“Fino in fondo”: la trasparenza parte dal basso

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“Fino in fondo”: la trasparenza parte dal basso

Fino in Fondo è una campagna di crowdfunding lanciata il 10 aprile al Festival del Giornalismo di Perugia e nata dalla voglia di tutelare il diritto di accesso all’informazione.

a cura di Cristina Panzironi e Silvia Risitano

 “Se hai provato a richiedere un documento o un’informazione a una pubblica amministrazione è molto probabile che tu ti sia scontrato con un rifiuto o non abbia ricevuto nemmeno una risposta. Non sei il solo: a essere precisi, succede in più del 70% dei casi.”

Si presenta così Fino in fondo, il primo progetto, finanziato esclusivamente attraverso una campagna crowdfunding, volto a sostenere il diritto di accesso alle informazioni. Ogni singolo euro donato sarà usato per supportare le spese processuali dei casi presi in carico, mentre le spese di gestione (come ad esempio la manutenzione del sito) saranno totalmente a carico dell’associazione no profit Diritto di Sapere, da cui nasce l’iniziativa.

Diritto di Sapere è come detto sopra una associazione senza scopo di lucro, che vede la nascita nel 2012 per proteggere ed espandere il diritto d’informazione nel nostro paese. Attivista nel campo della Trasparenza, è promotore della campagna FOIA4Italy (Freedom of Information act). Ha inoltre sviluppato anche la prima piattaforma italiana per la richiesta di documenti alle pubbliche amministrazioni, dal nome CHIEDI.

Primo progetto italiano con queste caratteristiche, Fino in fondo nasce con un obiettivo ben preciso: tutelare giornalisti (ma anche attivisti e cittadini comuni) costretti in molte circostanze a dover usare l’arma del ricorso legale per far fronte alla mancata possibilità di accedere a dati, informazioni o documenti che dovrebbero essere invece di dominio pubblico.

E quale cornice migliore, quindi, per presentare Fino in fondo se non il Festival del Giornalismo di Perugia, nella regione polmone verde d’Italia? Lo scorso 10 aprile Ernesto Belisario, avvocato e scrittore, Guido Romeo, co-fondatore di “Diritto di Sapere”, ed Helen Darbishire, presidente AccessInfo Europe, hanno presentato presso la Sala del Dottorato modalità di realizzazione e obiettivi specifici di Fino in fondo insieme alla digital agency i2M Factory, partner tecnologico del progetto.

Quest’ultima ha creduto fin da subito l’iniziativa, decidendo di sostenerla mettendo a disposizione le proprie competenze a titolo gratuito per il lavoro di sviluppo della piattaforma web dell’iniziativa. “Il progetto non rappresenta solo la costruzione di un fondo per sostenere i ricorsi e le altre azioni legali di giornalisti, cittadini e organizzazioni della società civile, ma è un manifesto per la costruzione di una società democratica fondata sulla trasparenza e il diritto di accesso alle informazioni. L’Italia, rispetto alle democrazie avanzate del nord Europa, ad oggi non possiede un Freedom of Information Act, e auspichiamo che questa iniziativa, che sosteniamo con convinzione, possa essere un ulteriore passo per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della politica” ha dichiarato Giovanni Stracquadaneo, CEO di i2M Factory.

Fino in fondo quindi nasce e serve perché in Italia non esiste una vera e propria normativa sulla trasparenza nelle pubbliche amministrazioni. Nella normativa vigente italiana è infatti consentito dalla legge negare al richiedente le informazioni richieste senza dare motivazione, facendo semplicemente decorrere i termini di prescrizione pari a 30 giorni. Questa procedura si chiama silenzio diniego e viene usata quasi nel 60% dei casi. Come ha affermato Bellisario durante la presentazione: «in Italia si sopravvaluta l’importanza della trasparenza, che è importante solamente da un punto di vista etico-filosofico. In realtà non è importante per capire come il sindaco utilizzi i soldi dei viaggi o nelle cene, fatto importante per la corruzione, ma è importante per sapere i luoghi ad esempio dove c’è l’amianto e se ci sono state delle bonifiche e non è qualcosa che ci conviene saperlo soltanto dal punto di vista etico ma è qualcosa che va a impattare sulla nostra salute.»

Espandere e tutelare il diritto di accesso all’informazione detenuta dalle pubbliche amministrazioni è dunque la molla che ha fatto scattare la presa di coscienza della necessità dell’istituzione di un fondo simile.

Lo stesso 10 aprile, nella Sala del Dottorato, è stata aperta la campagna di crowdfunding. Obiettivo: raggiungere 15.000 euro (che potranno essere donati all’Associazione “Diritto di Sapere” da donatori italiani e internazionali”) per l’utilizzo dei quali il “Consiglio Scientifico” indetto per l’occasione sarà incaricato, di volta in volta, di scegliere quali casi verranno supportati e come.

Anche in questo caso il contributo dei membri del Consiglio va inteso a titolo completamente gratuito.

Trasparenza “fino in fondo”, dunque, basata sul principio unico del “supporto dal basso”; quello di chi si impegna a credere che le ingiustizie legali possano esser contrastate e in un modo tutto nuovo. La campagna resterà aperta fino al 28 settembre 2016 e, in base al tipo di donazione effettuata, sarà possibile seguire il progetto e prendervi parte anche attraverso proposte di ricorsi da sottoporre al Consiglio.

“Fino in Fondo è per chi non si ferma quando la trasparenza è calpestata.” I presupposti per parlare realmente di democrazia e diritto alla trasparenza di informazioni ci sono, ora non resta che agire per rendere possibile la realizzazione del progetto.

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