Orti urbani: le sorprese della coltivazione “fai da te”

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Orti urbani: le sorprese della coltivazione

Coltivazione “fai da te”, aria aperta e passione per il verde. E’ il mondo degli orti urbani… Tutto da scoprire.

Pensionati, ricercatori universitari, persone con disabilità psichiche, impiegati, medici, musicisti, sono solo alcuni dei profili romani che si dedicano alla coltivazione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane e chi più ne ha più ne metta.

Un interesse che, secondo l’ultima indagine di Coldiretti, ha una diffusione trasversale tra uomini e donne, fasce di età e territori di residenza. Anche se dall’analisi emergono aspetti sorprendenti.

“Se in passato erano soprattutto i più anziani a dedicarsi alla coltivazione dell’orto, per via del rapporto molto viscerale con la terra dovuto ai ricordi ancora vivi delle lotte contadine degli anni ’50 contro il latifondo, adesso – sottolinea Antonio Venturini, ideatore e coordinatore orti del circolo Legambiente del Parco della Cellulosa  – la passione si sta diffondendo anche tra i più giovani, in maggioranza uomini”. Della serie, non è un paese per vecchi!

Il “pioniere della cellulosa”

Antonio è stato un pioniere degli orti urbani; quando importa questa pratica dall’America, 17 anni fa dopo un viaggio in California a trovare la figlia, esisteva qualcosa di simile solo sull’Appia. La prima città a promuovere lo sviluppo dell’agricoltura urbana su terreni privati, infatti, pare sia stata proprio San Francisco.

Nel 2010 Antonio con un’iniziativa popolare occupa il parco della Cellulosa, nel quartiere Casalotti, all’epoca completamente abbandonato, per renderlo fruibile e restituirlo alla cittadinanza. Dopo varie vicissitudini, il patrimonio della proprietà, un ente in liquidazione, viene trasformato in zona di tutela ambientale. Il Comitato per la tutela e la salvaguardia del parco, insieme al circolo Legambiente, adibiscono 1500 mq dei 12 ettari ad uso pubblico, la parte che un tempo era vivaio, alla coltivazione urbana. Con tanto di regolamento e graduatorie per l’assegnazione. Oggi sono 25 i lotti assegnati a singoli cittadini.

I coltivatori urbani

I coltivatori che si dedicano al lavoro nell’orto sarebbero – sempre secondo quanto ci dice Antonio – o dei vecchi nostalgici della terra o cittadini evoluti della società moderna che vogliono riscoprire il gusto dei prodotti freschi, genuini e di stagione, oltre naturalmente alla passione per il lavoro all’aria aperta, la voglia di vedere crescere qualche cosa di proprio, e in alcuni casi anche di risparmiare.

“C’è un’evoluzione culturale nel rapporto con l’agricoltura che si scopre da sé e va oltre la verdura fresca! Coltivare orti – assicura Antonio – significa promuovere la biodiversità, combattere lo spreco di cibo e generare circuiti virtuosi di economia solidale, oltre a costituire un intervento sulla società e sul mondo che sta andando in malora. Se in ogni parco cittadino si riuscissero a creare tanti angoletti di coltura privata sarebbe un vantaggio per l’intero quartiere”.

E i costi sono davvero esigui. L’investimento per realizzare un orto nel Parco della Cellulosa, ad esempio, si può stimare intorno ai 40 euro annui per 20 metri quadrati più una quota che decidono gli ortolani fra di loro per provvedere alle spese di irrigazione e manutenzione ordinaria; in caso di extra, niente paura ci si autotassa in grande serenità. Insomma gli orti urbani sono davvero per tutti e per tutte le tasche, permettono di investire positivamente il proprio tempo libero, da soli o in famiglia, ed entrare in relazione con le persone che abitano il quartiere, favoriscono lo scambio di conoscenze e stimolano il confronto.

Negli orti urbani si coltiva non solo la bellezza dei luoghi, sottraendoli all’abbandono e all’incuria, ma  soprattutto quella dei gesti. Provare per credere!

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