Diretto da Martin Scorsese e Sergio Leone, da Alberto Sordi e Oliver Stone, musicista di origine e con un talento naturale per la comicità, Joe Pesci – lo showman del New Jersey – ha trovato la gloria nel noir, con personaggi tragici e sanguinari.

Ha lasciato il segno come protagonista, spaziando tra vari generi. Eppure Joe Pesci nemmeno dopo un Oscar sembra mai dimenticare il suo status di musicista prestato al grande cinema. Nato a Newark, New Jersey, il 9 febbraio 1943, entra nel mondo dello spettacolo come chitarrista, esibendosi insieme all’amico Frank Vincent, che lo seguirà come fedele spalla sul grande schermo.

Il debutto ufficiale nel cinema è in The Death Collector (1976), un film di mafia naturalmente. La pellicola ha poco successo ma Joe Pesci viene notato da Martin Scorsese, che ne intuisce le potenzialità e lo vuole accanto a Robert De Niro in Toro scatenato (1980). Nel ruolo di Joey La Motta ottiene, poco più che esordiente, un BAFTA e una nomination dell’Academy come attore non protagonista. La sua carriera decolla e lo porta da questa parte dell’oceano.

Nel 1984 appare un po’ spaesato sotto la regia di Alberto Sordi nel ruolo del faccendiere Corrado Parisi in Tutti dentro, commedia drammatico-giudiziaria che anticipa in modo quasi profetico i risvolti mediatici di Tangentopoli.

Lo stesso anno iniziano le riprese di C’era una volta in America. Il produttore Arnon Milchan gli promette il ruolo di Max. Ma Sergio Leone ha in mente un personaggio completamente diverso e, dopo aver visionato duecento attori, sceglie James Woods. Pesci viene dirottato sul ruolo del boss Frankie Monaldi.

Tornato in America, si fa strada anche come comico, “laureandosi” sul palco del Saturday Night Live. Inizia così una lunga e fortunata serie di ruoli brillanti. Antagonista di Michael Jackson in Moonwalker; il malcapitato ladro che, con Daniel Stern, dà la caccia al piccolo Macaulay Caulkin nei due fortunatissimi Mamma ho perso l’aereo; petulante “braccio destro” di Mel Gibson e Danny Glover nella saga di Arma letale; mattatore assoluto ne Il padrone di casa e Mio cugino Vincenzo.

Ma sono il genere che lo ha lanciato – il noir – e il regista che ha creduto in lui – Scorsese – a dargli la gloria. Nel 1991 la sua interpretazione del killer psicotico Tommy De Vito in Quei bravi ragazzi gli fa meritare l’Oscar come miglior attore non protagonista. Con il nuovo decennio torna a dedicarsi prevalentemente a personaggi a tinte fosche: il cospiratore David Ferrie in JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone; il fotografo d’assalto “Bernzy” Bernstein in Occhio indiscreto; il gangster di mezza tacca nel macabro-comico Otto teste e una valigia e, naturalmente, il feroce boss Nicky Santoro nell’ulteriore, magnifica prova della ditta Scorsese-Pesci-De Niro, Casinò.

Accorre puntuale, con camei fulminanti e inaspettati, in entrambe le prove registiche dell’amico Bob: Bronx e The Good Shepherd – L’ombra del potere. Con il nuovo millennio si dedica a tempo pieno alla musica. Torna sul grande schermo nel 2010 per il film Love Ranch.

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  1. […] Taxi Driver, tre anni dopo, è la consacrazione di entrambi. I personaggi border line scorsesiani non sono più disposti a subire. Il reduce del Vietnam Travis Bickle non ha istruzione, subisce il proprio lavoro, si sente truffato dalla politica. Decide dunque di trasformarsi in giustiziere. Compie il percorso inverso il Jake Lamotta di Toro scatenato (1980). Da eroe a loser, vittima della propria ambizione accecante. Nel ruolo del timido fratello del campione, il terzo emblema del cinema di Scorsese, Joe Pesci. […]

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