Sant’Elena, viaggio nell’Oceano Atlantico australe

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A Sant’Elena sta per scoppiare la rivoluzione, in una specie di rappresaglia ordita dal destino. Sembra quasi ci sia di mezzo Napoleone Bonaparte, che su questo scoglio sperduto nell’Atlantico trascorse sei anni in prigionia e morì nel 1821.

Per l’esilio di Napoleone, dal 1815 fino alla morte avvenuta il 5 maggio 1821, i britannici (qui assoluti padroni dal 1659), scelsero l’isola di Sant’Elena perché era un posto irraggiungibile e quantomai sperduto, da cui l’ imperatore francese sarebbe difficilmente scappato come avvenne con l’Elba in passato.

Oggi gli inglesi ci penserebbero due volte: l’isola, con superficie di appena centoventi chilometri quadrati (circa la metà dell’Elba), è prossima all’inaugurazione di un aeroporto internazionale (apertura slittata da maggio, in coincidenza con i 195 anni dalla morte di Napoleone, ad ottobre 2016 per motivi tecnici non ben definiti), ed il turismo di massa sta per cambiarla per sempre, così come la vita dei 4.440 abitanti locali residenti.

I voli non sono ancora acquistabili in rete, ma il prezzo si dovrebbe aggirare sulle 700 sterline A/R; la sterlina di Sant’Elena, valuta locale, è cambiata al pari della sterlina britannica.

In attesa della certificazione finale che permetterà le operazioni nel costosissimo scalo (oltre 320 milioni di euro), non si sono fermati i preparativi all’inaugurazione che prevedeva la presenza del principe Edoardo, ultimogenito di Elisabetta II: nelle ultime settimane un 737-800 è atterrato sulla nuovissima pista dopo un volo partito da Johannesburg, in Sudafrica, operato dalla compagnia Comair partner di British Airways (Iag). Il velivolo è atterrato dopo quasi sei ore non senza qualche difficoltà dovuta alle forti raffiche di vento che spazzano questo remoto angolo di oceano, portando nello scalo dei pezzi di ricambio e attrezzature necessarie in futuro per poter operare il collegamento in tranquillità riducendo al minimo i problemi di rifornimento in caso di guasti agli aerei.

Un secondo vettore, Atlantic Star, ha pronta l’alternativa: offrirà posti da Londra Luton verso Sant’Elena passando per lo snodo di Banjul, in Gambia, dove dovrà fare una sosta forzata per le operazioni di rifornimento, obbligate vista la distanza da coprire che ammonta a oltre seimila chilometri da punto a punto.

Fino ad oggi l’unico modo per raggiungerla (a parte con imbarcazioni private o sporadiche navi da crociera) era una nave mercantile Saint Helena che impiegava tra andata e ritorno più di dieci giorni per coprire il tragitto dalla sudafricana Capetown.

Attualmente solo 2800 persone visitano ogni anno l’isola, ma nuove stime prevedono 10.700 turisti all’anno entro quattro anni dall’apertura dello scalo aeroportuale.

Fino allo scorso autunno non si conosceva quasi per niente l’utilizzo di uno smartphone, si leggevano i giornali di mesi prima e si consumava per lo più cibo in scatola arrivato mensilmente con l’unica nave cargo (l’isola non è autosufficiente, non producendo quasi nulla).

L’inaccessibilità dell’isola, ha contribuito a mantenere autentici gli usi ed i costumi locali, e benché ora la popolazione guardi l’apertura del nuovo scalo come un’ opportunità, sono in molti quelli a credere che la comunità locale dovrà confrontarsi in modo improvviso con una serie di tecnologie fino ad oggi sconosciute, incluso l’ uso di un telefono cellulare fino a non molto tempo fa.

Del suo isolamento ne parlò già Darwin durante una breve visita nel 1836; ed è in effetti non a torto uno dei luoghi più isolati del mondo, a quasi duemila chilometri dalle coste africane e poco meno di tremila da quelle sudamericane, che colpì il naturalista inglese per la incredibile varietà di flora e fauna endemica.

Il territorio più vicino rimane comunque la minuscola isola di Ascensione, molto più vicina al Brasile, e facente parte insieme all’isola di Tristan da Cunha e a Sant’Elena stessa, dei possedimenti inglesi d’oltremare, anche se prima della loro colonizzazione le tre isole furono scoperte da navigatori portoghesi tra il 1502 e il 1504.

Le attrazioni dell’isola non sono numerosissime, ma di grande bellezza: dalla sonnolenta città-capoluogo di Jamestown (parte occidentale), al Briars Pavillon, alla Longwood House, che furono dimore del Bonaparte, con le sue tartarughe terrestri giganti e rare piante che popolano i verdi versanti della tenuta; Jonathan è una tartaruga-mascotte che ha raggiunto la venerabile età di 183 anni, quindi iniziando l’avventura della sua vita non molto tempo dopo la scomparsa del generale esiliato.

Molto caratteristiche dell’isola di Sant’Elena sono senza dubbio le “Postbox walks”, camminamenti e sentieri di lunghezza variabile, che si diramano sulla sommità di scogliere a picco sull’Oceano, attraverso foreste non molto fitte e valli nascoste per raggiungere cime di vecchi crateri vulcanici ora quiescenti; bisogna solo prestare attenzione ad alcuni tratti molto accidentati ed alla pendenza accentuata di salite.

Per quanto riguarda la vita marina, le tiepide correnti oceaniche permettono il facile avvistamento di alcuni cetacei come delfini, gli innocui squali balena e le megattere, maggiormente presenti nell’area nell’inverno australe.

Il clima oceanico-temperato comporta precipitazioni ben distribuite lungo tutto l’arco dell’anno, e scarse escursioni termiche giornaliere.

A Jamestown, nel cuore del piccolo centro, è attualmente in costruzione sulla Main street un nuovo albergo, a breve pronto ad accogliere i nuovi turisti, che si aspettano numerosi anche perché la famosa guida Lonely Planet ha inserito Sant’Elena nella 30 destinazioni TOP per il 2016.

La lingua parlata in loco è senza dubbio di base anglofona, ma con forme dialettali dell’epoca risalenti anche al tempo della pirateria del sedicesimo secolo.

La gastronomia tipica si basa su lavorazione dei prodotti ittici, visto il secolare rapporto che qui l’uomo ha con il mare: piuttosto appetitose le crocchette di tonno, ancor di più se gustate in compagnia del Tungi, un distillato alcolico che si ottiene dalla fermentazione dei frutti maturi del fico d’india, specie qui piuttosto abbondante e produttiva.

Inoltre il caffè coltivato sulle pendici fertili della parte occidentale dell’isola (ottenuto da semine della Compagnia delle Indie Orientali del 1773) pare abbia un sapore davvero favoloso, benché sia annoverato tra i più costosi del mondo).

Comunque andrà ora con l’ irrompere dei turisti S. Elena, o almeno una parte di essa, sarà scomparsa per sempre: le sopravviverà la sua leggenda, come è stato per Napoleone: dopotutto fu lui a dire che l’immaginazione governa il mondo.

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