Muro (rosso), un confine che non delimita l’arte

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“Siamo produttori di muri, anche invisibili, anche internamente” Antonio Tabucchi ha così definito il muro, quel limite tra l’Io e l’altro che l’uomo non ha mai saputo controllare.

Delimitare gli spazi è una delle principali necessità dell’uomo, ma forse troppo spesso abbiamo abusato delle mura, costruendo intorno a noi sempre più confini.

Quando ci si accorge del bisogno di rompere il muro che ci divide dall’alterità è il momento in cui l’uomo ricerca l’arte, la quale racconta la verità attraverso immagini che rappresentano una realtà individuale in cui l’osservatore ritrova sé stesso.

“Muro rosso. Destino” è un dipinto di Vasilij Kandinskij del 1909. Questi, autore di una quotidianità filtrata da un nuovo concetto di linguaggio pittorico, ha reso possibile superare gli stili e le tecniche dei primi del ‘900. Kandinskij ha richiamato con la sua arte il concetto di sinestesia, rendendolo una vera e propria modalità sensoriale. Le sue opere appartengono alla pittura astratta più pioneristica della cultura occidentale.

Il muro, un confine che non delimita l’arte

Agli inizi del percorso di crescita individuale di Kandinskij si colloca l’opera “Muro rosso. Destino”. Nel dipinto, che rappresenta un paesaggio dai colori intensi e vivaci e dalle forme semplici, c’è una linea rossa che attraversa la tela tagliandola trasversalmente. Il mondo rappresentato dall’artista è diviso in due, il muro rosso definisce il confine tra un villaggio in secondo piano e le due persone raffigurate in primo piano.

Questo quadro rappresenta la poetica di un pittore che ha reso possibile l’Astrattismo, e che ha creato tramite le immagini il valore di un ponte tra l’io e l’altro, la realtà e la fantasia.

“Muro rosso. Destino” è la rappresentazione di un mondo interiore, che si esplicita con forme e colori legate al Destino attorno al quale ruota la vita. In questo modo il muro rosso che divide il dipinto diventa una linea sottile, su cui è difficile rimanere in equilibrio.

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