Benvenuto 2019, i buoni propositi dei diritti umani

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Benvenuto 2019, i buoni propositi dei diritti umani

Torna, insieme all’anno nuovo, il momento del “check-up” accompagnato dai buoni propositi. Tranquilli, però! L’unico bilancio che troverete in quest’articolo sarà quello relativo ai diritti umani.

Direte voi: “Cosa c’entrano i buoni propositi per l’anno nuovo con i diritti umani?”. C’entrano, in quanto parliamo di azioni universalmente buone, che sono persino state approvate dalla Nazioni Unite nell’ormai lontano 1948 e che quindi quest’anno compivano settant’anni. La Dichiarazione dei Diritti umani è uno dei testi più tradotti al mondo, si stimano più o meno 360 lingue in cui è stato traslato. Questi spaziano dal diritto all’istruzione, diritto al lavoro, diritto allo svago, diritto ad avere una famiglia e anche ad andarsene dal proprio paese. In poche parole, i diritti umani cercano di darci delle indicazioni su come vivere una vita serena, più o meno.

Com’è andata nel 2018

Allora adesso mettiamoci a fare il nostro check-up del 2018 e di come in Italia abbiamo seguito la dichiarazione dei diritti umani. Ognuno ha diritto ad un luogo in cui vivere, si dice al suo interno, un luogo in cui vivere bene. In Italia sono molte le persone che “non vivono bene” e il pensiero non va solo ai poveri migranti stipati nei centri d’accoglienza, ma anche a tutte le persone costrette a vivere sotto la soglia di povertà e in condizioni spesso critiche.

Si parla di diritto al lavoro nella Dichiarazione, e tuttavia la disoccupazione in Italia continua ad aumentare. C’è diritto ad avere una famiglia, ma in Italia il tasso di nascite è il più basso dal 1946, prima dell’unità del paese. C’è il diritto a fuggire e ad essere ospitati in un altro paese e noi chiudiamo i porti. Perciò, mentre ancora tanto è da fare, le iniziative di promozione dei diritti umani continuano a far da faro in un mare particolarmente agitato.

La nostra iniziativa

Il 10 dicembre di ogni anno la dichiarazione viene celebrata in tutto il mondo con diverse iniziative, di cui le più importanti sono l’assegnazione del Nobel per la Pace ad Oslo e l’assegnazione del premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Nel nostro piccolo, che però è stato anche più grande del previsto, tramite l’associazione AICEM, anche noi abbiamo fatto qualcosa per celebrare questa giornata. Abbiamo preso, anche quest’anno come lo scorso, delle sciarpe e le abbiamo portate in giro per l’Italia, dalle strade di Milano al mare calabrese, dalle vie di Roma alla Sardegna. Ma tante adesioni, supporto e.. foto sono giunte anche dalla Germania, dall’Austria, dalla Spagna e perfino dalla Palestina! Tanti posti tutti uniti dai colori e i sorrisi di chi ha indossato o lasciato la sciarpa.

Perché la sciarpa? Perché simbolo di qualcosa che avvolge, che ti fa stare al caldo e protegge. Così come la Dichiarazione dei diritti umani, nata per tutelarci tutti, senza alcuna distinzione, per ricordarci che tutti abbiamo dei diritti che non possono essere calpestati.

Cosa ci aspettiamo dal 2019

Allora dopo il check-up, possiamo adesso spingerci verso i nostri cari buoni propositi. Cosa vogliamo dal nuovo anno in termini di diritti umani? Perché dobbiamo ammettere che, anche se sono stati fatti passi in avanti, si può e si deve migliorare. Soprattutto in un paese come il nostro, dove ci sono troppe ombre, benché la nostra stessa costituzione non ammetta distinzioni. Senza dubbio ci aspettiamo che le nostre istituzioni non siano latitanti, come lo sono state quest’anno durante le celebrazioni del 10 dicembre. Ci aspettiamo una “sciarpa” che ci protegga, che ci ricordi che questi sono diritti che tutti abbiamo e che dobbiamo difendere, giorno dopo giorno. Ci aspettiamo semplicemente che questi diritti non rimangano lettera morta e che vengano presi ogni giorno, in ogni luogo in considerazione.

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