16 gennaio 1920: inizia il Proibizionismo

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Cinema e Proibizionismo, filmografia arbitraria legata alla legge entrata in vigore il 16 gennaio 1920.

Moralizzare la vita americana, porre fine al degrado delle città, recuperare quella “diversità” che distingueva i Padri Pellegrini sbarcati nel Nuovo Mondo 300 anni prima dalle corrotte società europee da cui erano fuggiti. Questi gli obiettivi della Legge Volstead e del XVIII Emendamento che, ratificati nel 1919 ed entrati in vigore il 16 gennaio 1920, vieteranno la fabbricazione, la vendita ed il consumo di alcolici, dando vita all’epoca del “Proibizionismo”. Neanche a dirlo, il risultato sarà esattamente l’opposto. Fino alla sua abolizione nel 1933, il “nobile esperimento” (viene soprannominato così) riuscirà soltanto a cementare il monopolio della malavita sul traffico di alcolici (spesso privi delle minime garanzie sanitarie e igieniche), dando vita a imperi criminali da miliardi di dollari.

Filmografia (come sempre incompleta ma, si spera, ragionata) sul Proibizionismo:

Il thriller: Gli intoccabili di Brian De Palma (1987)

Concerti di Enrico Caruso (morto nel 1921); personaggi per le strade di Chicago senza cappotto per non coprire i costumi di Giorgio Armani; la carrozzina che precipita dalle scale in stile Potemkin; casse canadesi segnate dalla foglia d’acero che esisterà solo nel 1965. Il 1930 del capolavoro di Brian De Palma abbandona le piccolezze della verosimiglianza per costruire un affresco cinematografico senza pari. Quattro incorruttibili cavalieri guidati dall’agente del Tesoro Ness/Costner abbattono l’impero di Al Capone. Prove d’attore maiuscole, Connery da Oscar, De Niro nell’immaginario collettivo. Una delle tante nomination sfortunate per Ennio Morricone. Memorabile la battuta finale: “Sembra che aboliranno il proibizionismo. Cosa farà adesso?” “Andrò a bere un bicchiere”.

La commedia: A qualcuno piace caldo di Billy Wilder (1959)

I musicisti squattrinati Jack Lemmon e Tony Curtis, testimoni involontari della strage di San Valentino, si rifugiano, in abiti femminili, in un’orchestra di sole donne e diventano “amiche” della suonatrice di ukulele “Zucchero” Kandinski. Billy Wilder dirige a tempo di jazz un congegno comico dai ritmi perfetti. Agenzie di pompe funebri che nascondono locali fumosi pieni di musica assordante e di whisky servito in tazza, mitra Thompson a ruota, congressi di gangster. Marilyn ai suoi massimi, ha solo scene memorabili.

 La New Hollywood: Il massacro del giorno di San Valentino di Roger Corman (1967)

Fumettistico come una puntata del Dick Tracy Show, crudo come una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Il gangsterismo secondo uno dei padri del cinema indipendente. Roger Corman fa deliberatamente il verso al noir anni ’40 e si cimenta nella cronaca della mattanza del 21122 di North Clark Street con cui, il 14 febbraio 1929, Al Capone smantella la banda di Bugs Moran e conquista il monopolio del traffico di alcolici su Chicago. Qualche lungaggine nella trama ma un incisivo cast di “antipatiche canaglie”: Jason Robards, Bruce Dern, George Segal, Ralph Meeker.

L’action anni ’90: Ancora vivo di Walter Hill (1996)

Nel Texas del 1931, un misterioso straniero arriva in una cittadina terrorizzata da due bande che si contendono il monopolio delle sbronze, fa piazza pulita dei cattivi e se ne va. Un regista roccioso dirige il roccioso Bruce Willis in un film arso dalla sete e dal clima desertico. Remake de La sfida del samurai di Kurosawa (e quindi di Per un pugno di dollari).

Il pioniere: Scarface di Howard Hawks (1931)

Ancora Al Capone. La parabola di Tony Camonte riecheggia le gesta dello Sfregiato di Chicago e dei suoi soci (con nomi prudentemente cambiati, visto che all’epoca sono quasi tutti viventi). Modernità espressiva e ritmo sorprendenti. Il protagonista Paul Muni è un anti-eroe tragico. Il film ha problemi con la censura, tanto per i brutali omicidi, quanto per il rapporto ossessivo di Camonte con la sorella (che sarà ampiamente ripreso da De Palma nel remake con Al Pacino del 1983).

Il capolavoro: C’era una volta in America di Sergio Leone (1984)

Leone adatta il romanzo di un ex-gangster da quattro soldi, Harry Grey, e realizza un monumento al cinema classico. Nascita, ascesa e caduta della gang di malavitosi ebrei guidata da Robert De Niro e James Woods lungo mezzo secolo di storia americana. “Brindo alla morte di questo locale. Anche perché qui a bere legalmente non ci verrà più nessuno”. Il Proibizionismo trapassa, celebra il proprio funerale al tempo di charleston e, improvvisamente, un esercito di ex-trasportatori di alcolici di contrabbando è pronto a rientrare nella legalità e a costituire un nuovo corpo sociale. Magari un sindacato. Un ex-capobanda, se ci sa fare, può diventare in un lampo un leader politico. Le cose cambiano. E a chi resta indietro rimangono solo i ricordi (o nemmeno quelli?).

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