Serie A: ancora casi di discriminazione e razzismo

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Serie A: ancora casi di discriminazione e razzismo

Torniamo purtroppo a parlare di razzismo. Mentre infatti in Senato si discute la commissione antirazzista proposta da Liliana Segre, due incontri di Serie A vengono interrotti per cori razzisti.

Episodi da brivido

Gli episodi di razzismo sono ben due durante l’ultima giornata di Seria A. Il primo si verifica durante Roma-Napoli, quando dalla Sud giungono i soliti cori discriminatori “Oh Vesuvio lavali col fuoco!”. L’arbitro Rocchi sospende la partita, ma i cori non accennano a smettere. Deve intervenire il capitano giallorosso, Edin Dzeko, per calmare i suoi “tifosi”. La Sud tace, la partita riprende, la Roma vince e quando l’arbitro fischia la fine, i cori tornano. Eh si, tanto oramai non potranno sospendere più la partita, si può fare, qualcuno avrà pensato. E invece, fortunatamente, no. La Roma sarà costretta a pagare 35.000 euro di multa, senza altre conseguenze; si distingue Dzeko invece, per aver chiesto ai propri tifosi di smetterla, incitandoli ad applaudire.

L’altro episodio giunge da Verona, dove il Brescia è ospite dell’Hellas. Ad avere il pallone è Mario Balotelli, tornato al Brescia. Al suo indirizzo partono i soliti ululati e i versi scimmieschi, chiaramente sentiti da tutti i calciatori in campo e anche dall’arbitro, ma la partita viene sospesa solo dopo che Balotelli scaglia il pallone contro la curva del Verona, arrabbiatissimo. Sui social monta subito la polemica, con il Brescia e Balotelli che si dicono scandalizzati da quanto successo e condannano il gesto, la tifoseria e anche la società Verona, rea di mostrare indifferenza verso l’accaduto. E

ancora, molti sui social, precisano che “Balotelli viene insultato perché persona da poco, mica perché è nero”. “Anche nell’Hellas abbiamo un nero, che è stato applaudito da tutto lo stadio dopo che ha segnato”. “Si sta montando ad arte un caso Verona, che non esiste”. Ci teniamo a fare notare che alcune delle dichiarazioni riportate arrivano da personalità molto in vista in politica. Ma la cosa più paurosa resta davvero l’indifferenza mostrata dai più. Il giudice sportivo è invece più severo in questo caso, visto che oltre alla multa, verrà chiuso il settore da dove suddetti cori provenivano.

Ciò che succede attorno a questi episodi

Forse non dovrebbe stupirci che la Commissione contro ogni forma d’odio, razzismo e antisemitismo voluta da Liliana Segre non sia passata all’unanimità in parlamento. Ci sono state addirittura delle prese in giro nei confronti della Segre stessa all’interno del caos scatenatosi dopo l’episodio Balotelli. Eppure forse la senatrice Segre, una che ha vissuto le atrocità della Seconda Guerra mondiale e del nazifascismo, sta solo tentando di tenere certi sentimenti lontani dalle persone..

Ma torniamo al calcio.

Contro il razzismo. In quanti si schierano?

Torniamo al fatto che nessuno, o quasi, abbia mai preso davvero posizioni, a parte i diretti interessati. L’unico presidente di Serie A ad essersi espresso in merito è Rocco Commisso, della Fiorentina, il giorno in cui ne divenne ufficialmente presidente. “Quando sono arrivato, i tifosi mi hanno accolto con una sciarpa con sopra scritto “Juve merda” e intonavano cori contro l’Heysel, Scirea e contro i napoletani” dice scioccato durante un’intervista. Peccato che Commisso sia sì americano, ma di origini calabresi. “Io sono calabrese, Joe (suo collaboratore) è siciliano e Montella è napoletano. Se fate cori contro i meridionali, insultate la Fiorentina stessa! E vi dico che io, tifosi così, non ne voglio!” dice fermamente.

Serie A: ancora casi di discriminazione e razzismo

Serve una Lady di Ferro anche a noi?

Sono in tanti, pure troppi, a parlare e a prendere posizione, alcuni persino strumentalizzando l’accaduto per i propri scopi, ma di provvedimenti seri, nemmeno l’ombra. Sì, perché le pene sopra citate vengono tutte utilizzate da molti anni ma non hanno mai sortito l’effetto voluto, anzi, gli episodi di razzismo e discriminazione territoriale sono solo aumentati.

Le pene da comminare a persone capaci di dare vita a episodi simili così come a chi li difende, soprattutto se è una società, dovrebbero essere esemplari. Margaret Thatcher fu durissima durante l’epoca Hooligans: le squadre inglesi non potevano accedere più alle coppe europee e chiunque si macchiasse di comportamenti violenti veniva arrestato senza nessun tipo di sconto. Adesso, l’Inghilterra non si è forse sbarazzata completamente delle frange violente del tifo, ma le ha ridotte in minoranza e soprattutto rese impotenti. Al contrario, da noi gli ultras si sentono legittimati a considerare lo stadio come il proprio campo di battaglia, facendo letteralmente quello che vogliono, anche se c’è chi si ostina a dire che non è così. Ce lo dimostrano anche gli ultimi fatti.

“Carpe Diem” diceva Orazio nell’antica Roma, cioè “Cogli l’attimo”. In Italia questo dovremmo fare, cogliere l’occasione e affrontare il problema una volta per tutte e non rifugiarci nell’indifferenza, come purtroppo siamo fin troppo abili a fare. Schieriamoci. Contro ogni forma d’odio, razzismo e discriminazione.

 

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