità alle donne vittime di violenza o che abbiano subìto interventi invasivi, come la mastectomia, che lascino cicatrici pesanti da sopportare come un fardello con cui dover far i conti ogni giorno. “La pelle dei fiori” non è solo un tatuaggio gratis elargito ad una vittima: è una donna che tende la mano verso un’altra; è la vittoria della solidarietà sulla violenza; e, se non è un modo per prevenire la violenza, è un gesto individuale che vale tuttavia molto, soprattutto a livello simbolico.

Vale a dimostrare che non sono necessarie associazioni, aziende, organizzazioni per sentirsi vicino agli altri, per fare qualcosa per loro; a dimostrare che i modi per combattere la violenza non sono solo quelli canonici, diffusi tramite i canali istituzionali o esposti dalle organizzazioni ad essa dedicate, ma possono nascere da una emozione. Quella fornita inconsapevolmente da chi, dalla violenza, è rimasto coinvolto e ha perso qualcosa.

Anche l’inchiostro di un semplice tatuaggio, dunque, può trasformarsi in un segno importante, più forte della cicatrice che nasconde.

Così, un tatuaggio può diventare un segno di rinascita per chi ha subìto violenza.

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