Dall’esperienza dei “vecchi” alla follia dei piccoli

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Dall’esperienza dei
Fonte: mediagol.it

Se “L’Italia è un paese per vecchi”, anche il calcio non sfugge. I calciatori affidabili sono ormai in pensione e chi è rimasto non fa rimpiangere la vecchia guardia. Ma tra i giovani anche piacevoli sorprese!

Segnare per dieci partite consecutive? Roba da “grandi”!

Partiamo dall’ultima giornata di campionato, in cui i “vecchi” giocatori che si fanno notare non sono proprio due calciatori qualunque. Il primo è Fabio Quagliarella, bandiera del calcio italiano. Esplode all’Udinese, poi passa al suo Napoli e da qui alla Juventus, passando anche per la sponda granata di Torino.

Dall’esperienza dei "vecchi" alla follia dei piccoli
Fonte: Wikipedia

Di lui sono memorabili le “non esultanze”, visto che non esulta mai dopo aver segnato ad una squadra per cui ha giocato, tanto da venire preso in giro per questo. Dato ormai per finito, dal 2016 è a Genova, sponda Samp dov’è capitano.

Ebbene, il caro Quagliarella si sta dimostrando migliore di molti calciatori più giovani. È lui a trascinare la sua squadra, non solo come capitano, ma soprattutto a suon di gol! Ha infatti stabilito il record di andare a segno per dieci partite consecutive, mettendo nel mirino Gabriel Batistuta, uno che però il record lo stabilì negli “anni belli”. Fabio (che a fine gennaio compirà 36 anni) sembra proprio esser ancora uno di quelli da temere, uno che può cambiare la partita in qualsiasi momento.

Parare un rigore a Ronaldo? Solo a 40 anni!

E poi, andiamo all’episodio forse più esaltante dell’ultima giornata di Serie A: Cristiano Ronaldo sbaglia un rigore! In realtà, più che colpa sua, il merito è di chi Ronaldo si è trovato davanti: Stefano Sorrentino. Lui che compirà quarant’anni a breve, non poteva festeggiare in modo migliore.

In forza al Chievo da molto tempo, con una piccola parentesi a Palermo, sempre affidabile tra i pali. Anche se il Chievo partiva già da sconfitto contro la Juve e anche se poi ha effettivamente perso, la parata di Sorrentino su Ronaldo vale oro. “Ho subito messo da parte maglietta, pantaloncini e guantoni” ha detto nel dopopartita. “Non capita tutti i giorni di parare un rigore a Ronaldo!”. Per una volta, colui che prepara ogni partita in modo maniacale, si è trovato davanti uno più maniacale di lui. “Studio sempre i rigoristi della squadra che affronterò e poi decido la strategia col preparatore. Ronaldo ha fatto un bel tiro, ma non irraggiungibile” ha detto ai microfoni.

E i giovani?

Che dire, due quarantenni che portano alto il nome del calcio italiano. Tanto che, almeno nel caso di Quagliarella, c’è chi propone la convocazione in Nazionale. E a questo punto ci chiediamo: ma i giovani, dove sono? Beh, non è che non ci siano, semplicemente, in un “paese per vecchi” sono in minoranza. Ma comunque possiamo fare dei nomi, giusto per farvi notare che quando ad un giovane si dà fiducia, questa può venire ampiamente ripagata.

Partiamo da Nicolò Zaniolo, giunto a Roma quest’estate come contropartita nell’affare Nainggolan. Arrivato da perfetto sconosciuto, come il “ragazzino” di turno, che prima o poi verrà girato a qualcuno. E invece no. Nicolò stupisce tutti: dal suo esordio in Champions contro il Real Madrid, ha solo regalato ottime giocate e pure bei gol! Insomma, non uno qualunque. C’è addirittura chi dice che alla Pinetina si stiano mangiando le mani.

Dall’esperienza dei "vecchi" alla follia dei piccoli
Fonte: calciomercato24.it

Abbiamo poi il baby fenomeno della Juventus, Moise Kean, che ha già tre record dalla sua: primo classe 2000 (avete letto bene!) ad esordire in Champions e in Serie e primo 2000 ad essere convocato in Nazionale. L’anno scorso in prestito all’Hellas Verona e da quest’anno promosso stabilmente in prima squadra. Anche lui si fa notare per velocità e ricerca del gol, l’ultimo che ha segnato è valso alla Juventus il passaggio del turno in Coppa Italia contro il Bologna.

E che dire di Patrick Cutrone del Milan! Pensare che fino a prima della tournée estiva dello scorso anno non rientrava nemmeno nei piani della società, che voleva girarlo in prestito al Crotone. Si fa notare proprio negli States e da quel momento in poi è quasi sempre titolare in prima squadra! È caparbio nel cercare il gol, che trova quasi sempre, e forse non è un caso che, seppur giovane, il Milan si affidi spesso a lui per risolvere le partite.

Insomma, in questo “paese per vecchi”, anziché rimpiangere le vecchie glorie, che ancora regalano spettacolo, potremmo forse pensare di far crescere qualche giovane in più. Certo, questi ragazzi non sono venuti fuori dal nulla, hanno sempre avuto un punto di riferimento, che magari era lo stesso Quagliarella o Sorrentino. Quindi teniamoci cari i nostri “vecchietti” in Serie A, saranno la spinta per altrettante nuove scintille del nostro calcio.

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