Il 18 maggio 1988 muore il conduttore Enzo Tortora. La sua vita fu costellata da successi professionali e da uno scandalo giudiziario che lo segnò profondamente.

«Mi ha insegnato ad essere rigorosi e a non giudicare mai gli altri da quello che si sente dire di loro, a non dare dei giudizi affrettati, a non lanciarsi contro una persona perché ci può essere epidermicamente antipatica…sostanzialmente a conservare la propria dignità anche se gli altri vorrebbero che tu fossi diverso da quello che sei»

E’ con queste parole che Silvia, una delle figlie di Enzo Tortora, ricorda il padre. Conduttore di programmi televisivi di successo, giornalista e deputato al Parlamento Europeo nelle fila del Partito Radicale, Enzo Tortora è stato uno dei protagonisti della storia della televisione italiana.

TortoraLa sua storia si intreccia a quella della Rai, per cui lavorò la maggior parte della vita. Alcune famose trasmissioni furono ideate o modificate proprio dal presentatore, come La Domenica Sportiva e Giochi senza frontiere. Ma è nel 1977, con il programma Portobello, record di ascolti, che Enzo Tortora ottiene la consacrazione nel mondo televisivo. Portobello -il cui nome si ispira al famoso mercato di Londra- era un contenitore per le famiglie, a cui si ispirerà la maggior parte delle trasmissioni degli anni Novanta. Tortora entrava nelle case degli italiani divertendoli ed emozionandoli, cercando sempre di parlare alla gente normale, trovando qualcosa che potesse interessare chi lo seguiva.

Il suo carattere non era, però, accomodante con tutti. Tortora era anche un giornalista, e in quanto tale ricercava la verità, senza seguire preconcetti o simpatie. E questo comportamento spesso creò tensioni, come quando fu allontanato dalla Rai per averla definita, in un’intervista, «un jet colossale pilotato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi».

TortoraIl suo successo ebbe un brusco arresto il 17 giugno 1983 quando, mentre si trovava in un hotel di Roma, alle 4:00 del mattino venne prelevato dai carabinieri, con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Da quel momento, iniziò per il conduttore un lungo calvario: tutti i telegiornali lo mostrarono ammanettato, portato via come un criminale; e l’Italia si divise tra innocentisti e colpevolisti, con questi ultimi che citavano notizie non verificate o del tutto false.

Il 17 settembre 1985 Tortora venne condannato a dieci anni di carcere. Per il conduttore fu il proseguimento di un incubo, e continuò a ribadire la sua innocenza in ogni occasione, scagliandosi contro i giudici e i giornalisti.

Solo l’anno successivo la verità venne a galla: Tortora era vittima di una serie di equivoci e del tentativo di un gruppo di camorristi pentiti di ottenere uno sconto della pena, coinvolgendolo. La sua figura venne reintegrata, e poté tornare in Rai, riprendendo la conduzione di Portobello il 20 febbraio 1987. Lo aspettava un pubblico commosso, che lo investì di affetto e di applausi, a cui lui si rivolse dicendo:

«Dunque, dove eravamo rimasti?»

Purtroppo Tortora non riuscì a continuare la trasmissione. Malato di cancro e provato dall’esperienza subita, morì pochi mesi dopo. Ma la sua storia continua a essere un monito verso i poteri della giustizia e i pregiudizi, che lo condannarono ancora prima di conoscere la vicenda.

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