Benedetto XVI è stato il 265esimo papa, e il settimo pontefice tedesco. Dopo nove anni di ministero, ha preferito rinunciare alla carica.

«Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice lavoratore nella vigna del Signore».

Con queste parole, il 19 aprile 2005, Joseph Aloisius Ratzinger salutava i fedeli riuniti in Piazza San Pietro e si presentava come nuovo papa, col nome di Benedetto XVI.

Il conclave per decidere il nuovo pontefice fu particolarmente seguito. Dopo la morte di Giovanni Paolo II in molti si chiedevano chi sarebbe stato scelto, considerando il predecessore. Giovanni Paolo II era stato, infatti, un papa molto amato e difficile da sostituire, soprattutto nel cuore di tutti coloro che lo avevano ammirato.

Quando, dopo il quarto scrutinio e la caratteristica fumata bianca, Benedetto XVI apparve sul balcone, in pochi si stupirono. Il nuovo papa era stato il braccio destro di Giovanni Paolo II, e ne aveva celebrato i funerali. I due erano legati da una profonda amicizia, tanto che Giovanni Paolo II, in punto di morte, aveva ringraziato Ratzinger per la sua vicinanza.

Per questo, alcuni si stupirono della sua scelta di non seguire il nome pontificale del precursore. Lo stesso Benedetto XVI spiegò i motivi della scelta, durante la sua prima udienza generale, il 27 aprile 2005. La sua intenzione era quella di ispirarsi al compatrono europeo Benedetto da Norcia, che aveva dato vita all’omonimo ordine religioso, contribuendo all’unificazione culturale e religiosa dell’Europa. Inoltre, la sua scelta era dettata anche dalla figura di Benedetto XV, pontefice durante la Prima Guerra Mondiale:

«Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli…»

Il pontificato di Benedetto XVI, per alcuni aspetti, si è ricollegato alla tradizione liturgica, recuperando alcune abitudini che Giovanni Paolo II non aveva seguito. Ad esempio, Benedetto XVI ha preferito le messe più solenni, dichiarandosi favorevole al riutilizzo della lingua latina durante le celebrazioni -in modo da renderle ancora più universali- e con l’officiante di spalle all’assemblea, rivolto quindi verso l’altare.

Anche sull’abbigliamento, Benedetto XVI è apparso meno moderno di Giovanni Paolo II, scegliendo spesso di indossare vesti ispirate ai modelli rinascimentali.

Il suo carattere è stato abbastanza riservato, ma sempre sincero. Teologo di prim’ordine, i suoi libri colpiscono per l’immensa statura culturale e per le riflessioni profonde che contengono.

Proprio per via dei suoi modi di fare, l’annuncio fatto -rigorosamente in latino- l’11 febbraio 2013, durante il concistoro per la canonizzazione di alcuni beati, ha spiazzato tutti:

«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino». 

Dopo la cessione della carica, Benedetto XVI ha lasciato gli alloggi pontifici, ora occupati da papa Francesco, e vive a Castel Gandolfo.

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