A soli 27 anni si suicidava con un colpo di fucile Kurt Cobain uno degli artisti più importanti della storia del rock. Era il 5 aprile del 1994.

Nato nel 1967 in una piccola città dello stato di Washington, Kurt Cobain inizia a manifestare interesse per la musica fin da piccolissimo e all’età di quattro anni inizia a studiare pianoforte e ad ascoltare tra gli altri i Beatles e l’Electric Light Orchestra. Poi all’improvviso il primo forte dolore, a otto anni i genitori divorziano e per il piccolo Kurt da quel momento la vita è segnata. A diciassette anni rompe definitivamente ogni rapporto con la famiglia e vive da nomade per un lungo periodo. Tra il 1985 e il 1986 fonda i Nirvana, insieme al bassista Krist Novoselic e il batterista Chad Channing, formazione con la quale pubblica nel 1989 l’album “Bleach”. Channing viene poi più volte sostituito e la formazione definitiva viene raggiunta nel 1990, quando a sedersi alla batteria, è Dave Grohl, oggi frontman dei Foo Fighters. Il vero successo arriva nel 1991 con la pubblicazione del disco “Nevermind”, ritenuto uno dei fondamentali degli anni novanta e della storia del rock in generale. La dicotomia giusta dell’album intero sta nell’aver suonato melodie pop ed estremamente orecchiabili con chitarre graffianti e dissonanti, batterie martellanti e un sound decisamente heavy, tutto accompagnato da testi che parlavano a chiunque e che non avevano niente di artificioso, Kurt Cobain era un disagiato e parlava ai disagiati come lui. I Nirvana in quegli anni si stanno costruendo la loro musica collezionando un successo dopo l’altro. Fino a quel maledetto 5 aprile. In una lettera trovata sul luogo del suicidio c’è scritto “io non provo più emozioni nell’ascoltare e nel creare musica e questo mi fa sentire colpevole.. Mi sento troppo triste, perché non posso divertirmi e basta? Non lo so, non ho più nessuna emozione. Meglio bruciarsi in fretta che spegnersi lentamente”. Molti leggono in queste parole la voglia di lasciare la musica più che di togliersi la vita e sono gli stessi che dopo 22 anni ancora pensano che il suo non sia stato un suicidio. L’autopsia ha rivelato la dose esatta del cocktail di eroina e valium presente nel sangue del cantante nel momento in cui dovrebbe essersi sparato col fucile. Sono 225 milligrammi, tre volte la dose letale per una persona, dose che lo avrebbe mandato subito in overdose impedendogli così di spararsi, inoltre le impronte digitali sul fucile e sulla lettera non sono leggibili, come se qualcuno le avesse cancellate, ma queste prove non sono state ritenute sufficienti per riaprire il caso. Cosa è davvero successo a Kurt Cobain non lo sapremo mai, che si sia sparato oppure no  la cosa certa è che Kurt è rimasto per i suoi fan sempre un mito, geniale, sensibile e molto turbato, un vero poeta maledetto.

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