Caso Icardi: “Oh capitano, mio capitano, dove sei finito?”

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Caso Icardi: “Oh capitano, mio capitano, dove sei finito?”
Fonte: it.eurosport.com

Il calcio italiano attraverso il “Caso Icardi”, da capitano dell’Inter a caso mediatico. Parte da qui il nostro focus sportivo settimanale.

“Mauro Icardi non è più il capitano dell’Inter, la fascia passa a Samir Handanovic”. Comincia così il cammino dell’Inter in Europa League. Poche righe che fanno presagire molto di più rispetto alle “scaramucce” andate in onda ultimamente fra l’ormai ex-capitano e la società. Le voci di una crisi continuano a susseguirsi e trovano una specie di conferma sia nelle convocazioni per la trasferta di Vienna, sia nella conferenza stampa di Spalletti di qualche minuto dopo. “Mauro era convocato” dice “È lui che non è voluto venire”.

Il “Caso Icardi”

Che i due fossero ai ferri corti, lo si era già visto durante la partita di qualche domenica fa quando, pur incontrandosi, i due si ignorano palesemente. Icardi si presenta comunque alla Pinetina ad allenarsi e attraverso Instagram fa sapere di essere più o meno infortunato. Anche se, ancora tramite Instagram, non fa mancare frecciatine. La tifoseria nerazzurra si spacca in due, tra chi lo difende e chi no. Soprattutto, c’è un nutrito gruppo di tifosi che imputa la vera colpa della crisi a Wanda Nara, la moglie-agente di Icardi. La Nara infatti, non è nuova a dichiarazioni al limite del rispettoso verso l’Inter, rea, secondo lei, di non trattare Mauro come merita. Ed ora che dovrebbe rinnovare il contratto, la storia si ripete.

Un capitano, Icardi, che però non sempre si è dimostrato all’altezza di quella fascia, soprattutto nei momenti no della squadra. Il primo a festeggiare quando l’Inter vince, come pure il primo a scomparire quando perde. Quello che invece di cercare il dialogo con la tifoseria la sfida, lasciandosi andare a gesti poco piacevoli. Insomma uno che a parole dice “Io sono il capitano dell’Inter”, ma nei gesti non lo è poi davvero.

Chi è il capitano?

La figura del capitano, nel calcio, è particolare. Partiamo dall’inizio: non può esserlo chiunque. La fascia ha un certo peso e c’è differenza tra prendersela o farsela dare. Questo ruolo dà potere all’interno dello spogliatoio, potere di cui non bisognerebbe abusare. Proprio a questo fanno pensare alcune dichiarazioni della Nara, quando dice “A Mauro basta un gesto per decidere chi rimane in squadra o chi va via!”. Chi c’era prima di Icardi, Zanetti, uno che davvero con un gesto poteva intimidire un compagno, non si è mai lasciato andare a gesti o espressioni del genere. Era un leader si, ma silente, ascoltato dai compagni, uno che non aveva bisogno di proclami o di rolex per farsi notare.

E questo per quanto concerne il mondo nerazzurro, perché di capitani con la C maiuscola, in Italia ne abbiamo visti tanti. Partendo da Del Piero, che ha saputo farsi da parte quando la società gli ha fatto capire che non rientrava più nei suoi piani. Nonostante ciò, anche se non sempre presente in campo, era lui che i compagni riconoscevano come autorità. E che dire di “Er Capitano”, sponda giallorossa di Roma. Ne avrà sicuramente combinate parecchie, ma il suo ruolo lo ha saputo ricoprire sempre bene, fino a qualche anno fa, quando anche a lui fu detto di mettersi da parte.

Caso Icardi: “Oh capitano, mio capitano, dove sei finito?”
Fonte: tasportpress.it

E continuando a guardare agli anni passati, eccoci arrivati a Paolo Maldini. Mai una parola fuori posto, sempre calmo, ma deciso nel farsi sentire coi compagni. Ecco che di fronte a simili nomi, quello di Mauro Icardi fa in qualche modo riflettere. Non si discute la sua bravura sotto porta, ma una cosa è essere goleador, un’altra diventare “Capitano”, con l’immaginario che questo termine porta con sé.

Qual è la differenza?

Forse la differenza fra Icardi e i giocatori citati è che in quest’ultimo caso abbiamo dato spazio a una carrellata di “bandiere”, gente che ha dato anima e corpo per la squadra che rappresentava. Tralasciando Totti e Maldini, i cui destini erano legati a Roma e Milan da quando erano bambini, gli altri hanno lottato per quei colori come se fossero parte del loro DNA.

E pensare che Icardi stesso voleva essere una bandiera dell’Inter! E allora, ci si chiede, perché certe esternazioni?

“Quest’estate Mauro è stato cercato da molte squadre. Lo avrebbero pagato tutte di più di quanto guadagna adesso, ma lui vuole solo l’Inter!”. Sempre parole di Wanda Nara, che suonano quasi come un: “O lo pagate adeguatamente o lui se ne va!”.

Insomma, mentre la questione Icardi rimane ancora aperta, quello che torna centrale nel dibattito calcistico è il ruolo del Capitano. Un ruolo che va saputo interpretare, del quale bisogna dimostrarsi all’altezza, più che con le parole, attraverso i fatti. Un ruolo pesante, non facile, quello di rappresentare tutte le anime dello spogliatoio e cercare di farle andare d’accordo. Capitano, come quello di una nave, che è chiamato a governare non solo quando il mare è tranquillo, ma a tracciare la rotta soprattutto quando fuori c’è una tempesta. L’ultimo ad abbandonarla quando le cose vanno male.

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