Il “poeta dell’avventura” Emilio Salgari si uccise nel 1911 a Torino per difficoltà economiche e familiari. I suoi romanzi ci trasportano in luoghi lontani e misteriosi.

«A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna».

E’ con queste dure parole che, il 25 aprile 1911, Emilio Salgari si rivolge ai suoi datori di lavoro. L’ultima lettera, oltre a quella rivolta ai figli, prima del gesto estremo con cui lo scrittore si toglierà la vita. Stanco di una vita ormai sempre più misera, si allontana da Torino, dirigendosi verso la periferia, nei boschi che circondano la città. Appassionato dell’Oriente, Salgari sceglierà di morire come i samurai giapponesi, facendo harakiri, cioè squarciandosi la gola e il ventre. 

SalgariSembra difficile accettare che un autore così conosciuto, e letto da varie generazioni, possa aver avuto in vita difficoltà economiche, nonostante il successo dei suoi libri. Eppure, tutta la vita di Salgari è costellata da episodi luttuosi e fallimenti personali, che lo porteranno al tragico finale.

A cominciare dal suo primo sogno, mai raggiunto, di diventare capitano di marina. Il giovane Emilio sogna viaggi per mare e posti esotici, ma vede svanire la possibilità di una vita di avventure. Dopo aver frequentato per un anno il Regio Istituto Tecnico e Nautico “Paolo Sarpi” di Venezia, nel 1881 Salgari fa ritorno a Verona, città nella quale è nato nel 1862.

La sua passione verso l’esotico, tuttavia, non lo abbandona, ed è così che decide di tradurla nelle sue nuove attività, la scrittura e il giornalismo. In questo modo, Salgari dà il via a opere rimaste nell’immaginario collettivo. Libri dalle ricche descrizioni, dove a marajà vendicativi e crudeli si contrappongono eroi che lottano per rendere la loro patria un luogo migliore, per liberarsi dalle tirannie. Donne potenti e misteriose si affiancano a coraggiosi pirati, e le loro vicende tengono con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. E’ un mondo variegato quello che Salgari offre, con una dovizia di particolari ancora più incredibile, se si pensa che lo scrittore non ha mai visitato quei luoghi. Salgari

Sandokan, il protagonista del romanzo Le tigri di Mompracem, è il suo personaggio più famoso. Il risoluto indiano -che combatte assieme ai pirati contro l’imperialismo inglese- è ancora oggi un simbolo della lotta al potere dei tiranni. 

Ma tutto ciò non basta a migliorare le condizioni di vita dell’autore. La situazione familiare inizia a farsi tragica: il padre, Luigi, si suicida gettandosi dalla finestra di una casa di amici; la moglie Ida viene rinchiusa in manicomio. Gli editori gli richiedono più manoscritti, costringendolo a lavorare per tempi sempre maggiori, e pagandolo sempre meno.

Nemmeno la nomina di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, ricevuta dalla regina Margherita di Savoia, serve a migliorare la situazione. Salgari è spinto, allora, a impugnare la penna, con dolore e rabbia, per l’ultima volta, e a salutare la vita come avrebbero fatto i protagonisti dei suoi romanzi.

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