Caparezza e la musica che viene dalla luna

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Caparezza e la musica che viene dalla luna

Caparezza è il nostro personaggio del mese per la rubrica “Appuntamento della musica”. Analisi di un cantante che viene dalla Luna per raccontare storie estremamente reali.

“Non esistono più i cantanti di una volta”, “oggi escono tutti dai talent e poi, dopo un mese, spariscono”. Spenti anche per quest’anno i riflettori su Sanremo, luoghi comuni e verità risapute continuano ad echeggiare nell’aria insieme a una strana frenesia di trovare l’artista destinato a entrare a far parte della “storia della musica”. In questo articolo abbiamo deciso di parlare di Caparezza, dell’artista, del significato dei suoi testi e del suo modo di fare musica.

Mentre alcuni grandi nomi del passato continuano infatti a esser pietra preziosa di paragone per i nuovi e a illuminare nostalgicamente il panorama musicale attuale, a volte si tende a non comprendere quanto i linguaggi – anche e soprattutto quelli musicali – cambino nel tempo affrontando un processo di adattamento ai mutamenti stessi della società.

La musica parla, ancora.

Ci troviamo a vivere un momento storico nel quale “tutto scorre” a velocità incredibile e se a più di qualcuno questo fa venire in mente il verde coniglio dei Negramaro (invece che la filosofia di Eraclito) probabilmente anche i più scettici dovranno arrendersi al fatto che la musica ha mantenuto intatta la sua capacità di raccontare la vita. È innegabile, oggi, un continuo avvicendamento di cantanti, artisti e musicisti sulla scena musicale, abbagliati spesso dai riflettori e poi altrettanto rapidamente lasciati in un buio dimenticatoio. Ma avallare l’idea che la musica non dica niente e che siano pochissimi gli artisti “portatori di messaggi” corrisponde a rimanere sulla superficie di ciò che distrattamente passa davanti ai nostri occhi.

Caparezza e la musica che viene dalla luna
credit: DALOISO & D’ANDREA

Ed ecco, rifiutare l’accettazione di una post-verità per andare nel profondo delle cose è ciò che ci ha spinto ad analizzare questo mese su Openmag la musica da un punto di vista diverso.

La scelta di Caparezza come personaggio di questo mese rientra quindi in questo ampio discorso. Il suo “rap-non rap”, quella voglia di non doversi far inquadrare necessariamente in una specifica (sotto)cultura musicale ma piuttosto di raccontare la quotidianità e le difficoltà della vita in modo estremamente ironico sono le sue armi.

Dal Paradiso… Alla Luna

Era il 1996, mi facevo chiamare Mikimix e pubblicavo dischi della stessa qualità degli ultimi dischi pubblicati dai cantanti di qualità. A quel tempo ero troppo ingenuo per sospettare che mi avrebbero cagato il cazzo un’intera vita con questa storia di Mikimix perciò decisi di continuare…

E scusate se sputo nel piatto in cui non ho mangiato.

Michele Salvemini, in arte Caparezza, non le manda a dire. Sia per scrivere una biografia su un sito internet sia che provi a riportare in musica una storia, uno squarcio di vita, un momento della realtà che ci circonda. E il fatto che lo faccia attraverso rime, figure retoriche e un certo stile non vuol dire che si debba dare una definizione specifica alla sua musica. Se la “formula” rap continua ad accompagnarlo, dopo l’ultimo singolo “Vorrei che questo fosse il Paradiso” pubblicato come Mikimix, arriva la (s)volta di Caparezza.

Il successo della “testa riccia” (ed ecco spiegato anche il nuovo nome del cantante, servito direttamente dal dialetto molfettese di fronte alla sua ingombrante chioma) arriva all’inizio del 2000. Fuori dal tunnel (2003) diventa in pochissimo tempo un vero tormentone, tutto ciò che Caparezza in realtà non vuole: il testo è già il primo chiaro segnale di un’accusa alle mode del momento, a quel divertimento che dev’essere uguale per tutti. E invece il brano diventa una hit da discoteca.

Caparezza

È solo l’inizio. Capa continua il suo racconto della realtà come gli riesce meglio: attraverso la musica. Prima con altri successi come Vengo dalla Luna e Jodellavitanonhocapitouncazzo e poi con il terzo album Habemus Capa (2006). Se il successo a molti dà alla testa, i capelli di Caparezza lo riparano dal pericolo: Habemus Capa è un cd nel quale le tante idee prendono forma e colore di canzone in canzone, di personaggio in personaggio in un percorso “dalla morte alla resurrezione”; un viaggio ricco di protagonisti e generi che si alternano tra giochi di parole e sonorità fuori dagli schemi, in quel racconto sempre ironico ed estremamente lucido della società in cui viviamo.

Seguono, negli anni, Le dimensioni del mio caos (2008), Il sogno eretico (2011) e Museica (2014), intervallati da concerti, collaborazioni e duetti. E Caparezza si conferma nel tempo un animale da palcoscenico capace di coinvolgere in concerti ed esibizioni un pubblico ormai affezionato, oltre che un cantautore particolarmente abile a trasporre in musica e parole storie e vita di eroi di tutti i giorni, in un modo mai banale.

La storia di Luigi delle Bicocche ne è solo un esempio. Nessuna retorica, nessuna frase scontata (nonostante le tante citazioni) per cantare una più attuale che mai crisi economica, di valori e dei rapporti.

Immagini in musica, istantanee che colgono particolari talvolta insignificanti eppure fondamentali per cogliere il senso di una società spesso difficile da rappresentare. Uno smascheramento della post-verità in una risata amara di chi, come Caparezza, non ci sta e ha trovato un modo per dirlo.

Io diventerò qualcuno, non studierò non leggerò, a tutti voi dirò di no.

Ecco perché diventerò qualcuno.

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