Elezioni europee: cittadinanza attiva, un valore da non perdere

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Elezioni europee 2019: cittadinanza attiva, un valore da non perdere

Sono sempre di più gli europei che rinunciano alla cittadinanza attiva. Cosa succederà il 26 maggio, quando saremo chiamati a scegliere i nuovi rappresentanti del Parlamento Europeo?

I dati pubblicati sul sito del Parlamento Europeo in merito all’affluenza alle urne dalle prime elezioni del 1979 a quelle del 2014 sono evidenti, infatti, la partecipazione è diminuita quasi del 20% attestandosi al 42%: più della metà degli aventi diritto non si è espressa. Una causa di questo calo può essere individuata nel massiccio ingresso nell’Unione di Stati non perfettamente integrati e già caratterizzati da uno strisciante scetticismo verso le politiche comunitarie. Esempio di questo sono Croazia, Slovenia, Polonia, Ungheria e Slovacchia che, rispettivamente, nel 2014 hanno riscontrato le seguenti quote di partecipazione: 25.24%, 24.55%, 23.83%, 28.97% e 13.05%.

Nonostante sia uno dei Paesi fondatori, anche l’Italia segue questo trend (seppur in modo meno accentuato). Nonostante l’affluenza dal 1979 ad oggi sia diminuita di circa il 28%, il nostro Paese si attesta comunque oltre la media europea con il 57,22%.

L’astensionismo, una malattia contagiosa

Dalla proclamazione della Repubblica del 1946, l’Italia si è distinta per l’elevato tasso di partecipazione attiva alle elezioni, raggiungendo il picco massimo nell’intervallo di anni 1953-1976 raggiungendo il 93% di votanti. Analizzando i dati dagli anni ’70 ad oggi, si può riscontrare però una pericolosa e preoccupante controtendenza: la partecipazione attiva è calata costantemente perdendo circa il 20% degli elettori. È interessante notare come nell’arco di diciotto anni, dal 1976 al 1994, l’affluenza sia diminuita del 10%, mentre la stessa percentuale è stata persa in meno di dieci anni tra il 2006 e il 2013, toccando la quota del 72%.

Quali numeri dobbiamo attenderci nei prossimi anni se la tendenza non dovesse modificarsi? Stando ai dati sopra descritti la situazione potrebbe peggiorare, non solo invogliando gli aventi diritto di voto nella fascia d’età superiore ai 30 anni ad astenersi, ma influenzando una nuova generazione di giovani che non si sentiranno coinvolti nel processo decisionale e che di conseguenza non se ne interesseranno. Ma la partecipazione e la cittadinanza attiva non funzionano a senso unico: non sono i soli cittadini a dover partecipare attivamente, sono anche i partiti e organizzazioni a doverli coinvolgere nei loro progetti.

Cittadinanza attiva e futuro

Il voto e le scelte di tutti hanno un peso e un’importanza fondamentale nella costituzione di correnti politiche e della loro esecuzione. I cittadini non sono meri soggetti passivi di un sistema che talvolta è di difficile comprensione. Il sistema Stato è formato da consociati che attraverso la consapevolezza delle loro scelte e la loro interazione con i vertici del potere, possono condizionare e modellare le politiche da esso attuate.

Essere parte integrante della vita di uno stato non significa soltanto viverci e conoscere i fatti avvenuti al suo interno, ma significa, e forse soprattutto, vivere attivamente ed interagire con le politiche da esso messe in atto. I partiti politici e le elezioni sono i principali veicoli attraverso cui si è cristallizzato il modello di controllo e di gestione democratica della vita sociale. La cittadinanza attiva significa proprio questo: vivere attivamente gli aspetti politici, sociali e culturali dello stato di appartenenza nel rispetto delle leggi e garantendo la loro attuazione. Il diritto pubblico italiano parla di diritti e doveri del cittadino; il diritto di voto (precedentemente inteso come dovere civico) è la forma più elevata di partecipazione di cui sono dotati i cittadini per far sentire la loro voce.

Il continente europeo, come l’Italia stessa, sta vivendo un veloce invecchiamento della popolazione. Secondo i dati Istat e dell’Eurostat, nascono sempre meno bambini e le persone con età maggiore ai sessanta anni aumentano.

Prospettive e speranze

Quello che potrebbe, tuttavia, fare la differenza alle prossime elezioni è la partecipazione degli aventi diritto più giovani, che sono nati e cresciuti sotto l’egida dell’Unione Europea, che hanno goduto non solo della libera circolazione ma anche delle opportunità messe a disposizione dalla stessa come il programma di internazionalizzazione Erasmus+ ed Erasmus Traineeship al quale, nel 2018, 38.000 studenti italiani hanno preso parte. L’attuale generazione di giovani studenti e lavoratori può usufruire infatti di facilitazioni che solo cinquanta anni fa non erano immaginabili.

I giovani di oggi saranno la classe dirigente di domani, il loro coinvolgimento, interesse e partecipazione è fondamentale e una maggiore informazione porterà maggiori benefici ai cittadini. Tutto questo è frutto di una semplice e consapevole (ma spesso sottovalutata) X sulla cartella elettorale.

di Francesco Mazzella

Elezioni europee 2019: cittadinanza attiva, un valore da non perdere

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