Supercoppa a Jeddah: “tragedia” all’italiana

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Supercoppa a Jeddah:
Fonte: sportnotizie24.com

Campionato fermo, calciomercato in piena sessione invernale, mentre calciatori e allenatori si concedono il meritato riposo. C’è però una questione che ha attirato l’attenzione: la Supercoppa italiana.

A scontrarsi nella Supercoppa sono i detentori dello Scudetto e i vincitori della Coppa Italia, che coincidevano, in realtà, nella Juventus. Così ad affrontare proprio i bianconeri, è stato il Milan, giunto come secondo finalista in Coppa Italia.

Come consuetudine, da alcuni anni a questa parte, la Supercoppa viene disputata in un paese straniero. Quest’anno è toccato alla città di Jeddah, in Arabia Saudita, come nel passato è toccato al Giappone o alla Cina o ad altre città del mondo arabo. Quanto alla competizione, la vittoria è andata alla Juventus, grazie a un goal del solito Cristiano Ronaldo. Non sono mancate le polemiche e tutto ciò che una “finale” si porta dietro. Ma non è su questo che vogliamo focalizzarci. Piuttosto ci interessa quanto successo prima della Supercoppa e quanto “non” sia successo dopo.

Tutti a Jeddah (o quasi)

Allora torniamo indietro di un mese, quando sono cominciate le vendite dei biglietti. Sono in molti a far notare che nel sito dove acquistare il biglietto, c’è una nota particolare.Le donne potranno accedere allo stadio solo comprando i tagliandi per la Tribuna Family”, ciò equivale a dire che le donne, da sole, allo stadio King Abdullah di Jeddah, non sono benvenute. Questo accade quando i soldi e il business vanno a scontrarsi con le diverse culture che popolano il mondo.

Sappiamo bene infatti che essere donna nei paesi arabi non è facile, perché quelle che per noi sono cose normalissime, in molti paesi spesso appaiono ancora come sogni. Molti diritti acquisiti dalla donne nel mondo occidentale sono infatti ancora lontani per le donne arabe. In queste culture infatti, la donna è ancora considerata come un qualcosa da nascondere, da tenere lontano da determinati ambienti, che deve solo occuparsi della casa e dei figli. Già non molto tempo fa avevamo toccato la questione “donne e stadi”, solo che allora si trattava di una frangia di pseudo-tifosi e adesso lo si trova scritto sul sito di una manifestazione.

Supercoppa a Jeddah: "tragedia" all’italiana
Fonte: giornalettismo.it

Tanto rumore per nulla

Prontamente sui social parte la battaglia a chi si indigna di più. In molti scrivono di boicottare la partita, sia non andando allo stadio e sia non guardandola in tv. In molti chiamano in causa l’iniziativa contro la violenza sulle donne di qualche mese fa, quando i calciatori si dipinsero un segno rosso sul viso. “Non serve partecipare a quelle iniziative se poi per soldi andate a giocare in stadi in cui le donne non possono entrare” scrivono. Si invitano persino i giocatori a non scendere in campo. Una delle risposte arriva direttamente da Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus: “A noi è  stato detto di andare giocare lì e lo faremo!”. Nel frattempo la Lega Serie A è costretta a correre ai ripari, riuscendo a strappare all’organizzatore di far sedere le donne in qualsiasi parte dello stadio.

E siamo già al dopo, cioè, a quella nota sul sito, a parte le solite lamentele social, nulla ha fatto seguito. Il fatto che la Lega abbia ottenuto quel risultato, non dovrebbe farci gioire… Dovrebbe essere la norma! La dichiarazione di Allegri sembra invece far trasparire quanto una società sia sottomessa al business. La finale era infatti già certa due anni prima, poiché frutto di un accordo fra la Lega Serie A e la federcalcio araba, in cui tutto era già stato fissato. Possibile che nessuno sapesse di quel particolare? Possibile che siamo tutti bravi a lamentarci sui social e meno a prender posizione nella realtà?

“Cogli l’attimo”

Con questa Supercoppa si poteva avere l’occasione, clamorosamente schivata, di creare un grande precedente. Il messaggio doveva essere soprattutto per quelle donne che vorrebbero andare allo stadio, ma non possono. Per quelle donne che vogliono divertirsi, anche da sole, ma che vedono questo divertimento come un miraggio. Tutto e tutti sottomessi agli sponsor e al dio denaro, che sembrano governare il mondo.

Si, perché le parole da sole non bastano a cambiare le cose.. E neanche dipingersi segni rossi sul volto.

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